Onore
a Michele Bellavitis
primo segretario della F.I.A.P.
di Renzo Biondo
Il 29 ottobre è mancato in Svizzera, dove ormai
abitava, il conte Michele Bellavitis: con il fratello
Giorgio (grande architetto) e la sorella Elena insegnante,
rappresentavano il ramo veneziano di una grande famiglia
friulana.
Michele negli anni ‘40 frequentava l’Accademia
militare di Modena, quando tornava a Venezia spiccava
per l’eleganza con cui portava l’uniforme
di cadetto. L’8 settembre 1943 l’Accademia
si dissolse come tutto l’esercito, Michele,
che si dichiarava monarchico, rivelò subito
l’antifascismo intransigente della sua famiglia.
Collegandosi al partito d’azione in cui operavano
molti giovani della zona di S. Cassiano, vicino a
Rialto, partecipò a diverse azioni a Venezia.
Nel maggio 1944 si portò anche lui, con il
fratello minore Giorgio, al comando della Divisione
Osoppo al Castello Ceconi di Pielungo, e fu assegnato
alla IV brigata operante in Val Meduna. Durante un’azione
in pianura, il suo distaccamento doveva attraversare
di notte il letto del fiume Meduna, ma tradito dal
chiaro di luna cadde in un’imboscata dei tedeschi.
Si difese furiosamente, ma ferito ad una gamba fu
catturato, scaraventato in un camion senza alcuna
cura, e dopo un passaggio alle carceri di Udine, spedito
nel campo di concentramento di Buchenwald.
Qui si salvò solo perché i compagni
di prigionia, molti ebrei, all’appello mattutino
lo tenevano a forza in piedi, chi cadeva veniva subito
fucilato.
Alla fine della guerra si trovò in una lunga
odissea come Primo Levi: ormai dato per morto poté
arrivare a casa solo a fine giugno 1945, claudicante
e ridotto a 40 chili.
Fu tra i primi organizzatori dell’ANPI inizialmente
genuina, fummo entrambi eletti al Comitato Direttivo
nel primo Congresso nell’autunno 1945. Subito
fondammo un quindicinale “Vento di Montagna”
(io direttore lui redattore responsabile) che pubblicammo
per oltre due anni con grande successo in tutta Italia.
Ma nel 1948 ci scontrammo con l’egemonia degli
stalinisti nell’ANPI di quel periodo critico,
demmo le dimissioni e cominciammo ad organizzare l’Associazione
Partigiani Giustizia e Libertà, che divenne
elemento fondante della FIAP.
Nel Congresso costituente della FIAP, indetto da Ferruccio
Parri il 9 gennaio 1949, Michele venne nominato Segretario
Generale, si trasferì a Milano e riuscì
a viverci con un modesto rimborso spese di 40.000
lire, dormendo in una camera ammobiliata e consumando
i pasti in varie mense con cento – duecento
lire, mi ricordo che ne aveva scoperte molte, ci si
riusciva a sfamare.
Ha ricoperto l’incarico per circa due anni,
poi avendo vinto un concorso in Ferrovia, è
tornato a Venezia, cedendo il peso all’avv.
Marco De Meis. I due anni della segreteria Bellavitis
sono stati i più faticosi ed entusiasmanti,
occorreva organizzare e riunire gli innumerevoli gruppi
e sezioni che aderivano da tutta Italia, Michele ne
dava notizia in un lungo ciclostilato (non potevamo
pagare le spese di stampa) che può essere considerato
l’antesignano della Lettera ai Compagni.
Negli anni ’70 gli fu finalmente conferita la
medaglia d’argento che gli avevamo proposto,
in una bella cerimonia militare in Piazza San Marco;
la medaglia era in rilievo nel necrologio pubblicato
sul Gazzettino di Venezia il 31 ottobre dai nipoti.
Mancata la sua Signora svizzera, si era ormai stabilito
in quel Paese, e non veniva quasi più in Italia.
Abbiamo avuto una grande amicizia e comunanza di ideali,
ma l’ultima volta credo di averlo visto una
decina di anni fa.
Si è spenta Franca Trentin, vedova Baratto.
Figlia di Silvio Trentin, figura emblematica di antifascista
e anticipatore dell’idea federalista dello Stato,
sorella di Bruno, Franca ha una storia inizialmente
legata alle vicende della sua famiglia, ma poi ricca
di spunti personali: anticonformista, convinta e forte
sostenitrice dell’emancipazione femminile, si
era impegnata con passione negli ultimi anni per far
conoscere l’importante ruolo delle donne nella
Resistenza.