SCRITTI SCELTI
a cura di Fiorella Imprenti e Roberta Cairoli


Descrizione 

“Lettera ai compagni” venne fondata nel 1969 e nel primo Comitato di redazione, oltre a Ferruccio Parri, che fu animatore dell’iniziativa, sedevano Gaetano Arfé, Simone Gatto, Lamberto Mercuri e Leo Valiani, ai quali si aggiunsero dopo poco tempo Enzo Enriques Agnoletti, Tristano Codignola, Sandro Galante Garrone e Piero Caleffi:  «Come potete comprendere – dichiarò la redazione nel primo numero – lo scopo della “Lettera” è quello di creare un punto di incontro e di collegamento tra vecchi compagni accomunati da una fede nella libertà e giovani o meno giovani che in essa credono. È nostra intenzione dedicare ai problemi più vivi della società nella quale viviamo, la nostra attenzione vigile e consapevole. Molti purtroppo sono i mali che affliggono la democrazia italiana e troppi sono gli adempimenti costituzionali disattesi dai governi succedutisi negli ultimi vent’anni. Questa nostra presenza vuole quindi essere uno sforzo modesto, un contributo attivo, che noi vogliamo dare alle soluzioni che riteniamo più idonee per il rafforzamento dell’attuale regime democratico, logica proiezione e conseguenza dell’impegno e del sacrificio di chi ha lottato per la liberazione del nostro Paese».
La “Lettera” uscì ininterrottamente per oltre un decennio, riportando in copertina la scritta Giustizia e Libertà. Una breve discontinuità nel 1974 portò a un rilancio l’anno successivo, sotto la direzione di Bruno Vasari e con un comitato di redazione cui si aggiunse Norberto Bobbio. Le ragioni della “Lettera” venivano ribadite nella necessità di avere uno spazio di confronto tra posizioni diverse, legate dal richiamo all’antifascismo come strumento di analisi critica della contemporaneità:
«L’arco dei nostri associati comprende un orizzonte molto vasto con una sua sinistra tradizionale e nuova e con un centro molto articolato. La destra, Dio voglia, è assente. Sorgeranno pertanto discussioni tra di noi e noi accettiamo questa prospettiva considerandola feconda. Certamente il cemento che ci unisce al di là delle diverse opinioni, ragioni, dispute e polemiche è più forte e si chiama impegno passato, attuale e futuro di antifascismo».
Nel 1994 ne assunse la direzione Aldo Aniasi, allora presidente nazionale della FIAP, fino al 2005, quando gli subentrò Gino Morrone che ne fu il direttore fino al dicembre 2010, uscita dell’ultimo numero in forma cartacea della rivista.
La ricchezza di questa lunga storia non potrà essere restituita in una sola raccolta; piuttosto, il tentativo rappresentato da questa Antologia è quello di ripercorrere per temi alcune delle tappe dell’esperienza della “Lettera”, restituendone il contributo alla riflessione pubblica, alla memoria e allo sviluppo del dibattito sui temi caldi della democrazia, del contrasto al fascismo inteso in senso storico e metastorico e della difesa delle istituzioni libere e della carta costituzionale.
La pubblicazione che ne è risultata si presta ad essere utile materiale di lavoro e di approfondimento per ripercorrere fatti, idee ed esperienze attraverso le voci degli attori principali e dei comprimari, in un rispecchiamento continuo tra ieri e oggi, tra il momento in cui i fatti accaddero, quello in cui vennero raccontati e quello in cui si leggono.
Non si tratta quindi di un’opera esaustiva su temi per i quali esiste una storiografia consolidata, ma un repertorio di spunti di riflessione originale e stimolante. Il lungo arco cronologico che gli articoli coprono, dal 1969 al 2009, consente infatti di apprezzare proposte di analisi differenti su antifascismo e Resistenza, cogliendo i tratti di un dibattito politico e storiografico sviluppatosi nei decenni. Per farlo abbiamo individuato sette temi, che si sono tradotti in altrettanti capitoli dedicati alla storia della F.I.A.P., al dibattito sul significato dell’antifascismo e della resistenza, all'elaborazione e al sacrifico dei giovani che, prima e dopo il 1943, definirono l’assetto ideale e fattuale della resistenza, alla cronaca dei territori, alle esperienze al femminile, all'opzione europea come orizzonte di pace e di vita comune dopo le tragedie del nazifascismo e delle dittature novecentesche.
Nel primo capitolo, dopo una breve introduzione, il compito di ripercorrere la storia della F.I.A.P. viene lasciato in primo luogo alla penna di Ferruccio Parri. Tra gli altri protagonisti si è poi scelto di dare spazio a Renzo Biondo, il partigiano “Boscolo”, che per primo nel 1989, a quaranta anni di distanza, si incaricò di scrivere la storia di quel 9 gennaio 1949 in cui nacque la F.I.A.P. Ancora, tra gli altri, Max Salvadori (Massimo Salvadori Paleotti), antifascista di Giustizia e Libertà, che chiarì in particolare, tra le ragioni dell’uscita dall’ANPI, la necessità di prendere le distanze in modo netto dallo stalinismo.
Seguono i contributi di Enzo Enriques Agnoletti e di Leo Valiani, che aprono la strada al secondo capitolo in cui, più compiutamente, si apre il dibattito sul significato dell’antifascismo e sull’attualità della Resistenza.
L’iniziativa fu sempre di Ferruccio Parri, convinto di dover affrontare con onestà alcuni temi imprescindibili per restituire ai giovani un patrimonio ideale non viziato da intenti celebrativi: perché la Resistenza iniziò solo nel 1943, perché si disunì dopo il ’45 e perché nell’Italia repubblicana mancò ai suoi obiettivi di rinnovamento del Paese e dello Stato? A queste ed altre domande risposero da subito Vindice Cavallera, Nino Valeri, Giuseppe Cirillo, Boemi D’Arborea, Livio Pivano, Vittorio Pellizzi, Franco Catalano, Bruna Talluri, Mario Boneschi, Ennio Pacchioni e Gildo Fossati.
Poi, in un dibattito che segnò i quarant’anni di vita della rivista, si susseguirono testi utili a regalare strumenti di analisi, come il contributo di Italo Calvino nel 1971 che portava in rassegna ciò che la letteratura italiana aveva fino a quel momento prodotto sul tema resistenziale.
Ancora Pertini, che insistette sul concetto di secondo risorgimento, Luciano Bolis che nel 1989 chiamò a ragionare sulla categoria di guerra civile, Nicola Gallerano, che metteva in guardia dal pericolo di fare memoria solo sui mezzi di comunicazione di massa, Enrico Serra, che invitava a ragionare sulla Resistenza come minoranza, Leo Valiani che insistette invece sul significato di guerra patriottica. Infine lo sguardo attento a denunciare il revisionismo di destra, con i contributi di Aldo Aniasi, Aldo Giannuli e Saverio Ferrari.
Ecco allora la necessità di tornare alle origini, con uno sguardo che, sempre nell’ottica di ritrovare le connessioni ideali tra passato e presente, mettesse in evidenza il contributo dei giovani alla costruzione del pensiero antifascista e all’azione resistenziale. Erano giovani, nel momento della marcia su Roma, Sandro Pertini, Antonio Gramsci, i fratelli Rosselli, Ernesto Rossi, Carlo Levi, Enrico Terracini, Piero Gobetti, alcuni lo sarebbero rimasti per sempre, una generazione che si affacciava all’età adulta dovendo conciliare la costruzione del proprio futuro individuale e famigliare con la necessità di un impegno politico e morale che quel futuro minacciava. Altre giovani vite furono quelle che si ritrovarono ad insorgere nel 1943, che salirono sulle montagne, che difesero le città a partire dalle aule universitarie o dai licei, come nel caso della resistenza romana, in cui ebbe un ruolo significativo l’ARSI, l’Associazione Rivoluzionaria Studentesca Italiana. La Resistenza ebbe luoghi e momenti che accesero la penisola dal sud al nord e di questo si è cercato di dare ragione nel quarto capitolo, in cui si sono raccolti i contributi che sulla “Lettera” restituirono la dimensione territoriale della guerra di liberazione. In questo senso sono illuminanti le riflessioni di Gustavo Malan che evidenziò la dimensione regionale della Resistenza e il suo caratterizzarsi come esperienza di autogoverno anticipatoria rispetto agli sviluppi successivi:
«La Resistenza scoprì le Regioni. Come capita sovente era una riscoperta. La Resistenza si fece per Regioni, e i CLN furono governi regionali. La Resistenza si fece per zone, che molto sovente, il più sovente non coincidevano con le province ed erano più piccole. Si riscoprì un’Italia molto più vecchia e meritevole di un suo avvenire. La Resistenza era nazionale e locale e internazionale, e non si sentivano contraddizioni fondamentali. La Resistenza era composita, e non ogni resistente fu o ex-resistente deve sentirsi regionalista, ma la realtà regionale, l’istinto dell’autogoverno locale furono uno dei tratti dominanti della Resistenza.
L’attuazione delle Regioni, una certa attuazione democratica, aperta, l’attuazione dell’autogoverno anche a livelli geograficamente molto minori è, Costituzione o no, l’attuazione di importantissimi ideali liberatori della Resistenza. Poco importa se erano espliciti o no nei programmi di allora».
Tanti furono i fattori che influenzarono la nascita e lo sviluppo della Resistenza e tra questi, senza dubbio, la struttura e la conformazione territoriale determinano in molti casi la forma e la consistenza, la fluidità e la mobilità che assunse la lotta partigiana. Se territoriale fu la resistenza, non lo fu però meno la repressione ed è questo che emerge nel quinto capitolo del volume, in cui, sempre attraverso gli articoli di “Lettera ai compagni”, si prova a ripercorre da una parte il significato della violenza, come elemento costitutivo di ogni fascismo, dall’altra si cerca di restituire una “geografia delle uccisioni e delle stragi” compiute dalla forza d’occupazione tedesca. A partire dagli episodi nei quali sono morte più di 7 persone, sono stati infatti individuati in Italia oltre 400 casi di eccidi di civili e partigiani concentrati nel centro-nord della penisola. Toscana ed Emilia Romagna sono le regioni che hanno avuto il maggior numero di località teatro di eccidi, soprattutto in quei centri siti in prossimità della Linea Gotica. La seconda guerra mondiale e l’occupazione nazifascista si caratterizzarono come “guerra totale” e come “guerra ai civili”, rompendo ogni distanza tra gli armati e gli inermi, scoprendone da un lato gli aspetti di estrema disumanizzazione delle pratiche repressive, restituendo centralità dall’altro all’azione resistenziale e antifascista di tutta la popolazione.
Queste riflessioni ci hanno condotto ad indagare più nel dettaglio l’esperienza dell’antifascismo e della resistenza al femminile, tema sviluppato nel sesto capitolo. In un contesto di sovvertimento dei confini tra quotidiano ed eccezionale, tra pubblico e privato, quali sono state le esperienze vissute dalle donne? Come ha operato il rapporto tra i sessi? E ancora quale contributo la Resistenza ha dato alla libertà delle donne? A rispondere in gran parte le voci delle stesse protagoniste che inviarono a “Lettera ai compagni” le loro testimonianze e le riflessioni: Ester Riposi, Ester Parri, Giuliana Fiorentino Tedeschi, Ilva Vaccari raccontarono se stesse e le altre sulla “Lettera” dove, in particolare dalla metà degli anni Settanta i contributi si moltiplicarono, dando ragione del dibattito storiografico che andava interessando il mondo della ricerca.
Chiude l’Antologia una raccolta di contributi dedicati all’Europa che mira a restituire, prima e dopo il Manifesto di Ventotene, la dimensione europea dell’antifascismo, legandola alla ricerca di un equilibrio pacifico in una casa comune che nei cinquant’anni successivi segnò il processo di integrazione europea.
Ancora oggi queste riflessioni sono fondamentali per ritrovare il senso del percorso fatto, per capirne ed attualizzarne i fondamenti teorici e non perdere la direzione di fronte a una nuova spirale di paura che ripropone frontiere, corsa agli armamenti, violenza, rinuncia ad affermare le libertà individuali e collettive.
La lezione che ci viene dagli scritti di “Lettera ai compagni” è una risposta offerta ad ognuno di noi e in particolare ai più giovani i cui ideali, come diceva Aldo Aniasi, sono gli stessi di allora.


AZIONISMO E GIELLISMO IN PIEMONTE
Contributi, scritti e testimonianze da "Lettera ai compagni"
1914-1944


Descrizione 

A cura di Roberta Cairoli e Fiorella Imprenti e edita come Quaderno della FIAP, Nuova Serie, “Azionismo e Giellismo in Piemonte” è una pubblicazione digitale, consultabile gratuitamente dal sito della Fondazione Aldo Aniasi  e si presenta come una raccolta ragionata degli articoli pubblicati su Lettera ai compagni - organo della FIAP dal 1969 - con l’obiettivo di restituire l’esperienza e il significato delle Formazioni GL in Piemonte, dando voce ai protagonisti, uomini e donne, che presero parte alla lotta partigiana.   
La pubblicazione si presta ad essere utile materiale di lavoro e di approfondimento didattico per ripercorrere fatti, idee ed esperienze attraverso le voci degli attori principali e dei comprimari, in un rispecchiamento continuo tra ieri e oggi, tra il momento in cui i fatti accaddero, quello in cui vennero raccontati e quello in cui si leggono.  Non si tratta quindi di un'opera esaustiva su quella che è stata l'esperienza giellista in Piemonte, sulla quale esiste una storiografia consolidata, ma un repertorio di spunti di riflessione originale e stimolante. Il lungo arco cronologico che gli articoli coprono, dal 1969 ai giorni nostri, consente infatti di apprezzare proposte di analisi differenti su Antifascismo e Resistenza, cogliendo i tratti di un dibattito politico e storiografico sviluppatosi nei decenni. Un esempio significativo in questo senso è dato dal dibattito sull'azionismo e sul combattentismo democratico, che riflette - in momenti diversi - su questi temi in chiave diacronica, dallo scoppio della prima guerra mondiale alla Liberazione, attraverso il filo rosso delle differenti interpretazioni del mazzinianesimo. Accanto alle riflessioni, utili in ottica metastorica, emergono poi i ricordi dei fatti, che spaziano dagli atti eroici alla quotidianità straordinaria di chi scelse l'antifascismo come cifra della propria esistenza; ne risultano esaltate le ragioni e le passioni, in una lettura a tratti avvincente, dolorosa ed epica.  Emerge infine il territorio, città, paesi, valli, colline e montagne. Un territorio che si è fatto teatro dei fatti narrati, che ha nascosto e accolto i protagonisti, che ha reso loro immediatamente comprensibile un'idea di Patria come terra dei popoli fratelli, in un'aspirazione europea e universalista.
L’antologia presenta una struttura innovativa e dinamica, corredata  da capitoli tematici, box di approfondimento, immagini e biografie, che rendono immediatamente comprensibili idee e concetti, calati nel vissuto dei personaggi, nella storia delle loro famiglie, nelle scelte che si trovarono a compiere, nelle ragioni umane, ancora prima che politiche, del loro impegno. Il contesto storico-sociale emerge con efficacia e la possibilità - soprattutto per le giovani generazioni - di compiere un percorso di confronto e/o identificazione con i protagonisti e le protagoniste, con le loro vite e le loro idee, ne è facilitata.  Adottando un punto di vista originale, queste pagine sono in grado di restituirci la complessa realtà del partigianato giellista e del territorio in cui si muoveva.  Si racconta, per esempio,  di come siano nate le prime bande partigiane, della loro crescita ed espansione; dei criteri organizzativi e delle scelte operative; della fatica della lotta partigiana; dei rapporti con gli Alleati; delle stragi nazifasciste di Boves e della Benedicta, del loro impatto sulle comunità locali e di come siano state rielaborate dalla memoria collettiva; del vissuto quotidiano e dei rapporti con la popolazione.  E ci dicono molto anche delle ispirazioni ideali e di una concezione politica strettamente intrecciata con l’etica morale. Da questi scritti emerge con forza anche la pluralità dei contributi umani, culturali, politici e militari di cui si è nutrita la Resistenza, un patrimonio che la FIAP, fin dalla sua costituzione, si impegna a trasmettere e valorizzare. Aldo Aniasi, che della FIAP fu presidente dal 1987 al 2005, anno della sua morte, comprese tra i primi il valore di questi scritti e progettò, senza poterle portare a compimento, raccolte antologiche organiche.  La galleria biografica riporta le voci e le esperienze, tra gli altri, di: Tancredi (Duccio) Galimberti, Livio Pivano, Amos Messori,Sergio Pettinati, Alberto Berti, Alberto Bianco e Alda Frascarolo, Mario Giovana, Gimmy Troglia, Filippo Beltrami e Giuliana Gadola, Giorgio Vaccarino, Luigi Ventre, Carlo Galante Garrone, Ugo Sacerdote, Aldo Visalberghi, Giuseppina Montanari, Gisella Floreanini.
Personaggi ed episodi accaduti nella Valle Stura, a Megolo, sulla via di Madonna del Colletto, al borgo di Paralup, a Boves e - ancora -  a Cuneo, Alessandria, Ivrea. Lettere, discorsi, ricordi, racconti di marce sulla neve, di prese di posizione, di attese, di azioni ardite, di vittorie e di cadute. Sullo sfondo, sempre presente, la dimensione etica, la riflessione sulle ragioni morali e filosofiche delle scelte compiute, meditate a distanza di tempo.