Albergo Regina
A Milano, a due passi dal Duomo veniva frequentato dai fascisti

Quell’Albergo Regina: qui SS e Gestapo torturavano i partigiani
Il quartiere generale nazista rimase in funzione dal settembre del ’43 fino al 30 aprile del ’45, data dell’arrivo delle truppe alleate – Vi fu tenuto prigioniero anche Ferruccio Parri 
Non esiste più da tempo, ma allora l' elegante e spazioso albergo Regina & Metropoli si trovava nel pieno centro di Milano, a pochi passi da piazza Duomo, in un palazzo signorile con un ingresso in via Santa Margherita 6 e un altro sul retro in via Silvio Pellico 7. Oggi al posto dell’albergo vi sono gli uffici di alcune società finanziarie. Più o meno con queste parole lo storico Luigi Borgomaneri1 ci presenta il luogo. Requisito e circondato da barriere di filo spinato, casematte in cemento armato e illuminato di notte da potenti cellule fotoelettriche, è l’immagine che ci restituisce lo scrittore Elio Vittorini nel suo Uomini e no.

Dal 13 settembre 1943 fino alla Liberazione di Milano, e fino al 30 aprile 1945, data dell’arrivo delle truppe alleate, all’Albergo Regina ebbero sede il comando delle SS e il quartier generale della Gestapo a Milano. Ne era a capo il capitano Theodore Saewecke, collega del colonnello Rauff, l’inventore dei camion della morte, capo del supercomando interregionale della “polizia e servizio di sicurezza”, la cosiddetta Sipo-Sd, che comprendeva Piemonte, Liguria e Lombardia. Saewecke e Rauff si servivano del cosiddetto macellaio Gradsack, e lì ‘lavoravano’ i sanguinari Otto Kock, sottufficiale Gestapo, e Franz Staltmayer, detto “la belva”, armato di nerbo e cane lupo. Un albergo che fu trasformato, come molti altri, in centro di sequestro, interrogatorio e tortura per partigiani, ebrei, antifascisti e anche semplici sospettati. Verso la fine del 1944 divennero assai stretti i rapporti della Muti col comando SS dell'albergo Regina. All’Albergo Regina fu recluso, tra gli altri, Ferruccio Parri, e un assalto per la sua liberazione, risoltosi infruttuosamente, fu tentato da alcuni partigiani guidati da Edgardo Sogno, che vennero però catturati dalle SS.
Il 29 aprile 1945 i carri armati americani entrano a Milano. Le SS sono ancora trincerate all'Albergo Regina, intenzionate a cedere le armi solo se garantite dalla presenza delle truppe alleate. La versione ufficiale della Resistenza sarà che, avendo già il controllo della città e nell'intento di evitare un ulteriore spargimento di sangue partigiano e distruzioni agli edifici, il Comando generale del CVL ordinò di non attaccare l’albergo che venne soltanto circondato.

Il maresciallo Graziani intanto era stato arrestato il 26 aprile a Cernobbio, insieme ai generali Bonomi (aviazione) e Sorrentino (esercito), dal capitano statunitense dell’OSS Emil Q. Daddario che lo aveva trovato rifugiato al quartier generale delle SS del generale nazista Karl Wolff. I rapporti tra tedeschi e americani erano in quel tempo buoni, tant’è che il 27 aprile, giunto a Milano, Daddario condusse Graziani all’albergo Regina ancora occupato dal comando della Sicherheitspolizei-SD. Lì entrambi pernottarono tranquillamente. Poi Graziani fu trasferito al Grand Hotel et de Milan. E fu il capitano americano Daddario a svolgere, sempre all’albergo Regina, le trattative della resa con il colonnello Walter Rauff che, in cambio della parte da lui svolta nelle trattative segrete da tempo avviate con gli alleati, ottenne l'incolumità per sé e per i suoi. E il 30 aprile, dopo diciannove mesi e diciassette giorni di occupazione spietata, protette da mezzi corazzati statunitensi, e sotto le armi puntate dei partigiani, la Wehrmacht e le SS della Sicherheitspolizei-SD (e della Gestapo) abbandonarono l’albergo Regina. Una folla minacciosa tentò di assalirli, e gli americani spararono alcune raffiche di mitra in aria per “calmare gli animi”. Di quel giorno, e della fine dell'Aussenkommando Mailand, rimangono una serie di fotografie, e le riprese filmate dai cineoperatori della V armata statunitense e da un partigiano al seguito delle brigate di Moscatelli.

Il colonnello Rauff, responsabile dello sterminio di 90.000 ebrei, evaderà dal campo di concentramento di Rimini e morirà in Cile nel 1984; il capitano Theo Saevecke, se la cavò e divenne addirittura funzionario di alto livello della polizia della Germania Federale e agente segreto degli Usa. Condannato in contumacia all’ergastolo per l'omicidio dei 15 partigiani fucilati in piazzale Loreto il 10 agosto1944, non ha mai scontato neanche un giorno di carcere. Morirà in Germania nel 2000.
Non esiste nemmeno una lapide che ricordi cosa avvenne in quelle stanze d’albergo. Una petizione firmata da più di 1770 cittadini è stata presentata il 15 dicembre 2008 al Presidente del Consiglio Comunale di Milano perché la memoria di quel luogo venga tutelata. La raccolta delle adesioni è ancora in corso.

(G.M.C.)