Il partito democristiano italiano -raggruppamenti monarchici (25 luglio 1943 – 2 giugno 1946)





QUADERNI
della
F.I.A.P.

n.15

Sandro Setta

Il partito democristiano italiano -raggruppamenti monarchici (25 luglio 1943 – 2 giugno 1946)

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Quaderni della FIAP, n.15
Il partito democristiano italiano -
raggruppamenti monarchici (25 luglio 1943 – 2 giugno 1946)

di Sandro Setta

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Può dare meraviglia che a tutt’oggi manchi uno studio d’insieme sul movimento monarchico negli anni della ripresa (o della ricostituzione) dei partiti politici sul finire della seconda guerra mondiale. Eppure non è necessario sottolineare l’importanza avuta dall’opposizione monarchica, prima e dopo l’avvento della repubblica.
Il saggio qui pubblicato non ha pretese di completezza, anche se è facilmente avvertibile l’impianto di una prima ma sicura sistemazione della materia. Sandro Setta ha ricostruito le vicende dei monarchici, bene individuando i vari raggruppamenti - e sempre padroneggiando la materia - che si sono venuti formando in Italia tra la clandestinità, la liberazione di Roma e l’avvento della Repubblica. Il giovane studioso ha centrato il momento del rilancio politico ed organizzativo dei monarchici (che riuscirono con il Partito Democratico Italiano - nato da un processo d’assestamento organico di piccoli raggruppamenti - a svolgere un ruolo incisivo nella battaglia per il referendum istituzionale) nel periodo bonomiano. Il vecchio premier, sul calare del 1944, prese l’iniziativa della crisi di governo. La monarchia, che aveva perduto tutto o quasi nel giugno, dopo la liberazione di Roma, con la nascita del governo espressione del C.L.N., a dicembre aveva riguadagnato numerose posizioni, grazie anche al Bonomi. Non è certo un caso che il Bonomi avesse rassegnato le proprie dimissioni nelle mani del Luogotenente, certo che quest’ultimo lo avrebbe designato per il reincarico. Già alcuni atti del presidente del consiglio avevano lasciato perplesso il mondo politico (la nomina dei presidenti del Senato e della Camera, ad esempio, organi che in realtà non esistevano). Ma, più in generale, tutta l’azione bonomiana fu di resistenza ed ostacolo alle istanze rinnovatrici dei C.L.N. e dei partiti di sinistra in particolare. Per questo non pochi consensi di circoli moderati e conservatori erano venuti all’uomo politico di Mantova.
È in questa atmosfera e in questo quadro cronologico che le azioni della monarchia, appoggiata anche dagli inglesi, ripresero quota. Non paia avventato, ma non è difficile assumere che fu quello il momento della netta ripresa monarchica. Fu allora che tutte quelle forze che già avevamo viste attive a Roma e nel mezzogiorno ripresero baldanza e si impegnarono viepiù perché il quadro politico e sociale non venisse alterato. Ormai, senza quasi più misteri, la monarchia reclamava una diversa e più incisiva politica. Recuperata fiducia, non solo per mezzo del Bonomi, nel clima italiano ancora abbastanza aperto a più possibilità e a più soluzioni, Casa Savoia, liberatasi dagli orpelli più vistosi e svincolatasi dal passato che l’aveva inchiodata per vent’anni al fascismo, sembrava puntare tutte le carte del gioco su di un periodo d’attesa, per organizzare meglio le proprie forze in vista del «referendum» promesso dai vincitori angloamericani, Un’attesa che aveva certamente una ragione d’essere perché era poggiata su un entroterra in cui alcuni partiti avevano troppo presunto nel dominare gli eventi e così per quel che riguardava lo smantellamento delle strutture tradizionali dello Stato.
Ai primi di dicembre del 1944, in un teatro romano, il leader monarchico Enzo Selvaggi pose, non senza efficacia e dovizia di argomenti, il problema dell’alternativa di potere. Chi rilegga il suo discorso, avvertirà facilmente quale sensibilità emerge da esso; è avvertibile altresì un notevole sforzo di affrontare con analisi culturalmente ferrate il portato dei tempi nuovi, con ben pochi punti di contatto con le vicende successive del «monarchismo» italiano. Ma, al di là dell’impegno culturale e della indubbia fede democratica, tutta l’azione di Selvaggi e del suo partito fu apertamente conservatrice, sul piano istituzionale come economico-sociale. Di qui la continua polemica contro i C.L.N. ed i programmi «eversori» delle sinistre, polemica, occorre notare, che vedeva a fianco dei monarchici tutte le forze della destra, dai qualunquisti (sulle cui vicende il Setta ha di recente pubblicato un assai valido studio*), ai liberali e, per certi aspetti e settori, la stessa Democrazia Cristiana. DC, Fronte dell’Uomo Qualunque e Partito Liberale non accettarono di prendere una «ufficiale» difesa della monarchia, provocando gli attacchi dei monarchici. Ma i risultati del 2 giugno dimostrarono che la maggior parte degli elettori dei tre partiti (e l’annotazione è particolarmente significativa per la DC) avevano scelto, nel parallelo referendum, la conservazione della monarchia. Questa era riuscita ad imbastire, anche con meccanismi psicologici validi, cospicui risultati, nonostante il «clima della liberazione» che tutto avrebbe dovuto capovolgere e rinnovare, come avevano detto i partiti di sinistra.
A noi sembra che il Setta sia riuscito chiaramente a far comprendere questo fenomeno di ieri che ancor oggi può offrire non pochi spunti di riflessione e di verifica.

Lamberto Mercuri



* Sandro Setta, L’Uomo Qualunque 1944-1948, Bari, Laterza, 1975.

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