Famiglia Zané - Zanetta (Giuseppe, Maddalena, Peppino, Fortunato e Roberto)
Giuseppe Zanè, la moglie Maddalena Zanetta e i tre figli Giuseppe (detto Peppino), Fortunato e Roberto furono tutti eroi della Resistenza italiana al nazifascismo.
Giuseppe Zanè, classe 1887, artigiano (marmista) socialista attivo nel novarese fu soldato nella guerra di Libia e poi nella prima guerra mondiale e queste esperienze consolidarono la sua fede socialista. Costretto a rifugiarsi a più riprese in Svizzera, ebbe occasione di incontrare i maggiori esponenti del movimento socialista, tra cui Lenin, nel 1916.
La marcia su Roma e la dittatura di Mussolini lo videro strenuo antifascista, costretto a rifugiarsi in Francia e in Svizzera con la moglie e i figli. 
Rientrato ad Arona, decise di entrare nella resistenza attiva dopo l'8 settembre e venne arrestato a Pallanza nell'autunno del 1944, a 57 anni, assieme al figlio più piccolo, Roberto, di soli 12 anni. Dopo la Liberazione tenne viva la memoria antifascista assieme a tutta la sua famiglia. 
Fortunato Zanè, nome di battaglia Farfallino, fu comandante partigiano. Nato ad Arona il 5 luglio 1924 dal socialista Giuseppe Zanè, seguì per alcuni tratti il padre esule in Svizzera, ma crebbe principalmente nella città sulle sponde piemontesi del Lago Maggiore. Arruolato in cavalleria, dopo l'8 settembre 1943, a 19 anni passò nelle file della Resistenza e assieme al fratello Peppino organizzò e fu caposquadra della "Volante azzurra", attiva alle pendici del monte Mottarone. Fu poi comandate della Brigata Rosselli.
Giuseppe Zanè, nome di battaglia Peppino, nato ad Arona nel 1921 era il maggiore dei tre fratelli Zanè. Di stanza a Torino l'8 settembre del 1943, sfuggì ai tedeschi e tornò ad Arona per ricongiungersi col fratello Fortunato, combattendo nella Volante Azzurra e diventando poi comandante di battaglione della X Brigata Rocco.
Roberto Zanè, detto Robertino e poi Farfallino II, è l'ultimo dei tre fratelli Zanè, nato in Svizzera nel 1932 durante l'esilio politico del padre. Aveva soli 11 anni nel 1943, quando i due fratelli maggiori decisero di darsi alla macchia e, sempre sostenuto dalla madre, lui iniziò ad operare come staffetta per assicurare rifornimenti e portare gli ordini ai fratelli e agli altri partigiani. Nel corso di una operazione, in sella alla sua bicicletta, venne fermato nella brigata nera di Arona nei pressi di Silvera. Fu incarcerato a Novara e poi a Pallanza, dove era trattenuto anche il padre e dove la madre andava a trovarlo due volte al mese, partendo a piedi da Arona, senza chiedere per lui nessuna grazia. Il dodicenne seppe mantenere alto l'onore della sua famiglia e non rivelò nessuna informazione ai fascisti, fino a che, nell'aprile del 1945, venne liberato dalla brigata "Valgrande Martire".
Maddalena Zanetta, Nata ad Invorio (Novara) nel 1890, fu compagna e moglie di Giuseppe Zanè e con lui visse all'insegna dell'antifascismo e degli ideali socialisti. Durante la resistenza si impegnò come staffetta, avviando l'ultimo figlio Roberto all'impegno antifascista al servizio delle bande partigiane e della popolazione civile. Continuò a trasportare armi e rifornimenti anche dopo l'arresto del figlio dodicenne Roberto e del marito.