Ezio Vigorelli  
(Lecco 1892- Milano 1964)

Ezio Vigorelli nasce nel 1892, nello stesso anno del Partito socialista italiano cui per anni fu legato. 
Volontario in fanteria nella prima guerra mondiale, riporta una ferita che lo segnerà a vita. Nel dopoguerra si avvicina al socialismo, mentre come avvocato difende in tribunale gli operai processati per l’occupazione delle fabbriche milanesi nel biennio rosso. 
Eletto in consiglio comunale a Milano nel 1922, vi rimane fino al 1926. Antifascista, subisce numerose aggressioni e due arresti, finché nel 1943 ripara in Svizzera promuovendo un “comitato segreto d’azione per la Valdossola”. Negli stessi mesi i due figli di Vigorelli, Bruno e Alfredo (Fofi), vengono uccisi in un rastrellamento poco più che ventenni mentre combattono nella divisione partigiana Valdossola. Vigorelli torna in Italia nel settembre 1944 per assumere l’incarico di “ministro della giustizia” della Repubblica partigiana dell’Ossola. 
Eletto alla Costituente, è vicino ad Antonio Greppi, primo sindaco della Milano liberata, e riprende il suo posto in Consiglio comunale dopo venti anni dalla sua estromissione. È nominato Presidente dell’Ente comunale di Assistenza e dell’Associazione nazionale enti di Assistenza (Anea),  viene più volte eletto in Parlamento, dove promuove una importante inchiesta sulla miseria. 
Ministro del Lavoro e della previdenza sociale tra il 1954 e il 1959, mantiene sempre un forte legame con Milano, dove presiede anche la società Metropolitana. Muore nel 1964, il giorno precedente all'inaugurazione della linea 1, come ricorda una targa posta nel mezzanino del metrò Duomo.  

Chi ha sofferto tanto male, tutto il male che l’uomo può soffrire, non ritroverà ragione di vivere se non per lenire la miseria altrui, per chinarsi a raccogliere dal fango un caduto… Non dunque, spirito di carità; ma adempimento a un dovere umano verso tutte le creature che hanno il diritto di vivere, e cioè il diritto al pane e alla solidarietà e – per noi socialisti – all’abolizione di tutti i privilegi, all’eguaglianza degli uomini nella vita, come nella nascita e nella morte. [Ezio Vigorelli, lettera a Greppi, 1946]