QUADERNI
della
F.I.A.P.

n.40

Antonio Varsori

Il diverso declino di due potenze coloniali. Gli eventi di Mogadiscio del gennaio 1948 e i rapporti anglo-italiani.
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Quaderni della FIAP, n.40
Il diverso declino di due potenze coloniali. Gli eventi di Mogadiscio del gennaio 1948 e i rapporti anglo-italiani.

Antonio Varsori


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Gli incidenti di Mogadiscio del gennaio 1948 furono uno degli episodi più penosi del processo di normalizzazione della posizione internazionale dell’Italia nel secondo dopoguerra, e furono anche uno dei momenti in cui le relazioni tra l’Italia e la Gran Bretagna toccarono il punto più basso. Il fatto è che il declino coloniale italiano e britannico si sommava in Somalia a una serie di circostanze in vario modo speciali. Gli italiani si erano rassegnati malvolentieri, nel 1947, a sottoscrivere la clausola del trattato di pace che sanciva la rinuncia a ogni dominio coloniale rinviando alle Nazioni Unite la determinazione della sorte dei singoli territori (art. 23 e allegato XI del trattato del 10 febbraio 1947). Anche al di fuori dei gruppetti decisamente nostalgici, era rimasta nell’opinione pubblica italiana la sensazione, che trovava eco anche nei partiti di sinistra, che l’Italia avesse ancora qualcosa da dire in materia coloniale. È, questo, un tema che meriterebbe di essere studiato a fondo, perché rivelerebbe aspetti poco noti della cultura politica dell’Italia postfascista. Non si vuol dire con ciò che l’idea di un’Italia imperiale fosse sopravvissuta alla sconfitta del fascismo, ma solo che in buona parte dell’opinione italiana esistesse la persuasione che non tutto ciò che gli italiani avevano fatto nelle colonie prefasciste fosse da gettare e che forse, discutendosi di amministrazione fiduciaria, l’Italia avesse qualche titolo a candidarsi come guida del processo di indipendenza dei paesi che già erano stati sue colonie o almeno di una parte di essi e, più precisamente, della Somalia. Cascami colonialisti? È possibile. Ma prima di liquidare così il tema sarebbe opportuno tenere presente che solo a partire dagli anni Cinquanta il movimento anticolonialista acquistò in Africa quella forza che doveva portarlo a trionfare entro un decennio.

Frattanto era quasi inevitabile che le speranze italiane si scontrassero con le aspirazioni, o con i risentimenti inglesi. Benché la Gran Bretagna laburista fosse avviata anch’essa verso la decolonizzazione, nessuno pensava allora a uno smantellamento totale delle posizioni inglesi nel Mediterraneo orientale e in Africa. Su questo sfondo, il contrasto con le speranze italiane era inevitabile e alimentato dai perduranti motivi di ostilità psicologica che gli inglesi attingevano agli anni di guerra, e che avrebbero avvelenato ancora per qualche anno le relazioni anglo-italiane.

Lo studio di Antonio Varsori riguarda un episodio che si colloca entro questo quadro e che acquista il suo significato reale se viene considerato non solo nella sua cronaca minuta ma anche nella sua portata di sintomo più generale. Varsori, che ha svolto accurate ricerche negli archivi britannici e in quella parte di archivi italiani che sono accessibili agli studiosi, perviene, in questo studio, a una precisa e attenta ricostruzione degli aspetti internazionali e interni che l’episodio assunse. La coincidenza della crisi con l’avvio della campagna elettorale del 1948 arricchisce di ulteriore interesse questo saggio poiché consente a Varsori di lumeggiare l’interdipendenza esistente tra il piano delle vicende interne e quello delle vicende internazionali con risultati meritevoli di considerazione e apprezzamento.

Ennio Di Nolfo