Giovanna Criscione Stuparich. Recensione al volume di

Marniti Biagia, Picchiotti Laura (a cura di), Il carteggio Bocelli. Inventario, 1998, Sciascia, 228 pagine.

Parlare del Carteggio di Arnaldo Bocelli o meglio dell’inventario del Carteggio senza parlare prima un po’ di Bocelli stesso, mi sembra impossibile.

Conobbi questo eccezionale critico nel lontano 1939. Egli fu una delle prime persone che mio padre volle presentarmi quando mi accompagnò a Roma per iscrivermi a Lettere Antiche.

Erano momenti difficili per Stuparich, perché si sentivano le prime avvisaglie della campagna razziale anche in Italia. Per la strada mio padre mi disse che quel critico che egli non conosceva ancora di persona era un galantuomo molto intelligente.

Non ricordo gli argomenti del colloquio, ma credo parlassero anche del romanzo "Ritorneranno", che varie polemiche aveva suscitato in clima fascista. Non dimenticherò mai l’affabile simpatica accoglienza di Bocelli. Ad un certo punto, rivolto a me, disse che era da poco venuto ad abitare in quel quartiere periferico romano soprannominato allora "Sing-Sing"; e mi spiegò come nacque quella città-giardino, dove nel 1952 mi stabilii anch’io con la mia famigliola.

Uscendo in strada, mi sembrò che mio pare avesse il viso meno tirato e più sereno. Da parte mia nacque allora quel sentimento di riconoscenza e di amicizia verso Bocelli, che non fu mai deluso.

Parecchi anni dopo mi recai con mia figlia ancora molto piccola nella stessa casa di Viale Carnaro, 19 per parlare al generoso amico dell’idea venutami di ristampare il libro di mio zio, Carlo Stuparich, "Cose e ombre di Uno". Bocelli, che allora dirigeva la collana Aretusa della Casa siciliana di Salvatore Sciascia (a Caltanissetta), accolse l’invito con entusiasmo.

Il libro fu pubblicato con successo e da allora la nostra amicizia si rinforzò. Spesso lo andai a trovare e mi accolse sempre come il primo giorno, sorridente, con lo sguardo profondo e acuto, nel suo studio letteralmente tappezzato di libri centimetro per centimetro con qualche alternativa di notevoli quadri di pittori suoi amici (Maccari, Purificato, Tamburi).

È vero che un inventario "ha un carattere storico-amministrativo", come dice Biagia Marniti nella prefazione, quindi tipicamente tecnico, ma si può farlo diventare qualche volta anche uno scritto culturale; e questa è la caratteristica del libro che sto analizzando. "La certosina pazienza di Laura Pacchiotti _ sono ancora parole di Biagia Marniti _ ha messo in evidenza gli elementi fondamentali dell’Epistolario di Bocelli".

Sono d’accordo che l’aiuto del computer sia stato valido, ma sostengo che dietro il computer ci debba essere sempre il cervello dell’uomo: altrimenti tutto viene disumanizzato e il valore della ricerca sminuito.

Altro fatto importante rilevato dalla Marniti è che una sola persona ha raccolto i dati, non un'equipe; quindi maggior merito va riconosciuto alla dottoressa Pacchiotti per il suo lavoro. Ma altrettanta competenza, precisione e intelligenza dobbiamo riconoscere a Biagia Marniti, che di Bocelli nella sua Prefazione fa un quadro vivo ed efficace, dandoci preziose notizie biografiche e bibliografiche.

Finisco il mio breve scritto con le parole della Marniti: "Posso soltanto affermare che il Carteggio che è fonte preziosa di una vita _ proprio in virtù di questo inventario _ contribuirà a illuminare il discorso "in fieri" di una stagione letteraria irripetibile".