Presidenza onoraria

    
on. Giorgio Benvenuto

Nato a Gaeta l'8 dicembre 1937, è uomo politico e sindacalista. Laureato in giurisprudenza, è stato a lungo esponente della UIL, ricoprendo la carica di Segretario Generale dei metalmeccanici e poi di Segretario Generale. Vice presidente della Confederazione Europea Sindacale, è chiamato all'impegno istituzionale nel 1992 come Segretario Generale del Ministero delle Finanze. 
La sua vita politica e istituzionale è dedicata alla promozione della legislazione sul lavoro e alla riforma della macchina fiscale. Nominato segretario nazionale del Partito socialista Italiano nel 1993, si dimette dalla segreteria dopo pochi mesi e fonda Alleanza Democratica. Eletto deputato nel 1996, passa nel 1998 ai Democratici di Sinistra, entrando nella Segreteria nazionale e promuovendo il movimento Riformatori per l'Europa. Nel 2006 è eletto senatore. 
Nel 2003 contribuisce a costituire la Fondazione Bruno Buozzi, della quale è eletto Presidente.

   

Prof. Vittore Bocchetta


Nato nasce a Sassari nel 1918, il padre è un ufficiale del Genio militare. Dopo aver vissuto fra Bologna, Verona, Cagliari e la Libia, aderisce giovanissimo all’engagement antifascista veronese. Nel 1941, ventitreenne, comincia a subire la feroce prevaricazione del regime, passando lunghi periodi in carcere, provando la frusta degli interrogatori, l’umiliazione e l’emarginazione di una società alienata e conformistica. Nel novembre 1943 divide la prigionia con Norberto Bobbio e i membri del primo Cln di Verona, per aver contribuito alla fuga di alcune centinaia di militari italiani detenuti dai nazisti. Rilasciato fortunosamente nel marzo 1944, si unisce al secondo Cln provinciale e può compiere un’efficace campagna di persuasione fra i giovani: molti dei nomi della resistenza veronese hanno incrociato il suo impegno. Viene arrestato per l’ultima volta nel luglio del ’44, appena in tempo per laurearsi in Lettere a Firenze. Torturato insieme agli altri membri del Cln, viene quindi deportato dapprima nel Lager di Bolzano, poi nei campi di sterminio di Flossenbürg ed Hersbruck. Qui vede morire uno ad uno quasi tutti i suoi compagni di lotta. 
Al ritorno a Verona, nel giugno del ’45, si trova presto corteggiato dai nuovi o risorti partiti, con i quali entra però fin da subito in dissidio. Nuovamente percosso ed emarginato, nel 1948 rifiuta una candidatura alla Camera dei deputati nelle file del Partito socialista e si decide per una sorta di esilio volontario. Parte così nel 1949 per Buenos Aires, con il visto di corrispondente per il quotidiano locale “L’Arena”, e lì comincia a riscuotere i primi successi come scultore e ceramista. 
Dall’Argentina passa poi in Venezuela, ma quando, nel gennaio del 1958, durante un soggiorno negli Stati Uniti, apprende del colpo di stato contro il dittatore Pérez Jiménez, risolve di non rientrare più a Caracas, abbandonando là tutte le sue opere. 
A Chicago ripercorre gli studi fino a ottenere il Ph.D. (Doctor of Philosophy), lavora come giornalista e critico d’arte e insegna Letterature comparate, Spagnolo e Italiano alla Indiana University, al Saint Xavier College, alla Roosvelt University, all’University of Chicago e alla Loyola University, dedicandosi in particolare alla presenza della tradizione latino-umanistica, da Orazio e Ovidio a Sannazaro, nella lirica spagnola del Cinquecento (i suoi poeti sono Garcilaso de la Vega, Fray Luis de León, Francisco de Quevedo y Villegas). Dal 1965 al 1986 è presidente della Società Dante Alighieri e dell’Istituto italiano di cultura di Chicago, ma solo nel 1972 può finalmente dedicarsi a tempo pieno alla scultura e alla pittura, lasciando la docenza e installando in città uno studio-fonderia per le opere in bronzo. 
Da artista riceve importanti riconoscimenti e si vede dedicare mostre a Chicago - dove espone più volte al John Hancock Center - , a Detroit, New York, Washington D.C., Boston e, dagli anni Novanta, anche in Europa, specialmente in Germania. Una survey del “Chicago tribune” del 1990 lo annovera nella lista dei quaranta maggiori maestri internazionali e alcune sue opere oggi sono esposte o inventariate nei più importanti musei americani, come il Chicago Cultural Center e lo Smithsonian American Art 
Museum di Washington. 
Del 1989 è il suo ritorno definitivo a Verona, dove inaugura due sculture monumentali commissionategli dalla città. Nel 2009 è stato nominato presidente onorario della Fiap (Federazione italiana delle associazioni partigiane). Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto a raccogliere le memorie del proprio impegno antifascista e all’attività di conferenziere, specialmente nelle scuole. 
Mostre principali: Buenos Aires, 1952; Caracas, 1956; Detroit e Chicago, dal 1969 al 1986; New York, 1971, ’77 e ’85; Washington D.C., 1981; Boston, 1985; Verona, dal 1991 al 1996; Detmold (Nord Reno-Westfalia), 2003; Wolfsburg (Bassa Sassonia), 2004; Potsdam (Brandeburgo), 2004; Lüdenscheid (Nord Reno-Westfalia), 2005; Kassel (Assia), 2005; Weimar (Turingia), 2006; Regensburg (Baviera), 2011; Parigi, 2012. 
Oltre ai due monumenti veronesi, fra il 1965 e il 1983 Bocchetta ha lasciato nelle strade e in palazzi pubblici di Bayamón (Puerto Rico), Chicago e Minneapolis alcune opere in bronzo, marmo e alabastro di grandi dimensioni. Nel 2006 ha inaugurato il suo ultimo lavoro pubblico, un memoriale in bronzo all’ingresso del campo di concentramento di Hersbruck, in Baviera. 


 
Giudice Fernanda Contri


Nata a Ivrea il 21 agosto 1935, lavora a Genova come avvocata specializzata in diritto di famiglia. È vicina al partito socialista, assieme al marito Giorgio Bruzzone, ex capo partigiano. Nel 1986 viene nominata nel Consiglio Superiore della Magistratura. Successivamente, nel 1992, viene chiamata, prima donna in Italia, a ricoprire la carica di Segretario Generale della Presidenza del Consiglio da Giuliano Amato, per poi divenire nel 1993 Ministro delle Politiche Sociali nel Governo Ciampi, periodo in cui tenta di varare lo Statuto per i diritti dei minori.
Nominata dal Presidente Scalfaro, prima donna nella storia repubblicana, Giudice della Corte Costituzionale nel 1996, presiede un’udienza pubblica della Suprema Corte e ricopre il ruolo di Vice Presidente.


Paola Del Din 

Nata a Pieve di Cadore il 23 agosto 1923, è stata partigiana combattente nelle file della brigata Osoppo col nome di Renata (in ricordo del fratello ucciso) ed è stata insignita della Medaglia d'oro al valor militare. 
Paola Del Din entrò nella Resistenza subito dopo l'8 settembre 1943. Assieme al fratello Renato, di un anno più vecchio di lei, fu tra i fondatori delle Brigate "Osoppo-Friuli", formazioni partigiane patrocinate dalla Democrazia cristiana, dal Partito d'Azione, dal Partito socialista e dal Partito liberale del CLN di Udine. Renato morì a Tomezzo il 25 aprile 1944 durante un'azione di attacco ad una caserma della milizia fascista: da quel momento Paola assunse il nome di battaglia di "Renata". Incaricata di portare documenti oltre le fila nemiche, riuscì ad arrivare a Firenze e per tornare al nord decise di addestrarsi come paracadutista nella base inglese di San Vito dei Normanni in Puglia. Grazie all'addestramento passò numerose volte il fronte, sempre paracadutata al nord, portando notizie preziose e restando ferita. Tornò in seguito a combattere nella Osoppo fino alla Liberazione, rifiutando di prendere i gradi nell'esercito inglese e ottenendo la liberazione del padre Prospero, ufficiale degli Alpini prigioniero degli inglesi in India. 
La motivazione della medaglia d'oro assegnatale ricorda che "Dopo aver svolto intensa attività partigiana nel Friuli nella formazione comandata dal fratello, ad avvenuta morte di questi in combattimento, viene prescelta per portare al Sud importanti documenti operativi interessanti il Comando alleato. Oltrepassate a piedi le linee di combattimento dopo non poche peripezie e con continuo rischio della propria vita e ultimata la sua missione, chiedeva di frequentare un corso di paracadutisti. Dopo aver compiuto ben undici voli di guerra in circostanze fortunose, riusciva finalmente, unica donna in Italia, a lanciarsi col paracadute nel cielo del Friuli alla vigilia della Liberazione. Nel corso dell’atterraggio riportava una frattura alla caviglia e una torsione alla spina dorsale, ma nonostante il dolore lancinante, la sua unica preoccupazione era di prendere subito contatto con la missione alleata nella zona per consegnarle i documenti che aveva portato con sé. Negli ultimi giorni di guerra, benché claudicante, passava ancora ripetutamente le linee di combattimento per recapitare informazioni ai reparti alleati avanzanti. Bellissima figura di partigiana seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidatile, dimostrando sempre elevato spirito di sacrificio e sconfinata dedizione alla causa della libertà".
Paola Del Din è stata esponente e presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà prima di entrare dal 2016 nella Presidenza onoraria della FIAP, accettando la carica con la volontà di non “sprecare con inutili antagonismi la Libertà e la Democrazia, conquistate con sacrificio e dolori, come è stato fatto troppo spesso attraverso i decenni portando grave danno alla Italia anche in rapporto all'Europa Unita."

Prof. Giorgio Galli


Nato a Milano nel 1928, sfollato a Casalpusterlengo nella seconda guerra mondiale, vive da ragazzo sotto i bombardamenti e ricorda in particolare quello dell’agosto 1943. Dopo la guerra si dedica allo studio e si laurea in giurisprudenza, fino a diventare docente di Storia delle dottrine politiche presso l’Università Statale di Milano. Dedica gran parte dei suoi lavori all'analisi del sistema politico italiano, adottando metodologie mutuate dalle scienze sociali. I suoi numerosi studi innovano profondamente l’analisi storica, politica e politologica. Tra i suoi libri: "Storia del Partito comunista italiano" (1958); "I partiti politici" (1974); "Dal bipartitismo imperfetto alla possibile alternativa" (1975); "Storia della DC" (1978); "Storia del socialismo italiano" (1980); "Manuale di storia delle dottrine politiche" (1985); "Storia del partito armato" (1986); "Storia dei partiti politici europei" (1990); "I partiti politici italiani" (1991); "Mezzo secolo di DC" (1993); "La politica e i maghi. Da Richelieu a Clinton" (1995); "L'impero americano e la crisi della democrazia" (2002); "Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi" (2004); "Non credo. Lettura critica del nuovo catechismo della Chiesa cattolica" (2006); "Le coincidenze significative. Da Lovecraft a Jung, da Mussolini a Moro, la sincronicità e la politica" (2009), "Pasolini comunista dissidente" (2011).



Giorgio Ruffolo


Nato a Roma il 14 agosto 1926 da una famiglia di tradizioni repubblicane. Laureato in giurisprudenza, economista di formazione, ha ricoperto incarichi in imprese pubbliche e private, fra cui l'ENI, al fianco di Enrico Mattei, dal 1956 al 1962, e in centri di ricerca (Ufficio studi della Banca Nazionale del Lavoro e Organizzazione per la Cooperazione Europea, Ocse, a Parigi). È stato Segretario Generale alla Programmazione Economica fino al 1975, Ministro dell'Ambiente dal 1987 al 1992, deputato del Partito Socialista Italiano alla Camera, Senatore della Repubblica e deputato al Parlamento Europeo. Ha presieduto la FIME (Finanziaria Meridionale per lo sviluppo di imprese industriali nel Mezzogiorno). Ha fondato nel 1981 il Centro Europa Ricerche (Cer), istituto specializzato in previsioni economiche e ricerche di politica economica, di cui è tuttora Presidente. È editorialista del quotidiano La Repubblica. Tra i libri pubblicati: "La grande impresa nella società moderna" (Einaudi), "Rapporto sulla programmazione" (Laterza), "La qualità sociale" (Laterza), con Alfredo Reichlin "Riformismo e capitalismo globale" (Passigli), "Cuori e Denari" (Einaudi), "Lo specchio del diavolo, una storia dell'economia dal paradiso terrestre all'inferno della finanza" (Einaudi). Collabora al settimanale L’Espresso e ad altre riviste.