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VIVA L'ITALIA. UN VOLUME PER I RAGAZZI

pubblicato 15 apr 2016, 06:31 da Fiap Presidenza   [ aggiornato in data 29 lug 2016, 03:47 ]

Fiap rende nota l'uscita del volume  
Viva l’Italia.
Donne e uomini dall’antifascismo alla Repubblica 
a cura di Roberta Cairoli e Federica Artali
Collana "I nuovi Quaderni della FIAP" 
Edizioni Enciclopedia delle donne, 2015

Si tratta di uno strumento didattico per i ragazzi e le scuole che vogliano approfondire il tema dell’antifascismo italiano. 
L’approccio scelto, per stimolare negli alunni e nelle alunne il senso della partecipazione civile, è quello biografico. Il fine, senza pretese di esaustività, è di offrire alle giovani generazioni una testimonianza delle differenti anime dell’antifascismo e della pluralità dei modi in cui donne e uomini hanno voluto e potuto, in situazioni diverse, esprimere la loro scelta di libertà. 
Il volume, ricco di illustrazioni originali, è corredato da una sezione didattica appositamente realizzata
con giochi e lavori di gruppo, pensati per le scuole secondarie di primo grado ma adattabili a contesti ed età differenti.

Gli interessati ad avere il volume possono rivolgersi a fiap.presidenza@gmail.com



25 APRILE

Gisella e le altre, le idee differenti 
che hanno fatto la Resistenza

Dalla Floreanini, ministra nella Repubblica dell’Ossola, a Carla Voltolina, semplice staffetta, donne che si sono reinventate scardinando il sistema

di Roberta Cairoli e Federica Artali




Le biografie personali per raccontare la storia collettiva

Viva l’Italia. Donne e uomini dall’antifascismo alla Repubblica, utilizza in particolare l’approccio biografico e gli strumenti dell’analisi di genere per comunicare i valori dell’antifascismo incarnati nelle azioni e nelle storie di vita dei protagonisti e delle protagoniste di quel periodo storico. Lo strumento della biografia permette di evidenziare il nesso tra dimensione storica individuale e collettiva e offre spunti per comprendere la complessità dei rapporti tra vita privata e pubblica, tra percorsi culturali differenti, famigliari e istituzionali, tra storia culturale e storia politica. Le biografie sono state scelte al fine di evidenziare non l’eccezionalità dei percorsi individuali quanto le differenti modalità attraverso cui i soggetti interagivano con i meccanismi a vario titolo repressivi del regime e giungendo poi alla scelta antifascista. Il fine è quello di offrire alle giovani generazioni una testimonianza delle differenti anime dell’antifascismo e della pluralità dei modi in cui donne e uomini hanno voluto e potuto, in situazioni diverse, esprimere la loro scelta di libertà. Da questo punto di vista la storiografia politica delle donne e gli strumenti della storia di genere, ormai consolidati su questi temi, hanno offerto un punto di osservazione originale, poiché hanno consentito di attraversare trasversalmente i gruppi e gli ambienti, di rompere gli steccati ideologici e di tracciare convergenze ideali e relazionali, entrando nei vissuti, allargando la visuale a quella quotidianità che spesso resta esclusa dai libri di storia e che invece si ritiene utile per restituire la complessità e la vivacità di un contesto.

La Resistenza civile

La storia delle donne e la storia di genere hanno consentito, inoltre, di ridefinire il significato delle categorie di guerra e di Resistenza con la categoria di resistenza civile, una resistenza non armata che non si oppone a quella armata, ma sottrae legittimità e autorevolezza all’occupante e alle sue regole e che ha coinvolto numerose donne ma anche molti uomini, respingendo una visione dualistica della lotta di liberazione che distingueva con un taglio netto i protagonisti, cioè i combattenti e i vertici politici da un lato, e dall’altro i civili, adibiti a meri ruoli di cura e di supporto (da qui l’esclusione delle donne dalla storia e dalla memoria pubblica) e, dunque, restituendo alla Storia e alla biografia anche soggetti a cui precedentemente era stato conferito uno status di passività. Pensiamo, in questo senso ai deportati e alle deportate a cui Viva L’Italia dedica un capitolo – alle loro strategie di sopravvivenza e alle forme di resistenza messe in atto nella situazione estrema del lager.

La storia di genere ha consentito, inoltre, di ridefinire la resistenza anche con la categoria di resistenza femminista, dal momento che il programma dei Gruppi di difesa della donna (Gdd) – si veda, a questo proposito, la biografia di Ada Gobetti – contemplava richieste paritarie sul piano dei diritti accanto a rivendicazioni più generali ed esprimeva un proprio modo di vivere e immaginare la politica. Uno, in particolare, il tratto saliente che emerge dall’ insieme delle biografie femminili: la complessità e la molteplicità dei modi e delle forme della presenza delle donne in questa guerra totale, le donne furono presenti in tutte le forme in cui la Resistenza si è espressa, da quella civile a quella armata. Complessità e molteplicità che si manifestano innanzitutto nella ricostruzione del percorso esistenziale e/o politico che porta all’ingresso nella Resistenza.

Le insegnanti

In termini generali, per alcune donne la Resistenza è stata la conseguenza naturale di una scelta maturata da tempo, nell'opposizione antifascista degli anni Venti e Trenta, le cui vicende ci riconducono a tre ambiti, la cospirazione interna, l’emigrazione politica, il carcere e o il confino. Viva l’Italia ricostruisce, per esempio, il percorso umano e politico di alcune militanti antifasciste di primo piano, da Camilla Ravera, dirigente del Partito comunista d’Italia, condannata a 13 anni di carcere a Teresa Noce che prende parte alla guerra civile spagnola, da Angelica Balabanoff, attiva nell'emigrazione politica in Francia e negli Stati Uniti a Joice Salvadori Lussu, “antifascista, pacifista, terzomondista”, da Adele Bei che, assieme aMarcellina Oriani e ad altre “politiche”, organizza un collettivo femminile in carcere, ad Iside Viana, vittima del duro regime carcerario di Perugia. Emerge anche il ruolo delle insegnanti, come, per esempio, Bianca CevaCesira Fiori, Abigaille Zanetta che, durante quegli anni, riescono a tener viva la critica, opponendosi al graduale processo di fascistizzazione della scuola messo in atto dal regime fascista, esponendosi a gravi rischi e confermandosi per i ragazzi come “maestri di vita morale”, e preparando, di fatto, il terreno alla partecipazione di tanti giovani alla guerra di Liberazione iniziata l’8 settembre 1943.

Le staffette

Per la maggioranza delle donne, tuttavia, è stato proprio l’evento della guerra e dell’8 settembre 1943 a rappresentare il punto di partenza di una nuova consapevolezza di sé e del loro ruolo nella società. Spingendole inevitabilmente al superamento della soglia tra privato e pubblico, tale evento ha contribuito ad accelerare e diffondere la formazione di una presa di coscienza, ha fornito loro l’occasione di occupare fisicamente e simbolicamente nuovi spazi, costringendole ad “inventare” la propria presenza anche al di fuori dei tracciati tradizionali. Alcune donne scelgono di agire all’interno delle varie brigate, vivendo così in stretto contatto con i partigiani. Numerose, innanzitutto, le staffette. La staffetta è forse il «vero Jolly della guerra partigiana», la sua struttura portante, il cuore dell’intera rete organizzativa. Più libere di muoversi sul territorio, meno sospette o sospettabili degli uomini giocando sul terreno della visibilità/ invisibilità hanno saputo intrecciare abilmente le pratiche del quotidiano con una preziosa attività di informazione e di collegamento. Nella loro borsa, con il doppiofondo, vengono nascoste le armi, l’esplosivo, il materiale di propaganda; a loro vengono affidati i messaggi, gli ordini e le disposizioni del Cln alle formazioni e di una brigata alle altre brigate. Tra le staffette c’è anche chi reperisce informazioni utili sugli spostamenti dei nemici e sulla dislocazione dei comandi tedeschi e fascisti.

In montagna

In sella all’inseparabile bicicletta, simbolo di tutto un periodo, la staffetta percorre chilometri e chilometri per portare a termine la missione che le è stata assegnata, correndo il rischio di essere catturata e seviziata. Altre partecipano alla Resistenza, usando le armi, prendendo direttamente parte agli scontri, sia in montagna, ma anche in città inquadrate nei Gap (Gruppi di azione patriottica). Tante le biografie: da Gisella Floreanini, la prima donna ministro nella libera Repubblica dell’Ossola, alla valdese Frida Malan, di “Giustizia e Libertà”, che tiene i collegamenti tra Torino e la Val Pellice; dalla socialista Carla Voltolina, staffetta delle Brigate “Matteotti”, a Gina Borellini, partigiana combattente, una delle poche donne a ottenere il grado di capitano e la medaglia d’oro al valore, dalla gappista romana Carla Capponi, alla cattolica Laura Bianchini con un ruolo di primo piano nelle “Fiamme Verdi” e redattrice del giornale clandestino Il Ribelle. Nel dopoguerra, la presenza di uomini e di donne nello scrivere la Costituzione repubblicana risulta decisiva per l’avvenire democratico del Paese.

Dalla Resistenza alla Cosituente

Le 21 donne elette all’Assemblea Costituente si sono, infatti, fatte garanti del concetto di uguaglianza e parità tra uomo e donna che la nostra Costituzione sancisce fin dai primi articoli. È stato grazie alla volontà e alla fermezza diLina Merlin se all’articolo 3 è stata inserita la frase «senza distinzione di sesso»e a Nilde Iotti si deve l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, la parificazione tra figli legittimi e nati fuori dal matrimonio, la tutela della maternità. Hanno affermato con forza la parità tra lavoratore e lavoratrice e il diritto di donne e uomini di accedere ad ogni professione e carica elettiva. La Costituzione italiana entrerà in vigore il 1° gennaio 1948, ma le Costituenti sapevano che il cammino per l’uguaglianza tra i sessi sarebbe stato ancora lungo così come sottolineava Teresa Mattei nel marzo del 1947: «È purtroppo ancora radicata nella mentalità corrente una sottovalutazione della donna, fatta un po’ di disprezzo e un po’ di compatimento, che ha ostacolato fin qui grandemente o ha addirittura vietato l’apporto pieno delle energie e delle capacità femminili in numerosi campi della vita nazionale».