Redazionale. Recensione al volume di 
Guido Bersellini, Il Riscatto. 8 settembre - 25 aprile. La tesi di Renzo De Felice, Salò, la Resistenza, l'identità nazionale. Prefazione di Giorgio Rochat, Milano, FrancoAngeli, 1998.

Questo saggio di Guido Bersellini scritto e pubblicato nel 1998 anche per suggerimento della nostra Associazione, e con il suo contributo ormai alla sua terza ristampa, è stato nuovamente presentato e ridiscusso, nelle scorse settimane, a Milano, alla Libreria Tikkun, in via Montevideo, 9 il giorno 21 marzo u.s. ed a Fidenza, alla sede del circolo Rosselli (aderente alla Fiap), il 1° aprile successivo. Sono intervenuti agli incontri ed hanno preso la parola: a Milano il prof. Arturo Colombo dell'Università di Pavia, e l'ex sindaco della città, on. Carlo Tognoli; e, a Fidenza, il sindaco Massimo Tedeschi, il presidente del Circolo Rosselli, Luigi scudieri, l'avv. Giuseppe Amoroso ed il partigiano Renato Frati; presenti, in entrambe le occasioni, il presidente della Fiap, on. Aldo Aniasi, e l'autore del libro.
Il dibattito, sia a Milano che a Fidenza, sviluppandosi dal testo del rapido volume, si è naturalmente allargato fino a toccare numerosi temi di viva attualità, come le più recenti manifestazioni del cosiddetto ma malamente detto ultimo "revisionismo storico" italiano. Queste come è noto prendendo lo spunto dall'opera e dagli studi del defunto prof. Renzo De Felice autore largamente discutibile, ma, per taluni aspetti, degno di attenta considerazione, avuto riguardo alle pagine dei primi volumi della sua monumentale biografia di Benito Mussolini ed in particolare dalle sue ben note interviste ("Intervista sul fascismo", del 1975 - "Rosso e nero", 1995), e dal suo confuso, incompiuto e invece non apprezzabile volume di chiusura della stessa serie, dedicato alle vicende mussoliniane e saloine fino al marzo del 1944 ("Mussolini, l'alleato - II la guerra civile"), hanno dato luogo ad opera dei più mediocri fra gli allievi dello stesso De Felice, ed altri aspiranti accademici, o pubblicisti dediti al più plateale protagonismo ad una fioritura di abborracciate e tendenziose espressioni, soprattutto giornalistiche, intorno ai fatti ed agli uomini di quel decisivo e "fondante" episodio della storia della Nazione, che corre press'a poco dall'8 settembre del '43 al 25 aprile del 1945. Spiccano, nel coro, alcuni tenori senza dubbio più adatti all'operetta che al palcoscenico della lirica autentica come Paolo Mieli, scolaro del De Felice, a suo tempo noto extraparlamentare, assurto poi alla direzione del "Corriere della Sera" e della "Stampa", ed attualmente se non andiamo errati direttore editoriale della s.p.a. Rizzoli-Corriere della Sera: infine insignito, circa un anno fa, del premio "Pannunzio" per la "eccezionale indipendenza critica" (sic!); o Vittorio Feltri, già direttore dell'Europeo, dell'Indipendente, nonché del Giornale ecc. (di cui si può leggere ne "Il Riscatto" alle pagg. 181-183); nonché, dulcis in fundo, Indro Montanelli (di cui si può leggere nel "Il Riscatto" alle pagg. 176 e seguenti) ammiratissimo e venerato narcisista che non soffre paragoni nel panorama della pubblicistica di questo Paese.

Il battaglione, come si vede, appare ben nutrito.

In particolare, per quanto riguarda il Montanelli, Guido Bersellini ha voluto ricordare le più recenti (ormai, forse, neppure più ultime) perle: che lo hanno od avevano indotto a scrivere all'attuale direttore del "Corriere" dott. Ferruccio de Bortoli in data 24 febbraio, la lettera che forse vale qui la pena di riportare integralmente:
"Gentile direttore, per la seconda volta in pochi giorni, Indro Montanelli ha ritenuto di occuparsi, sul Suo giornale, della Resistenza (o di suoi episodi) con la consueta, velenosa faziosità che distingue, da sempre, qualunque suo intervento in argomento. Le quattro giornate di Napoli (Corriere del 2 febbraio)? Una invenzione del nostro cinema (come, evidentemente, anche i suoi morti...). La Resistenza (Corriere del 22 febbraio?) Un fatto inventato, che non ci fu, utile soltanto a costruirci sopra celebrità e carriere (forse quelle di Ferruccio Parri, di Leo Valiani, di Giorgio Amendola, di Edgardo Sogno, di Enrico Mattei, ecc. ecc.).
Il saggio "Il Riscatto" redatto da chi Le scrive per suggerimento, e con il contributo della Fiap già favorevolmente recensito da Silvio Bertoldi nel Corriere del 7/6/98, e del quale la nostra associazione è lieta di allegarLe una copia, confidando La possa comunque interessare chiarisce a sufficienza, crediamo, senza possibilità di sostanziale confutazione, i termini della questione, cioè la verità dei fatti e il significato di quel decisivo momento della storia della Nazione; offrendo altresì puntuale documentazione (Parte III - I° Capitolo) del costume giornalistico e professionale del Montanelli costume del quale, peraltro, l'avv. Ferrante Cigarini ci ha già fornito nuova luminosa, inequivocabile prova, ed esempio, nel Suo giornale del 30 gennaio u.s.
Questo, e niente altro, è il maitre à penser, il prestigioso collaboratore al quale il Corriere offre, per le sue squallide e bugiarde esternazioni, la sua preziosa tribuna. Non riteniamo di dover aggiungere, per ora, altri commenti.
Lasciamo alla Sua intelligenza ed alla Sua sensibilità, gentile Direttore, di svolgere, in merito all'episodio in questione (ultimo, di tanti altri analoghi), ogni opportuna considerazione ed anche, se gliene parrà il caso, di trarne le doverose conseguenze. Grati comunque di un cortese riscontro".

Alla stessa lettera il direttore De Bortoli rispondeva in via privata assai cortesemente, ma certo in modo solo parzialmente soddisfacente. Come del resto _ ma assai meno cortesemente aveva replicato Paolo Mieli, ben guardandosi dall'entrare nel merito delle osservazioni rivolte ai puntuali rilievi mossi ad un suo intervento, apparso nella "Stampa" del 7/6/98 con il luminoso titolo "Resistenza, com'era rossa quella violenza - Tra stragi naziste e ferocia partigiana".
Senza dubbio, meglio che di revisionismo espressione che, di per sé, potrebbe essere legittimamente attribuita a qualunque valente storico ed alla sua opera si dovrebbe, per i personaggi citati, parlare più propriamente di aprioristico, acritico negazionismo. È di queste settimane precisamente dello scorso 11 aprile la sentenza del giudice inglese Lord Charles Gray che ha definitivamente bollato per quello che veramente è stata (ma nessun intervento giudiziario avrebbe dovuto essere necessario!...) la vergognosa impresa storica (o meglio: il temerario tentativo) di deformazione e sostanziale negazione della tragedia della Shoah (l'Olocausto), di David Irving.
L'operazione tentata da Irving aveva ad oggetto, e come bersaglio, la tragica vicenda dello sterminio di milioni di innocenti ed indifesi esseri umani.
La assai più ridotta, per certi aspetti ridicola, operazione dei Montanelli, dei Mieli, dei Feltri espressa nei rispettivi, ripetuti spunti giornalistici, nei confronti della decisiva, "fondante" secondo la definizione di Gianni Oliva e drammatica vicenda vissuta dal loro stesso Paese (?) fra l'8 settembre '43 e il 25 aprile 1945, non appare dissimile, né meno vergognosa.
La sentenza del giudice Gray ovviamente non ancora nota al tempo dei dibattiti descritti, a Milano ed a Fidenza, applicata anche alle mistificazioni, (difficile dire se frutto soltanto di esibizionismo e presunzione, o di altri, anche più torbidi, complessi) della nostra storia, ci sembra possa coincidere perfettamente anche con le conclusioni tratte in quegli incontri.