Il pensiero di Carlo Cattaneo e l'archivio Repetti - Bersellini

di Giovanna BAIETTI*

Conosco Guido Bersellini da oltre un quarto di secolo, prima come consocia alla Società Filosofica Lombarda, poi come compagna, e desidero parlare di lui e della sua prestigiosa famiglia.
E, parlando innanzitutto dei suoi antenati, vorrei per primo ricordare il suo trisavolo Alessandro Repetti, di cui si hanno copiose ed utili notizie in un libricino intitolato Cinque generazioni di tipografi editori (1826 - 1961) a cura di Giorgio Cavallotti e Mario Bersellini, padre di Guido.
Alessandro Repetti (1826-1890), unico proprietario dal 1847 della Tipografia Elevetica di Capolago, nella quale egli vide la possibilità di servire i suoi ideali di patriota italiano, con la stampa e la vendita clandestina di opere a contenuto patriottico e a carattere storico era il trisavolo appunto di Guido Bersellini. Egli si spese continuamente a favore della libertà, entrando in contatto con molti esuli italiani a Lugano, come, per esempio, Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini, partecipando altresì alla guerra di secessione americana (1861-1865), a capo della "Garibaldi Guard" che fu presente anche nella fondamentale battaglia di Gettysburg (1863). Rientrato in Italia incontrò e diventò socio di Pietro Bragiola Bellini, collaboratore di Giuseppe Mazzini fino al 1860, fondatore del quotidiano “Il Sole” (1865). Mancato nel 1902 il Bellini, la proprietà del giornale passò a Jole, sua unica figlia, - e nipote per parte di madre, di Alessandro Repetti - maritata ad Achille Bersellini, nonno di Guido, nato a Parma nel 1862, da famiglia di tradizioni liberali e patriottiche, che diede una sua impronta originale e concisa al suddetto quotidiano. Suo figlio Mario (1891-1966) lo sostituì alla guida del giornale e va particolarmente ricordato perché nel 1943 entrò a far parte di una formazione di partigiani collegata da una parte al Fronte militare clandestino, e dall’altra, al Comando del Corpo Volontari della libertà.
E vengo al nostro e mio Guido, nato a Milano nel 1920, processato per antifascismo insieme a Ferruccio Parri (che fu assolto) e a Luciano Bolis, nel novembre del 1942, e condannato a sei anni di carcere e libertà vigilata. Uscito di prigione alla caduta del fascismo (25 luglio 1943), entrò a far parte della Resistenza fino alla fine della guerra, quale ufficiale di collegamento delle G.L.; ora è vicepresidente della FIAP.
Anche Guido ha sentito il bisogno di ispirare la sua condotta morale agli ideali che animarono la sua famiglia; ne fanno fede i due testi pubblicati nel 1983 e nel 1998, cioè, Antifascisti perché? Ricordi e riflessioni di tre giovani degli anni trenta, (oltre a Guido Bersellini, erano coautori di quelle note, prefazionata da Leo Valiani, Luigi Santucci e Luciano Bolis) edito dall’Amministrazione provinciale di Pavia, e Il Riscatto - 8 settembre - 25 aprile, Franco Angeli Editore, Milano. Sulla famiglia Repetti Bersellini e Guido stesso influirono molto sia le idee di Carlo Cattaneo che quelle di Giuseppe Mazzini, repubblicani entrambi, ma federalista il primo, unitario il secondo. Entrambi, però, furono per la libertà e la democrazia che viene dal basso, cioè dal popolo. Cattaneo, (1801-1869), poi, in particolare fu un grande uomo politico (chi non ricorda le Cinque Giornate di Milano 18 - 22 marzo 1848?) repubblicano federalista democratico, sebbene perdente storico con la costituzione del Regno d’Italia (1861), al punto di morire esule volontario a Lugano a causa delle proprie idee.
E fu anche un originale pensatore e filosofo, minor/maius insomma, purtroppo quasi dimenticato anche nei licei italiani, di tipo positivista sociale con una certa forza e quadratura del pensiero. Fu laico, concreto, fautore di una “filosofia sperimentale” che non procedesse a priori; coltivò, infatti, molteplici interessi di natura scientifica, giuridica, economica. Fondò e diresse, proprio a causa di questi suoi interessi, la rivista “Il Politecnico”. Così Guido, intuendo, come studioso, il valore del pensiero di Cattaneo, ha donato in data 15 marzo 2010, alla giovine “Università dell’Insubria” (di Varese), un notevole patrimonio proveniente dalla sua famiglia, costituito da circa duecento documenti relativi a personaggi storici del Risorgimento, in buona parte concernenti Cattaneo stesso (ed anche, fra l’altro, una lettera del Presidente americano Abramo Lincoln ad Alessandro Repetti). È nata così a Besozzo (Va), pronubo il senatore Umberto Bossi, la Fondazione “Carlo Cattaneo”. Molto si deve anche all’aiuto del Magnifico Rettore dell’Università dell’Insubria, prof. Renzo Dionigi, che si è fatto parte attiva e garante di questo fondo, comprendente anche una raccolta de “Il Politecnico” ed altresì edizioni della tipografia Elvetica di Capolago. E molto si deve anche allo zelo del prof. Fabio Minazzi, che ha profuso un grandissimo impegno nell’iniziativa e che, in qualità di Ordinario di Filosofia Teoretica presso codesta Università, garantirà che il pensiero di Cattaneo non resti lettera morta, ma venga letto, studiato e approfondito. Su Guido non voglio aggiungere altro, se non fargli pervenire da tutti noi un caloroso, sentito ringraziamento.