Fondazione Aldo Aniasi


Presentati i primi risultati della ricerca sulle Amministrazioni da lui guidate

Le lunghe stagioni della Milano a democrazia partecipata

Al seminario, svoltosi al De Amicis, presenti numerosi amici ed estimatori del “comandante Iso”

Si è svolto, il 12 luglio scorso, nel salone del Circolo De Amicis un interessante seminario di studi per fare il punto sui primi risultati conseguiti dalla ricerca commissionata dalla Fondazione Aldo Aniasi sul tema “Milano negli anni delle Amministrazioni Aniasi”, lavoro affidato a giovani ed esperti operatori del settore coordinati dal professor Maurizio Punto, ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano. La serata, alla quale ha preso parte un interessato e qualificato pubblico, tra cui numerosi estimatori ed amici di Aniasi, ha sviluppato uno stimolante dibattito sull’opera, le idee e le realizzazioni di Aniasi amministratore e sindaco della città di Milano al termine degli interventi, anche molto incisivi e ricchi di spunti, svolti dai relatori.
Presieduto dall’avvocato Guido Bersellini, Presidente della Fondazione Aniasi, il seminario ha tenuto fede alle attese avendo puntato i riflettori su un decennio, quello delle amministrazioni Aniasi, caratterizzato da profonde trasformazioni e da spinte sociali difficili da governare se non nell’ottica di una politica amministrativa tesa a disegnare un lungimirante e ambizioso progetto di crescita e di sviluppo attraverso uno strumento importantissimo quale la democrazia partecipata.
L’archivio di Aldo Aniasi offre materiale di notevole interesse storico. Da qui la necessità di studiarlo e di metterlo a disposizione degli analisti allo scopo di fornire un quadro il più completo possibile di una fase della vita di Milano e quindi del Paese assolutamente meritevole di essere indagata e conosciuta.
Ha coordinato i lavori il dottor Mario Artali che negli anni delle giunte Aniasi è stato uno dei protagonisti avendo fatto attività politica per lungo tempo, una militanza che lo ha visto rivestire ruoli amministrativi di primo piano. Pur coordinando i lavori, Artali ha ricordato la sua esperienza fornendo elementi di prima mano utili alla discussione e alla ricerca.
I documenti conservati nell’archivio della Fondazione Aldo Aniasi sono stati analizzati da due giovani ricercatrici, Federica Artali e Fiorella Imprenti, le quali hanno fornito e illustrato i primi risultati del loro lavoro, che si possono conoscere leggendo i loro interventi che pubblichiamo più avanti.
La relazione centrale è stata svolta dal dottor Enrico Landoni (Università di Milano) che, soffermandosi sulla vita di Aniasi, ha proposto nuovi percorsi di ricerca. Anche le conclusioni cui è giunto Landoni sono contenute nell’intervento che pubblichiamo in questo numero semimonografico della “Lettera”. Il responsabile del progetto, Maurizio Punzo, nell’intervento successivo, inquadra la figura di Aldo Aniasi nel solco della tradizione riformista milanese. Infine, Carlo Tognoli, già sindaco di Milano, succeduto ad Aldo Aniasi e apprezzato amministratore della città, ha raccontato la sua esperienza in quegli anni soffermandosi in particolare sul cantiere delle riforme.
In attesa che il lavoro di ricerca venga ulteriormente sviscerato e approfondito, la Fondazione Aniasi ha in progetto nuove iniziative tese a dare alla figura di Aniasi e ai temi del seminario un carattere di maggiore visibilità esterna allo scopo di far conoscere anche ai giovani un periodo importante di una Milano che, pur in mezzo a mille difficoltà e tensioni sociali, è stata per lungo tempo esempio di sapiente amministrazione.

La memoria è la madre della nostra identità. Questa riflessione è stata, negli ultimi anni della sua vita, la stella polare di Aldo Aniasi, un uomo che ha inciso in modo creativo e proficuo nella via politica e amministrativa del nostro Paese. Al di là dei suoi incarichi istituzionali (più volte ministro e per lunghi anni vice presidente della Camera dei Deputati), Aniasi conquista di diritto un ruolo di primo piano nella società italiana per il forte contributo innovativo espresso durante il suo decennale lavoro alla guida del Comune di Milano e per le sue lotte per la libertà che lo vedono in campo già da ragazzo quando, ribellandosi al regime mussoliniano, decide di salire sulle montagne della Valdossola e impugnare le armi contro l'invasore tedesco e i suoi complici fascisti.
A Milano egli dimostra con i fatti che è possibile governare e amministrare una grande città, carica di forti tensioni sociali e di necessità ineludibili utilizzando strumenti di democrazia partecipata capaci di garantire un equilibrio non precario fra centro e periferia, fra esigenze imprenditoriali e bisogni dei ceti deboli, rispondendo alla domanda di sviluppo, di innovazione, di cultura che una città come Milano pone senza soluzione di continuità.
La vita e l’esperienza politica di Aldo Aniasi infatti si identifica in una linea di sviluppo costante e pregiudiziale, sempre presente nel suo impegno civile: la scelta di promuovere e organizzare una democrazia partecipata e controllata attraverso un ruolo attivo dei cittadini, soggetti protagonisti nei processi di decisione espressi dalla "rete" data dalle autonomie locali che, sola, può superare le strutture monocentriche e conservatrici.

Il decentramento supera il baratro incolmabile che si manifesta tra Paese “reale" e Paese "ufficiale", perché nel decentramento ogni giorno gli eletti, chiamati ad amministrare, devono rendere conto della loro attività ai cittadini.
Il decentramento nella sua esperienza iniziale, nei primi anni '70, proponeva un effettivo trasferimento di poteri, con modelli di gestione di servizi sociali e culturali, di impianti e di strutture municipali e configurava, in parallelo, l'attribuzione decentrata di responsabilità e competenze di controllo con l'obiettivo di costruire una “città nuova”.
In questo contesto Aldo Aniasi immaginava un'area metropolitana omogenea dal punto di vista sociale, demografico, culturale, economico ed urbanistico in cui gli stessi confini dovevano essere ridisegnati per operare per un riequilibrio economico e sociale tra la città, il suo centro e la sua periferia, l'insieme del territorio di riferimento.
In queste linee si è sviluppata per lunghi anni l'esperienza di Aldo Aniasi come amministratore pubblico in una da lui sperata "grande Milano" che si confrontava con le analoghe esperienze di decentramento proprie di altre aree metropolitane, in altri Paesi.

Questa sua capacità di governare le istanze tra loro più distanti si salda con l'esperienza giovanile di comandante partigiano: i 40 giorni della Repubblica dell'Ossola, figlia della lotta armata partigiana che ebbe Aniasi certamente fra i protagonisti, fu un'esperienza esaltante che per una volta ha messo d'accordo gran parte della storiografia contemporanea perché in quelle poche settimane la vasta area liberata visse una breve ma significativa stagione di autentica democrazia a partecipazione diffusa. Riaprirono le sedi dei partiti e dei sindacati, si rividero in circolazione i giornali liberi, si tornò a prefigurare una scuola aperta a tutti.
Alcuni principi della "costituzione" ossolana furono poi fatti propri dai Costituenti quando si trattò, a Italia liberata, di ricostruire la democrazia nel nostro Paese.