F.I.A.P. - Federazione Italiana Associazioni Partigiane

F.I.A.P. è la Federazione Italiana Associazioni Partigiane. Ad essa aderiscono associazioni e circoli che si richiamano ai valori e ai principi che essa difende.

La F.I.A.P. venne fondata nel 1949 con l’obiettivo di valorizzare il contributo originale portato alla lotta di Liberazione dal socialismo liberale di Giustizia e Libertà, dal Partito d’Azione, dall’antifascismo liberal-radicale, dagli anarchici, dagli indipendenti e da quanti nel dopoguerra italiano non si riconoscevano nella logica degli schieramenti contrapposti.

Ferruccio Parri ne fu primo presidente e principale animatore; seguirono alla presidenza Francesco Albertini, Enzo Enriques Agnoletti, Aldo Aniasi e Francesco Berti.

Dal giugno 2021 è Presidente Nazionale Luca Aniasi.
Attraverso corsi, convegni, seminari, percorsi didattici, mostre, FIAP mantiene vivi i valori dell’antifascismo e della Resistenza.

La F.I.A.P. progetta e realizza ricerche e pubblicazioni e aderisce alla
Confederazione Nazionale fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane.

SETTIMANA DELLA MEMORIA

Sterminio ed olocausto: una tragedia europea

di Filippo Senatore

Il 15 novembre 1941 Piero Calamandrei annota sul suo diario le voci incredibili dal fronte russo. Un ufficiale tedesco si vanta del metodo atroce di sbarazzarsi di migliaia di prigionieri “mongoli” messi in due campi di concentramento senza mangiare. Dopo una settimana, un mitragliere completa l’opera di sterminio. Il 19 novembre Calamandrei scrive sul diario del racconto di Luigi Russo. Il professore Camillo Pellizzi reduce dalla Germania gli ha raccontato “della crudeltà dei tedeschi contro gli ebrei e i polacchi: cose raccapriccianti anche lui (ed era un bel fare) ne era inorridito “. Nel Dopoguerra il silenzio degli orrori cala per alcuni anni. Primo Levi fatica a pubblicare. Se questo è un uomo. Einaudi ha rifiutato il suo manoscritto. Franco Antonicelli pubblica il libro con la sua piccola casa editrice De Silva Editore. Così viene svelato l’Olocausto. Non è stato solo il disegno di una ideologia criminale messa in atto da Mussolini, Hitler e i suoi gerarchi. Ci sono stati altresì persone comuni che hanno collaborato per l’attuazione del genocidio,

Il numero delle vittime della Seconda guerra mondiale si aggira intorno ai 70 milioni di morti. Di questi almeno 25 milioni sono deceduti durante la cattura e la detenzione in campi di prigionia. Non pochi muoiono di stenti dopo la liberazione dell’Esercito Alleato. A livello numerico la Germania nazista detiene il primato dei campi di concentramento e dei morti. L’Italia durante l’occupazione dell’Eritrea e della Libia ha commesso delitto di genocidio mirante ad eliminare la popolazione indigena e a sostituirla con quella italiana. I crimini di guerra italiani sono stati compiuti anche nei campi di concentramento della Venezia-Giulia, in Croazia e a Lubiana. Il generale Rodolfo Graziani – criminale di guerra, in seguito divenuto negli anni Cinquanta presidente del MSI - incoraggiato da Mussolini, decima con i soldati italiani l’intero clero etiope e civili innocenti. In anni precedenti aveva concentrato nel deserto migliaia di libici che sono morti di stenti senza cibo e acqua. Un olocausto simile a quello perpetrato nei confronti degli armeni. Hitler si è ispirato alla dottrina di Mussolini fortemente razzista riguardo al colore della pelle. La convergenza tra i due dittatori avviene con le leggi razziali italiane del 1938 portando alla espulsione della minoranza ebrea italiana dalla scuola, dalle attività professionali ed imprenditoriali. Durante la Seconda guerra mondiale i nazisti hanno pianificato il loro disegno criminoso che mira alle riduzioni in schiavitù di popoli considerati inferiori come ad esempio russi, slavi, asiatici, ecc. Per sopperire alla carenza di manodopera per i tedeschi al fronte, gruppi di lavoratori italiani e delle nazioni occupate cadono in schiavitù nelle fabbriche e nelle colonie agricole. Molti di loro non sono tornati più uccisi dalla fame e da esecuzioni sommarie soprattutto nel 1945. Si attua lo sterminio di popoli considerati contaminanti la cosiddetta razza ariana. Nonostante il monito di Albert Einstein di un'unica razza umana esistente sul pianeta terra. Finiscono nei forni crematori non solo gli ebrei, ma anche rom, testimoni di Geova, omosessuali, disabili, prigionieri civili, poveri senza fissa dimora, oppositori politici al nazismo, prigionieri di guerra, polacchi russi soprattutto asiatici e slavi. Seicentomila militari italiani che avevano rifiutato di arruolarsi nell’esercito di Salò dopo l’8 settembre 1943 subiscono i campi di internamento. Alcuni di loro sono morti durante le marce della morte. Durante la effimera repubblica di Salò i fascisti consegnano ai nazisti gli elenchi delle famiglie italiane di origini ebraiche favorendo i rastrellamenti in varie città. Il calcolo dei morti nel dopoguerra viene ostacolato dalla distruzione da parte dei tedeschi della documentazione degli archivi e della documentazione dei campi di sterminio. Per arrivare al conteggio odierno passano anni alla ricerca di indizi e prove delle persone scomparse non sempre ricercate dai parenti. Sei milioni di ebrei, non sempre praticanti, sono stati sistematicamente rastrellati in Olanda, Polonia, Romania, Russia, Francia. In Italia non tornano a casa 7 mila ebrei. I nazi-fascisti prima della guerra avevano eliminato nei loro paesi le libertà politiche e di espressione favorendo la giustificazione di ogni crimine verso il cosiddetto nemico interno. Il 20 gennaio 1942, quindici tra i maggiori funzionari del partito nazista e del Governo tedesco si riuniscono in una villa nel sobborgo berlinese di Wannsee per discutere l’esecuzione già in atto di quella che viene chiamata la “Soluzione Finale alla Questione Ebraica”. “Soluzione Finale” è diventato poi il nome in codice dello sterminio sistematico e premeditato degli Ebrei di tutta Europa. La Resistenza italiana ed Europea salvò tantissime persone destinate al martirio dei campi di sterminio. Alcune organizzazioni partigiane come quella olandese Dutch-Paris furono decimate e i componenti avviati ai campi di concentramento. Nessuno tornò. La figura di Gabrielle Weidner partigiana franco-olandese, morta nel campo di Ravensbrück pochi giorni dopo la liberazione rappresenta il punto più alto del senso di umanità fraterna mai perduta.

𝗣𝗶𝗲𝘁𝗿𝗲 𝗱'𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮𝗺𝗽𝗼 - 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟭𝟳/𝟮𝟬𝟮𝟮

A partire dal 𝟮𝟲 𝗴𝗲𝗻𝗻𝗮𝗶𝗼, fino al 1° marzo, saranno posate a Milano 𝟮𝟰 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗣𝗶𝗲𝘁𝗿𝗲 𝗱’𝗜𝗻𝗰𝗶𝗮𝗺𝗽𝗼, intitolate ad altrettanti cittadini milanesi, in 19 indirizzi diversi.

“𝗦𝘁𝗼𝗹𝗽𝗲𝗿𝘀𝘁𝗲𝗶𝗻𝗲” nasce da un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig, per contrastare l’oblio e le cattive memorie sulla tragedia delle deportazioni naziste durante la Seconda Guerra Mondiale.

La piccola pietra di ottone chiama ciascuno di noi, che, parafrasando Primo Levi, “𝘷𝘪𝘷𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘴𝘪𝘤𝘶𝘳𝘪 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦 𝘵𝘪𝘦𝘱𝘪𝘥𝘦 𝘤𝘢𝘴𝘦 𝘦 𝘵𝘰𝘳𝘯𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘢 𝘤𝘢𝘴𝘢 𝘢 𝘴𝘦𝘳𝘢 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘪𝘣𝘰 𝘤𝘢𝘭𝘥𝘰 𝘦 𝘷𝘪𝘴𝘪 𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪”, a riflettere su quanto sia importante “𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘥𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘥𝘢𝘳𝘦” e vigilare perché ciò che è accaduto non si ripeta.


Per maggiori informazioni: http://www.pietredinciampo.eu/milano/

𝗙𝗼𝗿𝗹𝗶̀ - 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝟮𝟬𝟮𝟮

In occasione del Giorno della Memoria a Forlì sono state programmate diverse iniziative. Tra queste spicca la messa in posa di 𝟭𝟮 𝗽𝗶𝗲𝘁𝗿𝗲 𝗱’𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝘃𝗶𝘃𝗮 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝘂𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗲𝗰𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝘁𝗮. Si tratta di donne e uomini colpiti solo perché di religione ebraica, ma anche di persone che si sono opposte alla dittatura come Itala Spazzoli e sua figlia Franca Ferrini, uniche due donne forlivesi deportate per motivi politici, di famiglia repubblicana e mazziniana.

𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗧𝗼𝗻𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗽𝗮𝘇𝘇𝗼𝗹𝗶

Nei locali del Nuovo cinema Aquila a Roma ha preso vita oggi 2 giugno 2021 il Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza che riunisce ANPI, AICVAS, ANED, ANEI, ANFIM, ANPIC, ANPPIA, ANRP, FIAP, FIVL.

Un'iniziativa storica che avvia un percorso unitario e condiviso nel rispetto, fondamentale, delle diverse anime, culture e sensibilità delle singole Associazioni partecipanti. Ha presieduto Luca Aniasi, della Direzione nazionale F.I.A.P.

Sono intervenuti Dario Venegoni, Presidente Nazionale dell'ANED, Serena Colonna, segretaria generale dell'ANPPIA, Anna Maria Cristina Olmi, Vice Presidente Nazionale dell'ANPC, Gianfranco Pagliarulo, Presidente Nazionale dell'ANPI.

L'attrice Benedetta Buccellato ha letto un brano tratto dall'ultimo discorso alla Camera dei Deputati di Giacomo Matteotti e la storica Isabella Insolvibile dell'Istituto Parri ha svolto una straordinaria lectio storica "Dalla Resistenza alla Repubblica".

Sono giunti i messaggi di saluto del Presidente della Camera Roberto Fico e della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.


Al seguente link viene riportato il discorso di Luca Aniasi: https://www.facebook.com/FIAPItalia/photos/a.361850837313867/1847514855414117/

PUBBLICAZIONI RECENTI

Il sole, il respiro, il colore dell’aria. 19 donne decorate con Medaglia d’Oro al Valor Militare (1943-1945), un volume di Monica Emmanuelli realizzato per F.I.A.P. nell’ambito del progetto “Valorizzare il ruolo delle donne nella Resistenza: le Medaglie d’Oro”.

Le biografie delle 19 donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare rappresentano simbolicamente la varietà e le peculiarità della Resistenza femminile. Tra di loro ci sono staffette, partigiane in armi, infermiere, contadine, braccianti, borghesi, di età e con percorsi culturali e lavorativi molto diversi. Si tratta di un numero obiettivamente esiguo se si contano le oltre trentaseimila partigiane certificate, senza poi calcolare coloro che, dopo la guerra, hanno preferito dimenticare. Seguire il dipanarsi delle vite di queste donne, attraverso cambiamenti, valutazioni e scelte, ci permette di eludere la retorica resistenziale che appiana, riduce e semplifica tutta l’inventiva e la profondità delle decisioni etiche e politiche operate dalle donne resistenti. Le decorate alla memoria sono Irma Bandiera, Ines Bedeschi, Livia Bianchi, Cecilia Deganutti, Gabriella Degli Esposti, Anna Maria Enriques Agnoletti, Maria Assunta Lorenzoni, Irma Marchiani, Ancilla Marighetto, Clorinda Menguzzato, Norma Parenti, Rita Rosani, Modesta Rossi, Virginia Tonelli, Iris Versari. Gina Borellini, Carla Capponi, Paola Del Din e Vera Vassalle hanno ricevuto l’onorificenza in vita.


Le Costituenti. La parola alle donne, un volume a cura di Federica Artali, Roberta Cairoli e Marina Cavallini realizzato dalla F.I.A.P. nell'ambito del progetto "Le donne e la Costituente" con il contributo del Ministero della Difesa.

Il
2 giugno 1946 ventuno donne vennero elette all’Assemblea Costituente: un risultato che sancisce di fatto l’accesso alla rappresentanza politica da parte delle donne.
Un percorso lungo e faticoso che il volume, ideato dalla FIAP, ricostruisce riallacciando i legami tra le battaglie del movimento femminile emancipazionista di inizio Novecento e il riconoscimento del diritto di voto nel febbraio del 1945. Le 21 protagoniste vengono raccontate attraverso lo strumento della biografia e rappresentate mediante illustrazioni originali. Per rendere inoltre più fruibili i contenuti alle nuove generazioni i capitoli sono corredati da box tematici, schede e fonti documentarie di diversa tipologia per stimolare approfondimenti e riflessioni.


Soldati italiani dopo l'8 settembre 1943. Nuova edizione, un volume a cura di F.I.A.P. - Federazione Italiana Associazioni Partigiane con il contributo del Ministero della Difesa.

Nel 1987 Aldo Aniasi, all’inizio del suo mandato di presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane, volle fortemente la pubblicazione del volume 51 della collana “Quaderni della FIAP” dal titolo Soldati italiani dopo il settembre 1943: un’operazione pionieristica volta a «fornire copioso materiale al giudizio del lettore» sulla vicenda, a lungo trascurata e pertanto poco nota, «dei prigionieri di guerra e più precisamente degli italiani che all’indomani dell’8 settembre 1943 caddero nelle mani dei tedeschi nei vari teatri d’Europa (e così in Italia)».

A oltre trent’anni di distanza F.I.A.P., perseguendo oggi come allora lo scopo di restituire una rappresentazione fedele della complessità del movimento resistenziale in Italia, di cui il tenace rifiuto opposto al nazifascismo dagli internati militari rappresenta un elemento imprescindibile, ripropone all’attenzione dell’opinione pubblica quel testo, in una nuova edizione arricchita da saggi storiograficamente aggiornati.

Aldo Aniasi, la tela del riformista. Scritti discorsi e documenti tra Milano e Roma un volume a cura di Jacopo Perazzoli. Presentazione di Mario Artali, prefazione di Maria Chiara Giorgi. Volume realizzato da F.I.A.P. con il contributo del Ministero della Difesa.

Come questo volume dimostra, la vicenda politica di Aldo Aniasi — partigiano, sindaco, deputato e ministro — è segnata anzitutto dagli anni alla guida della città che lo aveva accolto durante il fascismo. Nella Milano riconsegnata alla democrazia, Aniasi si occupò a lungo di periferie e di miglioramento delle condizioni di vita dei suoi concittadini, sia nelle vesti di consigliere comunale, sia quale assessore e poi, a partire dal 1967, da sindaco. Fu a Milano che capì l’importanza di legare l’azione politica a un ampio processo di indagine conoscitiva da condurre sul campo. Questo metodo di lavoro, così in voga nell’Italia post-fascista, lo mise in campo anche quando, tra il 1980 e il 1981, fu chiamato a guidare il Ministero della Sanità, dove si confrontò con una sfida non da poco: rendere operativo il Servizio Sanitario Nazionale. Per provare a ricostruire un profilo biografico poliedrico come quello di Anasi, si è deciso di riproporre un’antologia ragionata di alcuni dei documenti più significativi della sua vasta produzione, così da mettere a fuoco il suo modus operandi da amministratore milanese ma anche da responsabile della sanità pubblica.

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