F.I.A.P. - Federazione Italiana Associazioni Partigiane

F.I.A.P. è la Federazione Italiana Associazioni Partigiane. Ad essa aderiscono associazioni e circoli che si richiamano ai valori e ai principi che essa difende.

La F.I.A.P. venne fondata nel 1949 con l’obiettivo di valorizzare il contributo originale portato alla lotta di Liberazione dal socialismo liberale di Giustizia e Libertà, dal Partito d’Azione, dall’antifascismo liberal-radicale, dagli anarchici, dagli indipendenti e da quanti nel dopoguerra italiano non si riconoscevano nella logica degli schieramenti contrapposti.

Ferruccio Parri ne fu primo presidente e principale animatore; seguirono alla presidenza Francesco Albertini, Enzo Enriques Agnoletti, Aldo Aniasi e Francesco Berti.

Dal giugno 2021 è Presidente Nazionale Luca Aniasi.
Attraverso corsi, convegni, seminari, percorsi didattici, mostre, FIAP mantiene vivi i valori dell’antifascismo e della Resistenza.

La F.I.A.P. progetta e realizza ricerche e pubblicazioni e aderisce alla
Confederazione Nazionale fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane.

NEWS!

Testo a cura di Nicola Terracciano

𝗖𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗧𝗘 𝗜𝗚𝗡𝗢𝗧𝗢 𝗮𝗹𝗹’𝗔𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝗮 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗘 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔 (𝟰 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟮𝟭-𝟰 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟭).

Il completamento dell’Unità d’Italia con il ritorno nel seno della Patria di Trento, Trieste, Gorizia, Istria (poi perduta per la sciagurata politica della dittatura fascista, traditrice del Risorgimento dell’Unità, della Libertà, della Laicità rispettosa di tutte le fedi religiose, della Democrazia) contro la nemica secolare della nostra Unità e Libertà, l’Austria, della quale sono stati storicamente alleati di ferro gli assolutisti, clericali, sanguinari, assassini Borboni di Napoli e di Sicilia fino alla loro fine storica nel 1860 e l’assolutista, clericale, antisemita, Papa-Re Vaticano fino al 1870 (continuando a lottare l’Italia una, libera, laica rispettosa di tutte le fedi religiose, democratica, moderna, in mille altre forme, ispirate e guidate in particolare dalla sua guardia pretoriana, quella dei gesuiti, dal 1870 ad oggi) costò 600 mila morti e un milione e duecentomila feriti.

Tra i Morti tanti furono i dispersi o i cui corpi non potettero essere identificati.

Per ricordarli doverosamente e con essi tutti i Caduti di ogni parte d’Italia fu scelta la bara di uno dei soldati ignoti e trasportata con memorabile ossequio di popolo da Aquileia a Roma all’Altare della Patria proprio nei primi di novembre del 1921 e da allora resta il simbolo più intenso del Popolo italiano, che ha costruito la Patria Italia unita e libera e la fa vivere con sacrifici immensi quotidiani.


Il 4 novembre, la F.I.A.P. ha preso parte alle celebrazioni de il '𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗨𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲' e della '𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗙𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗔𝗿𝗺𝗮𝘁𝗲'.

Il presidente della Repubblica, #SergioMattarella, ha deposto una corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto, all'Altare Della Patria Roma. 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮 𝗶𝗹 𝗚𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗠𝗶𝗹𝗶𝘁𝗲 𝗶𝗴𝗻𝗼𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗔𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗼𝗻𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲.

Il 4 novembre, 𝗻𝗶𝘁𝗶, 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗼𝗻𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗮𝗱𝘂𝘁𝗶 𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝗮.

Photo Credit Francesca Di Majo


NEWS!

Testo a cura di Marco Zanier

Ieri 2 novembre per me è stato un grande onore rappresentare la FIAP - Federazione Italiana Associazioni Partigiane alla celebrazione dei 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗶𝗹𝗶𝘁𝗲 𝗜𝗴𝗻𝗼𝘁𝗼 che si è svolta oggi al 𝗯𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝟭 della Stazione Termini, dove è arrivato il treno della memoria alla presenza del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, del Ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini, del Ministro delle Politiche giovanili Fabiana Dadone, del Capo di stato Maggiore della Difesa, delle autorità civili e religiose e delle molte Associazioni combattentistiche presenti. Il treno storico, proveniente come allora da Aquileia, è giunto a Roma Termini, tappa conclusiva del viaggio rievocativo in occasione del centenario dalla sepoltura del simbolo di tutti i caduti nella prima guerra mondiale. Come in altre tappe della riproposizione dello storico viaggio, la traslazione della tomba del Milite Ignoto è stata accolta da dalle scolaresche venute ad assistere alla manifestazione, in una festa partecipata e sentita dalle molte persone presenti.

NEWS!

Testo a cura di Filippo Senatore

Inopportuna la manifestazione di Novara

Novara Manifestazione no vax del 30 ottobre.

Su un cartello c’era scritto: «Stop dittatura». Su un altro: «Non cedere ai ricatti, resisti!». Uno striscione sorretto da due donne: «Fai valere i tuoi diritti». In testa e in coda al corteo i partecipanti hanno indossato vestiti da prigionieri dei campi di concentramento, come a voler paragonare le restrizioni anti Covid alla dittatura nazista. Corde che rappresentano la scena del filo spinato. Pettorine esibite a strisce verticali bianche e grigie, qualcuna anche con un numero appiccicato, come quelle dei prigionieri di Auschwitz. Una squallida rappresentazione che offende la memoria dell’Olocausto. La condanna è venuta da Noemi Di Segni, presidente dell’Ucei, l’Unione delle comunità ebraiche italiane: «Davanti a farneticazioni come quelle di Novara non è possibile invocare la libertà d’espressione garantita dalla Costituzione. Paragoni impossibili come quello cui abbiamo assistito costituiscono un assoluto abuso e un’offesa alla Memoria, che non è solo Memoria ebraica ma patrimonio comune di una società e civiltà».

Anche la Fiap si unisce all’indignazione di tutte le associazioni partigiane e quella dei cittadini democratici italiani. Si vuole manipolare la logica e la storia. Così di fronte a manifestazioni poco composte si tenta di manipolare verità inconfutabili. Chi rifiuta il vaccino non può accusare il Governo italiano di dittatura. Siamo in democrazia da più di 70 anni e non possiamo ammettere un vittimismo fuori luogo con autorappresentazioni indegne. I fascisti hanno tolto la libertà in Italia per oltre 20 anni. Ha chiuso il parlamento, dichiarato fuori legge i partiti e i sindacati. Ha imposto una censura della stampa destituendo i direttori delle testate più diffuse (Corriere della Sera e La Stampa). Si è macchiato di crimini di guerra in Africa, ex Jugoslavia, Albania e Grecia. Ha emanato leggi razziste. L’Italia nel 1940 è entrata in guerra con i nazisti ha portato l’Italia allo sfacelo. Inermi cittadini italiani sono stati avviati dai fascisti ai campi di sterminio.

I vaccini di massa sono una conquista del Dopoguerra che ha portato a debellare tante malattie nel mondo salvando migliaia di vite umani soprattutto bambini. Ciascuno è libero di opporsi alla vaccinazione ma per carità non faccia del vittimismo aberrante e fuori luogo.

Nei locali del Nuovo cinema Aquila a Roma ha preso vita oggi 2 giugno 2021 il Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza che riunisce ANPI, AICVAS, ANED, ANEI, ANFIM, ANPIC, ANPPIA, ANRP, FIAP, FIVL.

Un'iniziativa storica che avvia un percorso unitario e condiviso nel rispetto, fondamentale, delle diverse anime, culture e sensibilità delle singole Associazioni partecipanti. Ha presieduto Luca Aniasi, della Direzione nazionale F.I.A.P.

Sono intervenuti Dario Venegoni, Presidente Nazionale dell'ANED, Serena Colonna, segretaria generale dell'ANPPIA, Anna Maria Cristina Olmi, Vice Presidente Nazionale dell'ANPC, Gianfranco Pagliarulo, Presidente Nazionale dell'ANPI.

L'attrice Benedetta Buccellato ha letto un brano tratto dall'ultimo discorso alla Camera dei Deputati di Giacomo Matteotti e la storica Isabella Insolvibile dell'Istituto Parri ha svolto una straordinaria lectio storica "Dalla Resistenza alla Repubblica".

Sono giunti i messaggi di saluto del Presidente della Camera Roberto Fico e della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.


Al seguente link viene riportato il discorso di Luca Aniasi: https://www.facebook.com/FIAPItalia/photos/a.361850837313867/1847514855414117/

PUBBLICAZIONI RECENTI

Il sole, il respiro, il colore dell’aria. 19 donne decorate con Medaglia d’Oro al Valor Militare (1943-1945), un volume di Monica Emmanuelli realizzato per F.I.A.P. nell’ambito del progetto “Valorizzare il ruolo delle donne nella Resistenza: le Medaglie d’Oro”.

Le biografie delle 19 donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare rappresentano simbolicamente la varietà e le peculiarità della Resistenza femminile. Tra di loro ci sono staffette, partigiane in armi, infermiere, contadine, braccianti, borghesi, di età e con percorsi culturali e lavorativi molto diversi. Si tratta di un numero obiettivamente esiguo se si contano le oltre trentaseimila partigiane certificate, senza poi calcolare coloro che, dopo la guerra, hanno preferito dimenticare. Seguire il dipanarsi delle vite di queste donne, attraverso cambiamenti, valutazioni e scelte, ci permette di eludere la retorica resistenziale che appiana, riduce e semplifica tutta l’inventiva e la profondità delle decisioni etiche e politiche operate dalle donne resistenti. Le decorate alla memoria sono Irma Bandiera, Ines Bedeschi, Livia Bianchi, Cecilia Deganutti, Gabriella Degli Esposti, Anna Maria Enriques Agnoletti, Maria Assunta Lorenzoni, Irma Marchiani, Ancilla Marighetto, Clorinda Menguzzato, Norma Parenti, Rita Rosani, Modesta Rossi, Virginia Tonelli, Iris Versari. Gina Borellini, Carla Capponi, Paola Del Din e Vera Vassalle hanno ricevuto l’onorificenza in vita.


Le Costituenti. La parola alle donne, un volume a cura di Federica Artali, Roberta Cairoli e Marina Cavallini realizzato dalla F.I.A.P. nell'ambito del progetto "Le donne e la Costituente" con il contributo del Ministero della Difesa.

Il
2 giugno 1946 ventuno donne vennero elette all’Assemblea Costituente: un risultato che sancisce di fatto l’accesso alla rappresentanza politica da parte delle donne.
Un percorso lungo e faticoso che il volume, ideato dalla FIAP, ricostruisce riallacciando i legami tra le battaglie del movimento femminile emancipazionista di inizio Novecento e il riconoscimento del diritto di voto nel febbraio del 1945. Le 21 protagoniste vengono raccontate attraverso lo strumento della biografia e rappresentate mediante illustrazioni originali. Per rendere inoltre più fruibili i contenuti alle nuove generazioni i capitoli sono corredati da box tematici, schede e fonti documentarie di diversa tipologia per stimolare approfondimenti e riflessioni.


Soldati italiani dopo l'8 settembre 1943. Nuova edizione, un volume a cura di F.I.A.P. - Federazione Italiana Associazioni Partigiane con il contributo del Ministero della Difesa.

Nel 1987 Aldo Aniasi, all’inizio del suo mandato di presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane, volle fortemente la pubblicazione del volume 51 della collana “Quaderni della FIAP” dal titolo Soldati italiani dopo il settembre 1943: un’operazione pionieristica volta a «fornire copioso materiale al giudizio del lettore» sulla vicenda, a lungo trascurata e pertanto poco nota, «dei prigionieri di guerra e più precisamente degli italiani che all’indomani dell’8 settembre 1943 caddero nelle mani dei tedeschi nei vari teatri d’Europa (e così in Italia)».

A oltre trent’anni di distanza F.I.A.P., perseguendo oggi come allora lo scopo di restituire una rappresentazione fedele della complessità del movimento resistenziale in Italia, di cui il tenace rifiuto opposto al nazifascismo dagli internati militari rappresenta un elemento imprescindibile, ripropone all’attenzione dell’opinione pubblica quel testo, in una nuova edizione arricchita da saggi storiograficamente aggiornati.

Aldo Aniasi, la tela del riformista. Scritti discorsi e documenti tra Milano e Roma un volume a cura di Jacopo Perazzoli. Presentazione di Mario Artali, prefazione di Maria Chiara Giorgi. Volume realizzato da F.I.A.P. con il contributo del Ministero della Difesa.

Come questo volume dimostra, la vicenda politica di Aldo Aniasi — partigiano, sindaco, deputato e ministro — è segnata anzitutto dagli anni alla guida della città che lo aveva accolto durante il fascismo. Nella Milano riconsegnata alla democrazia, Aniasi si occupò a lungo di periferie e di miglioramento delle condizioni di vita dei suoi concittadini, sia nelle vesti di consigliere comunale, sia quale assessore e poi, a partire dal 1967, da sindaco. Fu a Milano che capì l’importanza di legare l’azione politica a un ampio processo di indagine conoscitiva da condurre sul campo. Questo metodo di lavoro, così in voga nell’Italia post-fascista, lo mise in campo anche quando, tra il 1980 e il 1981, fu chiamato a guidare il Ministero della Sanità, dove si confrontò con una sfida non da poco: rendere operativo il Servizio Sanitario Nazionale. Per provare a ricostruire un profilo biografico poliedrico come quello di Anasi, si è deciso di riproporre un’antologia ragionata di alcuni dei documenti più significativi della sua vasta produzione, così da mettere a fuoco il suo modus operandi da amministratore milanese ma anche da responsabile della sanità pubblica.

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