di
Emiliano Crialesi
Il
documentario “Roma Clandestina” proiettato nel
Circolo De Amicis lo scorso 6 Novembre, in occasione del Consiglio
Federale della F.I.A.P., racconta la resistenza del colonnello
Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, comandante del Fronte
Militare Clandestino a Roma, attraverso le pagine del diario
di sua cugina, la marchesa Fulvia Ripa di Meana.
Il documentario attraverso i ricordi di Fulvia Ripa di Meana,
che furono anche di ispirazione a Roberto Rossellini per il
suo “Roma città aperta”, ripercorre i nove
lunghi mesi di occupazione della capitale, raccontati a partire
da quel luogo e da quella particolare nobile famiglia che
diede tutto per la resistenza. Le immagini di repertorio e
alcune ricostruzioni, relative in particolare alle testimonianze
dirette di Fulvia, sono accompagnate da interviste inedite
ad alcuni giovanissimi testimoni oculari della vicenda: Carlo
Ripa di Meana (figlio di Fulvia), Andrea e Adriana Montezemolo
(figli di Giuseppe). A completare il quadro il prof. Antonio
Parisella (Storico-Direttore del Museo della Liberazione)
e lo scomparso Giuliano Vassalli (Comandante Socialista).
L’esistenza
della marchesa Fulvia Ripa di Meana, sei figli e un appartamento
nell’agiato quartiere Parioli di Roma, è travolta
dagli eventi che si susseguono dopo l’8 settembre ’43.
Mentre il marito è al fronte la sua abitazione si trasforma
rapidamente in un rifugio clandestino e lei in una attiva
organizzatrice della resistenza. A dirigere l’attività
anti-tedesca il cugino Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo,
colonnello fedele a Badoglio e comandante del Fronte Militare
Clandestino. Tutt’intorno donne della nobiltà
romana, parenti, figli poco più che bambini, apprendono
come muoversi tra i pericoli e le insidie di una città
occupata, zeppa di nemici, spie e millantatori. Fulvia annota
tutto nel suo diario, che ci permette di ripercorrere, con
uno sguardo personale ed inedito, ricco di passione e di attenzione
ai dettagli, la storia di quella Roma città aperta
che tutti ormai crediamo di conoscere. Le pagine scorrono
attraverso lo spaesamento dell’8 settembre, il coraggio
dei militari che scelgono di non consegnarsi ai Tedeschi,
l’attività di sabotaggio e i contrasti con le
azioni di guerra dei GAP, fino al tragico arresto di “Beppo”
Montezemolo, cui sfugge invece il figlio, in ritardo per un
buco nella ruota della sua bicicletta. Da quel momento Fulvia
e la sua famiglia tentano mille vie per liberare il cugino,
imprigionato in via Tasso, senza il quale il Fronte Militare
si trovava in evidenti difficoltà. La penna di Fulvia
raccoglie allora i ritratti fugaci del comandante delle SS
Dolmmann, di un Pio XII “magro ed emaciato”, del
capitano Erich Priebke, incontrati nel disperato tentativo
di salvare la vita di Beppo, e racconta anche gli sforzi dei
familiari, i biglietti segreti cuciti nei colletti delle camicie,
gli impossibili piani per espugnare il carcere di via Tasso.
Poi la fine di ogni sforzo, il 24 marzo ’44, con le
Fosse Ardeatine e con la restituzione dei lacci delle scarpe,
della cinghia dei pantaloni e dei finti occhiali che Montezemolo
portava al momento dell' arresto.
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