Revelli Nuto

Benvenuto (Nuto) Revelli

(da Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, La Pietra, Milano, 1987, vol. V, p. 147)

Nato a Cuneo nel 1919, morto a Cuneo il 5 febbraio 2004.

Ufficiale degli alpini in S.P.E., mobilitato nel 1941 sul Fronte russo, combatté nella Divisione «Tridentina» ottenendo due medaglie d’argento al valor militare e una promozione a tenente per merito di guerra.

Dopo il fortunoso rientro in Italia con il suo reparto, l’8 settembre 1943 si trovava a Cuneo e, fortemente colpito dalla tragica esperienza delle truppe italiane sul Don, e più in generale dalle conseguenze del fascismo, fu tra i primi organizzatori del movimento partigiano della provincia. Con altri ufficiali costituì una formazione chiamata Compagnia rivendicazione caduti e, all’inizio del 1944, con il suo gruppo confluì nelle formazioni «Giustizia e Libertà» acquistando un ruolo di primaria importanza grazie anche alla sua esperienza militare.

Comandò la IV Banda nel Vallone dell’Arma, superando il durissimo rastrellamento dell’aprile 1944, poi la Brigata «Valle Vermenagna» e la Brigata Valle Stura «Carlo Rosselli», sempre della I Divisione G.L..

Nell’agosto 1944, con la sua formazione, riuscì a bloccare per una settimana la 90ª Divisione granatieri corazzata tedesca che puntava al valico del Colle della Maddalena.

Il 23 e il 24 agosto 1944 i bollettini del Comando supremo tedesco fecero diretto riferimento alla resistenza opposta dai partigiani della «Rosselli». Secondo l’opinione di qualche storico, causa non secondaria del mancato attestamento delle truppe tedesche sul Var e del loro ripiegamento fin sulla linea delle Alpi (permettendo agli Alleati la liberazione di Nizza, il 28 agosto), fu appunto il ritardo di una settimana imposto dal partigiani italiani alle unità che stavano sopraggiungendo dall’Italia del Nord.

Nei giorni della Liberazione, Revelli comandò la V Zona partigiana del Piemonte. Per la sua attività resistenziale ottenne la terza medaglia d’argento e una promozione a maggiore per merito di guerra. È stato generale nel Ruolo d’Onore.

Produzione letteraria

Autore del testo della canzone partigiana «Pietà l’è morta» e coautore della «Badoglieide», dalle esperienze della guerra fascista e della lotta partigiana trasse ispirazione per le sue prime opere di scrittore e per interessanti ricerche sul mondo contadino cuneese.

Nell’immediato dopoguerra ha pubblicato il suo diario di Russia Mai tardi (ediz. Panfilo). Sulle stesse vicende e sulla esperienza partigiana ha scritto il suo secondo libro La guerra dei poveri (Einaudi, 1962). Nel 1966 ha dato alle stampe presso lo stesso editore La strada del Davai, testimonianze di quaranta alpini sulla guerra e la prigionia in Russia; nel 1971, L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale; nel 1977, Il mondo del vinti. Testimonianze di vita contadina; nel gennaio 1985, L’anello forte. La donna: storia di vita contadina. Quest’ultima opera ha ricevuto il Premio Acqui-Storia 1985.

P. Bu. - M. Ca.

(Piero Burdese e Michele Calandri dell’Istituto per la storia della Resistenza di Cuneo, pubblicisti)

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