lettera ai compagni – Mensile della FIAP – Giugno 1994 – Anno XXVI, N. 2 – pp. 55-56

Roberto Zané il più giovane partigiano d’Italia
di ALDO ANIASI

Un altro compagno ci ha lasciato. È il triste destino di una generazione di reduci che assiste alla scomparsa di amici con i quali si sono condivisi ideali, sacrifici e tante battaglie.
Ma qualche volta il dolore è ancora più grande perché ci lascia un compagno che avevamo sempre considerato, nonostante i decenni passati, un giovinetto.
Roberto Zanè raggiunse infatti i suoi fratelli Fortunato (“Farfallino”) e Giuseppe (“Peppino”) sui monti del Verbano e del Cusio quando era poco più che un bambino.
Aveva 12 anni ed io - comandante della Divisione alla quale apparteneva il distaccamento dove si era presentato - avevo espresso parere negativo. Non giudicavo opportuno che un adolescente partecipasse ad una lotta in una zona dove la guerriglia era spietata.
Non ci fu verso di allontanarlo: cacciandolo a viva forza lo avremmo messo in ancora maggior pericolo. Ci rendemmo subito conto del suo coraggio, meglio della sua temerarietà. Per breve tempo fa l’informatore, la staffetta, ma subito dopo volle partecipare ai combattimenti: essere un partigiano a tutti gli effetti.
Il suo era un coraggio che nasceva non dall’incoscienza, ma dalla consapevolezza che si stava combattendo una lotta contro nemici feroci, contro la criminalità dei nazisti e dei fascisti.
Roberto aveva respirato gli ideali di amore per la libertà, di odio per la violenza, sin dal giorno che era nato. Una famiglia antifascista, la sua, residente sul lago Maggiore, ad Arona: il padre perseguitato dai fascisti, costretto ad espatriare; il fratello “Farfallino” comandante di una squadra gloriosa, “la volante azzurra” della II Divisione Garibaldi-Redi che operava nel Cusio, nel Verbano e nelle Valli Ossolane, punta di diamante di tutte le formazioni partigiane della zona, fiore all’occhiello della II Divisione Redi così come la “Volante Rossa” lo era per la l Divisione che operava in Valsesia.
Farfallino aveva raccontato a Roberto spietati episodi della violenza nazifascista, come quando all’inizio della lotta di liberazione aveva assistito impotente, sul Mottarone, alla fucilazione di una ragazza considerata informatrice dei partigiani. E un altro tragico spettacolo sul Lago Maggiore: i pescatori nelle reti raccoglievano cadaveri di ebrei assassinati dai nazisti.
Il coraggio di Roberto è pari a quello di Farfallino che purtroppo ci ha lasciato già da parecchi anni.
La Volante Azzurra si spostava di continuo, attaccava, fuggiva, conduceva imboscate, partecipava a scontri: fu allora che fu coniato lo slogan “mordi e fuggi”.
Una guerriglia di movimento, dal Mottarone alle colline sulla riva destra del lago d’Orta e poi su nelle valli dell’Ossola.
L’estremo saluto a Roberto gli è stato dato da compagni che sono accorsi da lontano, stretti attorno a Peppino, il terzo fratello che combatteva nella Brigata Rocco della stessa divisione. Una brigata valorosa comandata da Andrea Cascella, il compagno scultore famoso che ci ha lasciato lo scorso anno.
Alcuni compagni non si incontravano da anni. Dalla Lombardia, dal Piemonte, persino da regioni lontane come dall’Emilia, dalla Toscana e dal Lazio sono venuti per dire il loro affetto, il loro addio a Roberto, al più giovane partigiano d’Italia.
E con i partigiani c’erano anche molti “vigilanti” che non hanno dimenticato il lavoro che i fratelli Zané hanno compiuto a Liberazione avvenuta e che poi hanno continuato negli anni.
Al termine della guerra le città vivevano in clima di violenza, di criminalità diffusa.
Erano le code di quegli orrori che avevano insanguinato il paese. I cittadini chiedevano sicurezza; sicurezza per le persone, per le proprietà. Le istituzioni non erano in grado di garantire né l’incolumità delle persone, né dei loro averi. 
I fratelli Zané, con l’intraprendenza e l’esperienza che li aveva distinti nella guerra partigiana, si diedero ad organizzare quelli che oggi chiamiamo i vigilanti, cioè le guardie giurate che allora erano un gruppo di scalcinati metronotte così definiti perché il loro lavoro si svolgeva solo nella notte. Sorsero gli istituti di Vigilanza, gradualmente organizzati e sviluppatisi per assolvere compiti complessi.
Ad essi i fratelli Zané hanno dedicato intelligenza, impegno, capacità organizzativa.
Un esempio partito da Milano, diffuso in tutta Italia, nelle grandi e piccole città e nelle diverse province. Ora sono un esercito di decine di migliaia le guardie giurate al servizio di istituti che vigilano sulla nostra sicurezza integrando le forze di polizia con le quali collaborano strettamente.
Ma in modo particolare voglio ricordare i miei colloqui con i fratelli Zané e con i loro collaboratori.
Essi chiedevano non vantaggi immediati, ma una più aggiornata legislazione per i loro uomini, per l’attività che essi svolgevano. Una legislazione per una migliore tutela dei lavoratori, per una migliore formazione, per un permanente aggiornamento. Una legge, insomma, che garantisse correttezza di comportamenti e trasparenza degli istituti, della loro attività dei loro bilanci.
Lo scopo - mi dicevano - è quello di meglio tutelare i lavoratori ed i cittadini.
L’addio a Roberto è stato manifestata con l’affetto di noi compagni partigiani, con la riconoscenza dei vigilanti presenti, con tanti cittadini che lo conoscevano e gli volevano bene.
A Roberto, a Farfallino, abbiamo promesso che saremo vicini ai loro cari.
Saremo vicini anche al fratello Peppino al nipote Giampiero tuttora impegnati nell’attività alla quale i loro cari hanno dato tanto del loro impegno.
Noi non li dimenticheremo.
Il loro ricordo, il loro esempio, ci impegneranno a lottare ancora per la Resistenza, perché nella memoria degli italiani i valori della Resistenza rimangano vivi per oggi e per il futuro.