Serata in onore di Agostino Viviani

Serata al Circolo De Amicis in onore del senatore a 7 mesi dalla scomparsa Viviani, difensore della libertà e della democrazia

Per iniziativa del Circolo di via De Amicis, della Fiap e del Circolo Carlo Rosselli, si è svolta a Milano, nella sede di via De Amicis 17, una serata in onore di Agostino Viviani a sette mesi dalla sua scomparsa. Alla manifestazione hanno preso parte alcuni eminenti amici di Agostino Viviani trattando i temi e gli impegni che hanno caratterizzato la sua vita e la sua attività professionale.

Sono intervenuti Roberto Barzanti, Giuseppe Di Federico, Mauro Mellini e Carlo Tognoli. Ha introdotto e coordinato i lavori Mario Artali.

In apertura Roberto Barzanti ha trattato il tema: “La battaglia per la libertà e per la democrazia negli anni del fascismo, della resistenza e della liberazione” soffermandosi sull’esperienza senese di Agostino Viviani. Barzanti ha ricordato che “per capire i fondamenti del cammino percorso con impetuoso coraggio da Agostino Viviani occorra rifarsi all’ambito familiare che alimentò i primi anni della sua formazione”. La sua avversione al fascismo, infatti, ricorda l’oratore, “derivò prima di tutto dalla lezione di dignità e riserbo appresa in famiglia”. Viviani si era rifiutato di iscriversi al Guf e aveva, di conseguenza dovuto svolgere il servizio militare preliminare con operai e contadini. Per la sua attività di antifascista, Agostino Viviani, ricorda ancora Barzanti, fu “colpito da mandato di cattura e si dette alla latitanza fino alla liberazione”.

Dopo aver ricordato che fu membro del Cln provinciale e “aver difeso i mezzadri quando furono accusati di appropriazione indebita per aver trattenuto il 60 per cento invece del 50 per cento del prodotto”, Barzanti sottolinea che Viviani fu nel collegio di parte civile nel processo contro i delitti commessi dai nazifascisti nella fiorentina Villa Trieste”. Barzanti ha così concluso: “Resta oggi vivo il ricordo di Agostino Viviani, della lucida asprezza della sua parola, della sua affilata argomentazione, della sua sferzante ironia, assai toscana: nelle concitate arringhe e negli interventi politici, sottolinea Barzanti, in pratica egli si spendeva al massimo “con passione e razionalità, colla mente e col cuore”.

Ha poi preso la parola Giuseppe Di Federico soffermandosi “sulla battaglia per la riforma del processo penale, dell’ordinamento giudiziario e per una giustizia giusta”. Di Federico nell’analizzare il tema, ha fatto riferimento al libro scritto da Viviani su “La degenerazione del processo penale in Italia” rilevando che quel libro è importante per tre ragioni. “In primo luogo –dice Di Federico – perché evidenzia deviazioni del processo penale che lungi dal ridursi si svilupperanno e diffonderanno in modo ancor più evidente e grave nel periodo successivo all’entrata in vigore, nel 1989, del “nuovo” codice di procedura penale; in secondo luogo perché collega lo sviluppo di tali deviazioni a disfunzioni ordinamentali; in terzo luogo perché ha originato una collaborazione tra lui e me nel tentativo di ottenere che alcuni comportamenti segnalati in quel libro fossero in qualche modo censurati dal Csm”. Di Federcio, infine, ha parlato dei valori di giustizia e libertà che lo hanno accompagnato in tutta la sua attività professionale e pubblica. “Non ho parlato della sua umanità – sottolinea l’oratore – della sua capacità di dimostrare e far sentire la sua amicizia. Non ho parlato di quella rara virtù di non farsi mai percepire come un nemico, neppure nelle occasioni di più aspro contrasto”.

Mauro Mellini ha trattato poi il tema delle “battaglie parlamentari per il rispetto della persona e dei suoi diritti, nella famiglia, nella società e davanti alla pubblica autorità”. Dopo aver ricordato i rapporti personali legati all’attività parlamentare, Mellini ha voluto sottolineare che oggi, a parte le lagnanze sulla Costituzione inapplicata, ci troviamo di fronte a leggi nuove e “non tutte sono leggi che meritano per noi, per Agostino Viviani, credo per la storia di questo Paese, il titolo di leggi democratiche, di leggi di libertà”. Tornando all’opera di Viviani, il relatore ha poi concluso: “Agostino Viviani ha detto che nessuno può pensare che combattendo per la libertà possa ottenere un risultato del quale ci si possa appagare. Una volta intrapreso questo passaggio, si deve sapere che le battaglie non finiscono mai perché la libertà è quella cosa che si vive ogni giorno, se ne ha bisogno ogni giorno e bisogna combattere per essa ogni giorno”.

Carlo Tognoli ha affrontato un tema caro a Viviani: “Le battaglie politiche per la democrazia e per i diritti civili”. “Agostino Viviani – ha esordito Tognoli – ha legato la sua vita all’amore per la libertà. Le sue battaglie per il diritto, per la giustizia, per i “diritti”, hanno come sfondo una concezione di libertà non solo individuale, fine a se stessa, ma per tutti, nel profondo rispetto del diritto, ma estesa senza eccezioni. Una concezione della libertà alla base della democrazia compiuta nella quale anche la giustizia sociale, pur importantissima per un socialista come lui, viene dopo, la ritroviamo nel Filippo Turati avvocato, studioso del sistema carcerario di allora, o in Carlo Rosselli combattente contro il fascismo. Anche Sandro Pertini professava una religione della libertà di questo stampo”. “Questa – aggiunge Tognoli - è stata la coerenza di Viviani e spiega la sua scienza giuridica e le sue prese di posizione nel campo del diritto, nella società, nella difesa dei deboli, tra i quali figuravano gli imputati o i carcerati, sottoposti alla forza, sia pure esercitata legittimamente, dello Stato”.

Con questa serata è stato dato l’avvio a un lavoro per ricordare come merita Agostino Viviani, irriducibile combattente per la libertà e per la democrazia, per il rispetto della persona e dei suoi diritti, per una giustizia giusta. Un lavoro che verrà portato a compimento entro il dicembre 2011, a cento anni dalla sua nascita.