F.I.A.P. - Federazione Italiana Associazioni Partigiane

F.I.A.P. è la Federazione Italiana Associazioni Partigiane. Ad essa aderiscono associazioni e circoli che si richiamano ai valori e ai principi che essa difende.

La F.I.A.P. venne fondata nel 1949 con l’obiettivo di valorizzare il contributo originale portato alla lotta di Liberazione dal socialismo liberale di Giustizia e Libertà, dal Partito d’Azione, dall’antifascismo liberal-radicale, dagli anarchici, dagli indipendenti e da quanti nel dopoguerra italiano non si riconoscevano nella logica degli schieramenti contrapposti.

Ferruccio Parri ne fu primo presidente e principale animatore; seguirono alla presidenza Francesco Albertini, Enzo Enriques Agnoletti, Aldo Aniasi e Francesco Berti.

Dal giugno 2021 è Presidente Nazionale Luca Aniasi.
Attraverso corsi, convegni, seminari, percorsi didattici, mostre, FIAP mantiene vivi i valori dell’antifascismo e della Resistenza.

La F.I.A.P. progetta e realizza ricerche e pubblicazioni e aderisce alla
Confederazione Nazionale fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane.

É ONLINE LA RIVISTA "LETTERA AI COMPAGNI"

In occasione della FESTA DELLA LIBERAZIONE dal nazifascismo, la “LETTERA AI COMPAGNI” riprende le pubblicazioni.
La rivista fondata da
Ferruccio Parri nel 1969, torna a firma di Luca Aniasi, Paolo Bagnoli, Roberta Cairoli, Antonio Caputo, Bianca Lami, Anna Foa, Ferruccio Parri, Andrea Ricciardi, Filippo Senatore, Marco Zanier e con i contributi tratti dagli archivi originali.

COMUNICATO STAMPA F.I.A.P. - 25 APRILE

Celebriamo questo 25 aprile, il settantasettesimo anniversario della Liberazione dell’Italia e dell’Europa, dal nazifascismo, con la conquista delle perdute Libertà attraverso la Resistenza.

La Resistenza è stato un gigantesco fenomeno di disobbedienza civile in nome di ideali superiori come libertà, eguaglianza, giustizia, fratellanza dei popoli.

Le bande partigiane furono “un microcosmo di democrazia diretta”, in senso esistenziale, di autocoscienza, permettendo ad una intera generazione di affacciarsi alla politica, scavando nel proprio io, facendo riferimento alle proprie scelte, affermando la personale scelta partigiana di ciascuno quale fondamento di una rigenerazione collettiva da realizzare attraverso istituzioni rifondate dal basso.

Secondo risorgimento e lotta patriottica, fu qualcosa di più grande del CLN e dei partiti che la guidarono, perché fu soprattutto la moltitudine delle vite concrete dei resistenti, di quanti interpretarono l’8 settembre 1943, morte della Patria, ma anche inizio di un cammino impervio per ritrovarla, come la fine di una stagione di carestia morale e di avvelenamento delle coscienze, vivendola come il momento in cui finalmente non ci si doveva vergognare di se stessi e si potevano riscattare vent’ anni di passività e ignavia.

Una scelta che, nel suo significato etico di rifiuto dell’orrore e della sopraffazione, incombe su ciascuno ancor ora.

Facendo del 25 aprile una data fondamentale, nel senso letterale di fondamento della nostra religione civile.

Festa di tutti gli italiani senza alcuna distinzione.

Oggi, grazie a quella pagina scritta sulle montagne e nelle nostre città, e in Europa, abbiamo ancora il privilegio di scegliere e di poterlo fare nella libertà, conquistato con le armi e generosamente condiviso con i nemici della libertà, fascisti e repubblichini, portatori di dottrine infami.

Una scelta, per conservare quel privilegio, necessaria, in quanto imparziale e definitiva.

Ma la Resistenza ha avuto anche un significato universale: in quanto guerra popolare, spontanea, non comandata dall’alto, essa è stata un grande moto di emancipazione umana, che mirava molto più lontano e i cui effetti, proprio per questo, non sono ancora finiti: a una società internazionale più giusta, ispirata agli ideali di pace e di fraternità tra i popoli.

Chi legga le Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea, da cui parlano, nell'estremo saluto alla vita, operai e sacerdoti, intellettuali e contadini, comunisti, socialisti, cattolici, liberali, azionisti, si accorge che esse sono animate da un comune sentire. Non soltanto del coraggio di fronte alla morte che nasce dal sentimento della dignità dell'uomo come valore assoluto al di là e al di sopra della morte.

Queste parole sono come l'inizio di un canto corale che sarà ripetuto da mille altri fino alla Libertà.

Ma non possiamo, in questo 25 aprile, non rivolgerci al popolo ucraino, vittima di una illegale guerra di aggressione, che ha violato lo statuto dell’Onu e il diritto internazionale, facendo precipitare il mondo nell’angoscia.

La ferma condanna dell’aggressione militare scatenata senza alcuna giustificazione dalla Russia tirannicamente governata da Putin è per una Associazione come la nostra, fondata da Ferruccio Parri negli anni della guerra fredda, resistente della prima ora e primo Presidente del Consiglio dell’Italia liberata, imperativo etico e civile assoluto.

E’ Resistenza anche quella di Kiev, contro l’invasore che intende negare la libertà del popolo ucraino.

In questa enorme e assurda realtà della guerra che continuamente smentisce il diritto, occorre non gettare la spugna rifiutando un determinismo storico per cui è la guerra stessa che giustifica i propri crimini e si autoassolve.

Occorre declinare la ragione del diritto, prima che la compassione del mondo per le vittime dei tanti crimini si esaurisca, distinguendo, come insegnava Norberto Bobbio, tra i fondatori della FIAP, fra “violenza prima” e “violenza seconda”, fra chi usa per primo la forza militare e chi si difende. Chi usa la forza per primo è il prepotente e chi esercita la forza per secondo è il più debole costretto a difendersi: e le due posizioni non possono essere messe giuridicamente e moralmente sullo stesso piano. È il classico tema dell'aggressione e della resistenza all'aggressione.

Se non introduciamo criteri di valutazione giuridica e morale dell'uso della forza militare si rischia di dare sempre ragione al prepotente.

Per questo motivo, quest’anno non saremo, per la prima volta, a Porta San Paolo a Roma ed in altre piazze dove abbiamo ravvisato il rischio che si potesse perdere il senso del 25 aprile, della più importante ricorrenza civile della nostra Repubblica

Non possiamo accettare che le bandiere della FIAP, che dalla sua fondazione si basa sulla “fede nella libertà”, si possano confondere con quelle dell’odio verso le democrazie occidentali. Non è la festa della “pace” ma della fine di una guerra, quella combattuta dai nostri partigiani armati dagli alleati americani ed inglesi per liberare l’Italia dall’occupazione straniera a cui il fascismo aveva spalancato le porte.

Dedichiamo questo 25 aprile alla memoria di chi 77 anni fa in tutta Europa ha perso la vita per riconquistare la libertà contro la tirannide militarista e imperialista del tempo e oggi al popolo ucraino che sta resistendo eroicamente alla superpotenza che ha invaso il suo paese. Lo dedichiamo alle vittime civili di una barbarie che non rispetta alcuna regola internazionale, alcun codice d’onore.

Sappia l’esempio dei partigiani italiani ed europei farci ritrovare la strada per un mondo più giusto e per la pace e fratellanza tra i popoli dai resistenti europei agognata, bandendo la guerra dalla storia dell’UOMO.


La Presidenza FIAP

CONGRESSO ANPI RICCIONE - 27 marzo 2022
Il discorso del Presidente della FIAP Luca Aniasi al 17° congresso nazionale dell’ANPI

Care compagne e cari compagni, amiche, amici,

sono qui per rivolgere un saluto caloroso e fraterno ed un augurio di buon lavoro a tutti voi, a tutta l’ANPI, ai compagni partigiani di fronte ai quali mi inchino con infinita riconoscenza e al Presidente Pagliarulo, a cui mi lega un rapporto di stima, spero ricambiata, e di fattiva collaborazione e condivisione di intenti.

Sono qui a nome della FIAP, la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane, che, come molti di voi sanno, fu fondata nel 1949 da Ferruccio Parri ed in cui confluirono realtà ispirate all'esperienza di Giustizia e Libertà e delle brigate Matteotti, del Partito d'Azione, dei socialisti, dei liberalsocialisti, degli anarchici e di tanti indipendenti.

E, insieme a tutta la FIAP, desidero ricordare con commossa ammirazione la vostra Presidente, compagna ed amica Carla Nespolo, che così precocemente ci ha lasciato.

Negli anni, tra le nostre organizzazioni, si è cementato un rapporto consolidato di amicizia e di collaborazione, che si è sviluppato nei territori – penso a Milano con l’amico Roberto Cenati o a Roma con Fabrizio De Santis, Valerio Bruni, Marina Pierlorenzi e gli altri compagni – a Torino ed in molte altre città.

E all’interno della Fondazione Corpo Volontari della Libertà che ha recentemente riavviato l’attività grazie anche all’impulso del Presidente Emilio Ricci e dell’infaticabile compagna Carla Argenton.

Sono giorni difficili.

E’ in corso da un mese una criminale guerra di aggressione contro una nazione sovrana ed indipendente da parte della Russia, da parte di un regime illiberale, plutocratico, da alcuni, in modo efficace, chiamato “cleptocratico”, in cui i diritti umani sono da anni calpestati, la libertà di informazione è negata, l’opposizione politica repressa, con il carcere, o peggio, e la discriminazione delle persone LGBTI è senza tregua.

Un regime che, non a caso, ha finanziato negli anni le destre europee, anche le più estreme, alcune delle quali, infatti, si rifiutano di condannare l’aggressione all’Ucraina o, nel migliore dei casi, sono tiepide nel farlo e abbondano nei distinguo e nei “però”.

Inquietanti commistioni anche con formazioni politiche italiane stanno emergendo proprio in questi giorni.

Sia chiaro, condanniamo il regime non la popolazione ed i cittadini russi che, rischiando il carcere e le percosse, protestano nelle piazze contro l’invasione, devono sapere che ammiriamo il loro coraggio e siamo incondizionatamente dalla loro parte.

In Ucraina sta accadendo quello che mai avremmo pensato potesse succedere ancora nel cuore della nostra Europa. Città sotto assedio, bombardate da aerei o addirittura dalle navi, raggiunte nel loro cuore anche da missili che vengono da lontano.

Come ha detto un testimone, Mariupol passerà tristemente alla storia come Guernica, Coventry, Grozny o Aleppo.

Il mondo non potrà mai dimenticare.

Colpiscono scuole, ospedali, centri per anziani, rifugi per sfollati, donne e uomini in fila per il cibo o per accedere ad un mezzo di trasporto, e poi deportazioni e stupri, l’intero campionario dei crimini di guerra: i responsabili pagheranno per tutto questo di fronte al tribunale della storia oltre che di fronte alla Corte Penale Internazionale.

Perché pagheranno.

Il 24 febbraio, il Forum delle Associazioni Antifasciste e della Resistenza, di cui siamo, con voi, tra i fondatori, ha condannato tempestivamente e fermamente l’aggressione russa all’Ucraina ed espresso la propria solidarietà e vicinanza alla popolazione vittima.

Tuttavia, e sono tra compagni ed amici ed ai compagni ed agli amici si parla chiaro, non abbiamo condiviso né fino in fondo capito la posizione dell’ANPI sul conflitto.

Non abbiamo condiviso l’analisi delle sue cause. L’azione di Putin è stata, a nostro avviso, provocata semplicemente dal fatto che i popoli vogliono la libertà. Perché chi vuole la libertà cerca protezione da Mosca, per non finire come altri paesi confinanti con governi fantoccio le cui redini sono tenute dal Cremlino.

Questa era stata la scelta, largamente maggioritaria, del popolo ucraino che scendeva in piazza con le bandiere dell’Europa e vogliamo fortemente che l’Ucraina entri al più presto nella Unione Europea.

“Vi è una profonda convinzione che gli uomini della FIAP hanno ben chiara: e cioè che degna di essere difesa, ed essi sono sempre pronti a difendere, in qualunque modo, in qualunque occasione, in qualunque momento, è una patria libera. Soltanto una patria libera. Ed un mondo libero.” sono le parole che pronunciò Ferruccio Parri ad un nostro congresso e che ci danno la chiave di interpretazione per quello che sta accadendo.

Noi sosteniamo incondizionatamente l’azione dei Paesi liberi, dell’Unione Europea e del Governo italiano. Sosteniamo le misure economiche e l’invio di quanto serve, inclusi gli armamenti di difesa per l’esercito ucraino e per le donne e gli uomini che resistono.

Parri rispondeva agli alleati che proponevano di compiere esclusivamente opere di sabotaggio o di informazione militare che la nostra sarebbe stata una lotta di popolo con un esercito di popolo. E così fu. E, pur senza tracciare paragoni tra epoche e contesti differenti, ci chiediamo: perché non dovrebbe essere così anche in Ucraina? Perché il sacro dovere della difesa della Patria, per usare le parole della nostra Costituzione, non deve valere anche per i cittadini ucraini? E come mai la dovrebbero difendere, la Patria?

In quel paese si difende il mondo libero, l’Europa libera e democratica sognata da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, che compie sessantacinque anni e che, pur nelle sue tante contraddizioni, ha garantito la pace, la crescita e l’armonia dei popoli.

Siamo tutti per la pace: la pace però si mantiene, la libertà si difende, in ogni modo. L’aggressore davanti alla resa non si fermerebbe ma attaccherebbe il prossimo, che sia la Moldavia o la Lettonia o chi altri.

E’già successo.

Mi ha scritto Paola Del Din, la partigiana “Renata”, medaglia d’oro al valor militare: (sono le sue parole) “Auguriamoci che l’Unione Europea si renda conto che le banche e le manovre politiche non sono sufficienti per difenderci da forze armate potenti e antidemocratiche; è necessario essere adeguatamente preparati in modo serio ed unitario. Ci è accaduto nei confronti di Hitler nel 1939, ma abbiamo voluto dimenticare la lezione”.

E mi è tornato in mente Emilio Lussu che scrisse: “Che ne sarebbe della civiltà del mondo, se l’ingiusta violenza si potesse sempre imporre senza resistenza?”

La scelta per la libertà è innanzitutto una scelta etica.

Scenderemo nuovamente in piazza quando alla bandiera della pace sarà accostata la bandiera della libertà, che oggi è gialla e azzurra come i campi di grano ed il cielo di Ucraina.

Mi scuso se mi sono soffermato su punti in cui le nostre opinioni divergono, peraltro so bene che anche all’interno della vostra associazione, come, peraltro, nella nostra, si è dibattuto e si dibatte come è giusto che sia.

Come dicevo, se l’ho fatto è perché, guardandomi intorno, vedo compagni e amici con i quali è giusto confrontarsi. E questo congresso, ve ne devo dare davvero atto e devo dare atto al Presidente Pagliarulo, rappresenta un momento “alto” di democrazia e di dibattito.

E si rafforza in noi sempre di più la convinzione che, come allora eravamo uniti nei Comitati di Liberazione Nazionale e nel Corpo Volontari della Libertà, pur con le differenze di ideali ed orientamenti politici e partitici, a 77 anni dalla fine della guerra di liberazione dobbiamo ambire alla riunificazione delle associazioni antifasciste e resistenziali, pur nel rispetto, fondamentale, delle loro diverse anime, culture e sensibilità.

E’ sotto gli occhi di tutti l’offensiva ideologica, miserevole e strumentale, rivolta ad offuscare la storia della Resistenza e a ridurla a un marginale episodio di guerra civile nella seconda parte della seconda guerra mondiale o a rappresentare il ventennio fascista come un periodo di ordine e grandezza nazionale.

Quest’anno cadrà il centesimo anniversario della marcia su Roma ed è sempre più alto il timore che la capitale d’Italia diventi un punto di incontro di movimenti dichiaratamente neofascisti o neonazisti provenienti dall’Italia e da tutta Europa.

Partiti politici che in Italia aspirano a governare si ispirano a paesi illiberali e non riescono a pronunciare l’aggettivo “antifascista” accanto al sostantivo Costituzione.

E se ci pensiamo, è’ passato solo poco più di un anno da quando una folla selvaggia assaltò il congresso degli Stati Uniti, un simbolo universalmente riconosciuto.

Di fronte alla crisi della storia e alla crisi delle democrazie non possiamo non interrogarci se non sia davvero giunto il momento di archiviare divisioni, peraltro in gran parte già superate dalle innumerevoli iniziative comuni a livello territoriale e nazionale e dai sentimenti di sincera amicizia che ci legano.

Il 2 giugno scorso è stato compiuto, su nostra comune e forte ispirazione, un passo importante nell’avvio di un percorso unitario, con la creazione del Forum delle Associazioni Antifasciste e della Resistenza.

E’ un primo passo, credo che sia nostro dovere far sì che ad esso ne seguano altri, che il Forum diventi davvero il riferimento per tutti gli antifascisti, di qualunque estrazione culturale e politica.

Su questo percorso, così come nella lotta ad ogni discriminazione e ad ogni fascismo, ci troverete sempre al vostro fianco.


Compagni, grazie a tutti e buon lavoro!

Nei locali del Nuovo cinema Aquila a Roma ha preso vita oggi 2 giugno 2021 il Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza che riunisce ANPI, AICVAS, ANED, ANEI, ANFIM, ANPIC, ANPPIA, ANRP, FIAP, FIVL.

Un'iniziativa storica che avvia un percorso unitario e condiviso nel rispetto, fondamentale, delle diverse anime, culture e sensibilità delle singole Associazioni partecipanti. Ha presieduto Luca Aniasi, della Direzione nazionale F.I.A.P.

Sono intervenuti Dario Venegoni, Presidente Nazionale dell'ANED, Serena Colonna, segretaria generale dell'ANPPIA, Anna Maria Cristina Olmi, Vice Presidente Nazionale dell'ANPC, Gianfranco Pagliarulo, Presidente Nazionale dell'ANPI.

L'attrice Benedetta Buccellato ha letto un brano tratto dall'ultimo discorso alla Camera dei Deputati di Giacomo Matteotti e la storica Isabella Insolvibile dell'Istituto Parri ha svolto una straordinaria lectio storica "Dalla Resistenza alla Repubblica".

Sono giunti i messaggi di saluto del Presidente della Camera Roberto Fico e della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.


Al seguente link viene riportato il discorso di Luca Aniasi: https://www.facebook.com/FIAPItalia/photos/a.361850837313867/1847514855414117/

PUBBLICAZIONI RECENTI

Il sole, il respiro, il colore dell’aria. 19 donne decorate con Medaglia d’Oro al Valor Militare (1943-1945), un volume di Monica Emmanuelli realizzato per F.I.A.P. nell’ambito del progetto “Valorizzare il ruolo delle donne nella Resistenza: le Medaglie d’Oro”.

Le biografie delle 19 donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare rappresentano simbolicamente la varietà e le peculiarità della Resistenza femminile. Tra di loro ci sono staffette, partigiane in armi, infermiere, contadine, braccianti, borghesi, di età e con percorsi culturali e lavorativi molto diversi. Si tratta di un numero obiettivamente esiguo se si contano le oltre trentaseimila partigiane certificate, senza poi calcolare coloro che, dopo la guerra, hanno preferito dimenticare. Seguire il dipanarsi delle vite di queste donne, attraverso cambiamenti, valutazioni e scelte, ci permette di eludere la retorica resistenziale che appiana, riduce e semplifica tutta l’inventiva e la profondità delle decisioni etiche e politiche operate dalle donne resistenti. Le decorate alla memoria sono Irma Bandiera, Ines Bedeschi, Livia Bianchi, Cecilia Deganutti, Gabriella Degli Esposti, Anna Maria Enriques Agnoletti, Maria Assunta Lorenzoni, Irma Marchiani, Ancilla Marighetto, Clorinda Menguzzato, Norma Parenti, Rita Rosani, Modesta Rossi, Virginia Tonelli, Iris Versari. Gina Borellini, Carla Capponi, Paola Del Din e Vera Vassalle hanno ricevuto l’onorificenza in vita.


Le Costituenti. La parola alle donne, un volume a cura di Federica Artali, Roberta Cairoli e Marina Cavallini realizzato dalla F.I.A.P. nell'ambito del progetto "Le donne e la Costituente" con il contributo del Ministero della Difesa.

Il
2 giugno 1946 ventuno donne vennero elette all’Assemblea Costituente: un risultato che sancisce di fatto l’accesso alla rappresentanza politica da parte delle donne.
Un percorso lungo e faticoso che il volume, ideato dalla FIAP, ricostruisce riallacciando i legami tra le battaglie del movimento femminile emancipazionista di inizio Novecento e il riconoscimento del diritto di voto nel febbraio del 1945. Le 21 protagoniste vengono raccontate attraverso lo strumento della biografia e rappresentate mediante illustrazioni originali. Per rendere inoltre più fruibili i contenuti alle nuove generazioni i capitoli sono corredati da box tematici, schede e fonti documentarie di diversa tipologia per stimolare approfondimenti e riflessioni.


Soldati italiani dopo l'8 settembre 1943. Nuova edizione, un volume a cura di F.I.A.P. - Federazione Italiana Associazioni Partigiane con il contributo del Ministero della Difesa.

Nel 1987 Aldo Aniasi, all’inizio del suo mandato di presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane, volle fortemente la pubblicazione del volume 51 della collana “Quaderni della FIAP” dal titolo Soldati italiani dopo il settembre 1943: un’operazione pionieristica volta a «fornire copioso materiale al giudizio del lettore» sulla vicenda, a lungo trascurata e pertanto poco nota, «dei prigionieri di guerra e più precisamente degli italiani che all’indomani dell’8 settembre 1943 caddero nelle mani dei tedeschi nei vari teatri d’Europa (e così in Italia)».

A oltre trent’anni di distanza F.I.A.P., perseguendo oggi come allora lo scopo di restituire una rappresentazione fedele della complessità del movimento resistenziale in Italia, di cui il tenace rifiuto opposto al nazifascismo dagli internati militari rappresenta un elemento imprescindibile, ripropone all’attenzione dell’opinione pubblica quel testo, in una nuova edizione arricchita da saggi storiograficamente aggiornati.

Aldo Aniasi, la tela del riformista. Scritti discorsi e documenti tra Milano e Roma un volume a cura di Jacopo Perazzoli. Presentazione di Mario Artali, prefazione di Maria Chiara Giorgi. Volume realizzato da F.I.A.P. con il contributo del Ministero della Difesa.

Come questo volume dimostra, la vicenda politica di Aldo Aniasi — partigiano, sindaco, deputato e ministro — è segnata anzitutto dagli anni alla guida della città che lo aveva accolto durante il fascismo. Nella Milano riconsegnata alla democrazia, Aniasi si occupò a lungo di periferie e di miglioramento delle condizioni di vita dei suoi concittadini, sia nelle vesti di consigliere comunale, sia quale assessore e poi, a partire dal 1967, da sindaco. Fu a Milano che capì l’importanza di legare l’azione politica a un ampio processo di indagine conoscitiva da condurre sul campo. Questo metodo di lavoro, così in voga nell’Italia post-fascista, lo mise in campo anche quando, tra il 1980 e il 1981, fu chiamato a guidare il Ministero della Sanità, dove si confrontò con una sfida non da poco: rendere operativo il Servizio Sanitario Nazionale. Per provare a ricostruire un profilo biografico poliedrico come quello di Anasi, si è deciso di riproporre un’antologia ragionata di alcuni dei documenti più significativi della sua vasta produzione, così da mettere a fuoco il suo modus operandi da amministratore milanese ma anche da responsabile della sanità pubblica.

Entra a far parte della nostra community su facebook ed iscriviti al gruppo Federazione Italiana Associazioni Partigiane per rimanere sempre aggiornato sulle novità!