La polemica

Che fine ha fatto la legge che vieta le bande armate?
di Antonio Caputo


Dal 9 ottobre 2010 e' stato eliminato dall'ordinamento italiano il reato di banda armata a scopi politici.
Il fatto e' passato nell'indifferenza generale, fatta eccezione per quanti hanno contestato la norma abrogativa (azionata dal Ministro Calderoli, noto "taglialeggi" della Repubblica) in quanto consentira' a 36 leghisti "camicie verdi" di essere prosciolti in quel di Verona.
Si e' parlato di legge "ad legam" e poco piu', omettendosi di considerare questioni ben piu' importanti e anche determinanti per l'ordine costituzionale democratico.
Ammoniva Costantino Mortati che scopo del divieto posto dall'art.18 della Costituzione, concernente "le associazioni che perseguono, anche indirettamente, un fine politico mediante un'organizzazione a carattere militare" va individuato "nella necessita' di eliminare tutti i fattori di turbamento dell'attivita' politica e in particolare di quelli che "tendono a sostituire alla suggestione delle idee quella della forza".
Tale e' sicuramente l'effetto prodotto dalle associazioni paramilitari le quali, imponendo agli aderenti un regime di cieca obbedienza, soffocano il libero dibattito e, inoltre, per la loro struttura e le loro caratteristiche esteriori, esercitano un'indubbia azione intimidatoria su tutti i consociati.
Il principio dell'art. 18 della Carta costituzionale ("Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare") ha trovato attuazione, secondo l'indirizzo dell'Assemblea Costituente, con il decreto legislativo n.43 del 14 febbraio 1948 che ha fissato i connotati dell'associazione militare nell' "inquadramento degli associati in corpi, reparti o nuclei, con disciplina e ordinamento gerarchico interno analoghi a quelli militari, con l'eventuale adozione di gradi o uniformi, e con organizzazione atta anche all'impiego collettivo in azioni di violenza o minaccia".
Il divieto opera sulla base della mera idoneita' dell'associazione a turbare i normali canali di formazione delle convinzioni
politiche dei cittadini e non richiedeva necessariamente anche il ricorso al conflitto armato come strumento di lotta politica,
che ricade nelle diverse figure criminose della banda armata e dell'associazione con finalita' di terrorismo e di eversione: cio' in quanto il divieto e' funzionale all'eliminazione dello stato di minaccia collettiva che si determina per il mero costituirsi di organizzazioni militari ,in spregio al principio sacro di ogni democrazia, per il quale il monopolio dell'uso della forza appartiene alla Stato.
Dal 9 ottobre non e' piu' cosi': e' abrogato il decreto del 48 che, pedissequamente e anche letteralmente trascrivendo la norma di principio costituzionale, sanzionava "chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici".
E' dunque divenuta lecita la costituzione delle Brigate Rosse? O di "Ordine Nuovo"?
Commentando il fatto, il Ministro della Difesa La Russa, struttura che verrebbe certamente vulnerata dalla norma abrogatrice, aveva affermato che si trattava di un "refuso", al quale sarebbe stato posto rimedio con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di avviso di rettifica.
Ma la Gazzetta Ufficiale del 7 settembre 2010 non ha rettificato nulla.
Il Parlamento dovrebbe occuparsi di questo problema urgentemente, ripristinando il principio costituzionale - art 1 -
della sovranita' popolare che si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, in primis garantendo che la competizione politica si svolga pacificamente.
La preoccupazione del mondo partigiano , che si trovo' a combattere contro un regime che utilizzo' lo squadrismo politico per affermarsi,in tal modo distruggendo la democrazia, e' grande.