Congresso 50° FIAP a Salice Terme

Pietro Amendola
Vincenzo Visco
Gaetano Arfè
Pietro Graglia
Ariane Landuyt
Mario Giovana
Valdo Spini
Cinzia Rognoni

Fotografie

 
Congresso di Salice Terme - Interventi al Convegno
Valdo Spini, Presidente Commissione Difesa Camera dei Deputati e Direttore dei Quaderni Rosselli

Un grazie fraterno a Iso Aniasi per questo invito, un saluto a tutti voi. Io ho con voi un legame ideale, ma anche molto concreto, nel senso che mio padre era ufficiale di collegamento dell'VIII armata britannica, quindi fece la guerra fino al Veneto, però ad un certo punto nell'aprile '45 gli dettero una licenza per sposarsi, cosa che fu fatta all'inizio dell'aprile '45, io sono nato nel gennaio '46, è probabile che sia stato concepito durante quella licenza. Innanzitutto credo che noi dobbiamo fissarci su tre punti in questo intervento. Il primo, la biografia di Carlo Rosselli - è stato così ben ricordato anche prima - è cristallina intemerata di combattente antifascista. Rosselli è un volontarista, un erede in questo senso del pensiero mazziniano, del resto in casa di un avo di Rosselli muore sotto falso nome a Pisa Giuseppe Mazzini, incarna quindi questa mescolanza tra socialismo e spirito risorgimentale che suo fratello Nello studiò in tanti testi rimasti famosi, a cominciare da quello sul rapporto tra Mazzini e Bakunin. In questo senso io credo che si debba sottolineare questo aspetto. Rosselli dette tutto se stesso fino al sacrificio della vita e dette anche i suoi beni; recentemente è uscita una nuova biografia di Giuseppe Fiori, che ricorda questa svolta nella vita della famiglia Rosselli: il ritrovamento di azioni della società che aveva il mercurio nel monte Amiata e che trasformò la famiglia Rosselli, in crisi dopo l'abbandono della famiglia del padre dei fratelli Rosselli, in famoso nonno Joe, che scappa con una cantante d'opera e lascia Amelia Pinchel Rosselli e i figlioli in una condizione di grande povertà. Però quasi come in un romanzo si scoprono in un cassetto queste azioni della società del monte Amiata che faranno di Rosselli una famiglia ricca. GL e tutte queste imprese Rosselli se le è tutte finanziate, anche quando Nenni fece con lui il quarto stato a Milano nel '26 uno stipendio gli fu corrisposto da Rosselli. Quindi ha diffuso vita, patrimonio e tutto nella battaglia antifascista. Questo conviene ricordarlo per dare un po' di spina dorsale a questo Paese, a cui si cerca di togliere anche gli aspetti positivi della sua vita; io dirò solo questo sul significato dell'antifascismo e della resistenza: noi non siamo stati capaci - e forse dobbiamo farlo ora, almeno io come Presidente della Commissione Difesa mi sforzo di farlo - di spiegare il carattere nazionale della resistenza. Abbiamo spiegato il carattere politico, ce la siamo via via anche un po' contesa tra comunisti, azionisti, cattolici e quant'altro, ma non siamo riusciti a spiegare questo carattere nazionale, che non può essere assolutamente tolto dalla vita del nostro Paese, né tanto meno liquidato sotto la veste di guerra civile. Insomma c'è una specie di interpretazione strisciante che si cerca di accreditare, ma se questi partigiani se ne fossero stati buoni a casa loro aspettando l'arrivo degli alleati liberatori, non avrebbero evitato al Paese sciagure, lutti, rovine, lotte fratricide e quant'altro? Questa interpretazione si è cercato in qualche modo di accreditarla e io credo che vada respinta nel modo più fermo, proprio partendo dal carattere nazionale della lotta e liberazione. Guardiamoci intorno, guardiamoci all'Austria occupata dalle potenze alleate fino al '55, alla Germania fino all'89 occupata e divisa, al Giappone sotto il proconsolato di McArthur, ma quale sarebbe stata la sorte dell'Italia se non ci fosse stato da poter rivendicare che almeno una parte del nostro Paese era insorta in armi e si era battuta per riconquistare la libertà perduta? Ma quale credibilità avrebbe avuto nel mondo il nostro Paese? Eppure, nonostante questo, il trattato di pace fu duro, eppure, grazie a Stalin, noi dovemmo aspettare il 1955 per essere ammessi alle Nazioni Unite. Ma pensate quale sarebbe stata la sorte del nostro Paese se non ci fosse stata la resistenza e la lotta di liberazione. Questa è una cosa che andrebbe rivendicata alta e forte, insieme a una cosa che io oggi rivendico forse anche per dovere di ufficio, ma è giusto che tutti rivendichino con grande attenzione. Se noi sommiamo i caduti delle forze armate dopo l'8 settembre, Cefalonia e quant'altro, se noi sommiamo i 60mila periti nei campi di concentramento tedeschi per non aver aderito alla Repubblica Sociale, se noi sommiamo anche quei caduti del corpo italiano di liberazione, il raggruppamento motorizzato, insomma di quel po' di forze armate ricostituite dopo l'8 settembre del '43 che hanno partecipato alle lotte di liberazione, noi abbiamo una cifra totale di cui il grosso sono i deceduti nei campi di sterminio, ma una cifra totale che va sui 90mila caduti delle forze armate ufficiali. E non parlo qui dell'ex appartenente a una forza armata che diventa partigiano, parlo proprio di forze armate ufficiali. Perché all'Italia non è stato mai detto? Perché il nostro Paese non lo sa? Come noto sono anche più dei caduti partigiani in senso stretto, ma non voglio fare un paragone, perché qualitativamente è un altro discorso, ma perché il nostro Paese non lo sa? Perché alle nostre forze armate non è mai stato detto? Si tratta anche qui di rivendicare un capitolo di storia del nostro Paese che lo può rendere più maturo, più fiero di se stesso, più politicamente impegnato. Certo forse è più semplice dire: 'mah, erano tutti opportunisti', italiani badogliani e cos" via, perché sulla base di questo si può rivendicare qualcos'altro, si può dire che chi si è impegnato erano i partigiani da un lato e la repubblica sociale dall'altro, due minoranze che in un grande sfascio in fondo vanno in qualche modo capite e giustificate ambedue. Con ciò si apre la strada al recupero della Repubblica di Salò, per liquidare la quale basterebbe dire che nella Carta di Verona c'era un articolo che proclamava 'gli ebrei stranieri in patria', aprendo loro la strada del campo di concentramento e di sterminio. Basterebbe questo per dire che si può capire che da giovani si sbaglia, ma per dire che non si può rivalutare un volontariato che avveniva sulla base di questa carta, si cerca di rivalutarlo dicendo che in fondo era il senso dell'orgoglio nazionale, ma il senso dell'orgoglio nazionale secondo me l'hanno avuto quelle migliaia di militari che, messi alla scelta tra il rimanere in quel comodo albergo che erano i campi di concentramento tedeschi o tornare in Italia a combattere la repubblica sociale, scelsero di rimanere quasi all'unanimità in campo di concentramento e soffrirono 60mila caduti. Io credo che bisogna rimettere al proprio posto la storia nazionale, voi avete questo merito, questo riuscitissimo congresso dà un grande contributo in questa direzione. Secondo punto, la crucialità di Rosselli nella lotta per l'antifascismo e la resistenza. Mussolini di assassinii politici non ne ha poi commissionati tantissimi, certo ha bastonato, il suo tribunale speciale disse: "non fate funzionare questo cervello", era per Gramsci, ma proprio l'assassinio politico ad hoc se guardate bene si svolge nell'area del socialismo democratico e liberale, Matteotti, Rosselli, Amendola e quant'altri. Cioè siamo di fronte all'individuazione di un nemico particolarmente pericoloso. E perché era particolarmente pericoloso? Certo per l'attivismo, il volontarismo, forse gli storici ci potranno dire che si temeva da parte di Rosselli l'organizzazione di una legione italiana che sull'esempio di Pisacane e di Bandiera sbarcasse in Italia dopo l'esperienza spagnola, ma certo erano particolarmente pericolosi per la coerenza del loro pensiero politico, che aveva questo nodo indissolubile Giustizia e Libertà. Questo rende oggi la prospettiva in cui si ricorda Rosselli del tutto particolare, io mi ricordo l'emozione da ragazzo quando vedemmo apparire il primo volume da Einaudi nel 1973, in cui era presente il socialismo liberale. Voi sapete che l'unica altra edizione era del 1945, le famose edizioni U, che fu accolta con una bellissima lettera da Calamandrei a Salvè: "mandateci le cose di Rosselli", anche questo è importante per poi vedere i legami col liberalsocialismo, noi non li conosciamo questi scritti, perché il socialismo liberale era apparso in francese a Parigi nel '30. Ma dal '45 al '73, se si eccettua che il volumetto 'Oggi in Spagna, domani in Italia', bellissimo volumetto sulle esperienze della Spagna, il pensiero politico di Rosselli non era stato diffuso. Quindi pensate per quanti anni il suo pensiero politico non era entrato in circolo, certo si ricordava il Rosselli combattente antifascista, il Rosselli ucciso dal fascismo, ricordo il ritorno delle salme a Firenze, con la bellissima commemorazione di Gaetano Salvemini, ricordo che il sindaco comunista di Firenze Mario Fabiani volle portarle a spalla vestito da operaio, però certamente sul socialismo liberale è stato steso un obl"o. Ricordo l'emozione con cui chiamammo Leo Valiani a presentarlo, e ricordo che fu un avvenimento ripresentare a Firenze queste vicende. Oggi siamo alla situazione contraria, ricordare Rosselli, se vogliamo usare questo termine, fa fino, perché è un antenato rivendicabilissimo, non è mai stato sotto l'Unione Sovietica, non ha mai avuto indulgenze col socialismo illiberale e autoritario, né ha avuto indulgenze verso l'attendismo socialista, verso il fatalismo marxista e cose di questo genere. Quindi siamo di fronte a una situazione in cui Rosselli, che era stato messo in qualche modo nella galleria dei martiri e degli eroi ma non nella galleria dei pensatori politici della sinistra italiana, oggi Rosselli è tornato di grandissima attualità. Bisogna naturalmente in questi casi evitare che si faccia della retorica, quindi è bene precisare fino in fondo qual è il significato dell'opera di Carlo Rosselli, del filone socialismo liberale, Giustizia e Libertà, e del filone parallelo liberalsocialista non equivalente. Gervasoni lo dice bene, del resto mi ricordo un memorabile scritto "Per qualcuno questo nome dice molto" di Mario Delle Piane, che ho avuto la fortuna di conoscere, in cui era spiegata la differenza tra il socialismo liberale, che è un discorso di revisionismo rivolto al socialismo europeo, e liberalsocialismo, che è una emancipazione di giovani intellettuali dal pensiero di Croce o forse anche di Gentile. Due vicende che si svolgono in parallelo che non sono la stessa cosa. Certo che Rosselli è un giovane che reagisce, che scrive il suo manoscritto "Socialismo liberale" sulla spinta di dare una spiegazione alla sconfitta del movimento socialista rispetto al fascismo e sulla necessità di rinnovarlo e di dargli delle nuove caratteristiche. Da questo punto di vista Rosselli è il primo socialista italiano che si dichiara apertamente post-marxista; fino ad allora il dibattito era avvenuto attraverso un revisionismo interno al marxismo che arrivava fino alla punta estrema di Bernstein, per il quale il movimento era tutto, il fine era nulla, ma che si muoveva all'interno di quella cultura e di quella logica. Rosselli, che non a caso studia da giovane il pensiero economico e sindacale del laburismo britannico, è il primo socialista post-marxista, che dà atto a Marx di avere interpretato correttamente una certa realtà, ma che, dice, questa realtà sociale, economica e politica non è più quella che abbiamo di fronte. Lo dice con grande preveggenza, perché ci sono voluti molti decenni per arrivarci; io noto tra l'altro che è stato Paolo Silos Labini, allievo di Ernesto Rossi e di Salvemini, quindi di quella costola l", che a un certo punto ci presentò in Italia quel "Saggio sulle classi sociali" che fu un grosso punto di riferimento del revisionismo della sociologia marxista. Direi quindi primo socialista post-marxista, il quale dice apertamente 'ci poniamo da un altro punto di vista', e quindi è molto moderno, nel senso di dire che il socialismo piuttosto che essere un deterministico risultato di un'evoluzione economica e sociale magari come voleva Lenin da aiutare il momento rivoluzionario con un momento volontarista - intendiamoci, se uno va a guardarsi bene il libro di Lenin sul rinnegato Kausky, che è molto violento contro Kausky, si accorge che la radice culturale è quella l", il dibattito è se occorre un'iniziativa volontarista rivoluzionaria o se invece sarà un'evoluzione delle cose, ma la società socialista a cui guardano è quella l" -. Rosselli invece pone un altro problema, propone il socialismo come erede del liberalismo, come liberalismo in azione, come programma politico per assicurare veramente a tutti la possibilità di usufruire delle libertà non solo formali ma sostanziali. Qui potremmo vederci il programma di Roosevelt, le quattro libertà. Però Rosselli si considera socialista, dirige il suo discorso al socialismo europeo; per la verità il socialismo liberale più vicino a quello a cui Rosselli aveva pensato io lo vedo nel governo laburista del '45-'51 in Gran Bretagna, dove i laburisti e i socialisti realizzano in realtà delle indicazioni e dei programmi che vengono da due liberali: Lord Beveridge per quando riguarda lo stato del benessere e John Meynard Keynes per quanto riguarda una politica economica che riconosce il ruolo economico del sindacato. Non tutti sanno che Lord Keynes è stato anche candidato liberale, in genere sempre sconfitto alle elezioni in Gran Bretagna, ma il matrimonio avviene con la capacità del movimento operaio, sindacale britannico di assumere grandi indicazioni di riforma di un pensiero di matrice liberale nel senso anglosassone. Voi sapete che è tutto un altro discorso, quando noi andiamo a fare una distinzione di stampo crociano tra liberismo e liberalismo, che è una distinzione valida per la cultura italiana, all'estero non si è capiti, questa distinzione non c'è e quindi è bene usarla con una certa cautela. Come quando si va all'estero a vendere flessibilità, i francesi nell'incontro che abbiamo avuto l'altro giorno ci invitavano ad usare il termine souplesse, dicendo che da loro flessibilità era un termine poco di moda, ma torneremo su questo punto. Il punto fondamentale è che Rosselli si considera socialista. Io ho cercato di mettere in qualche modo a confronto la lettura del famoso libro della Terza via di Anthony Giddens, che è la bibbia della terza via di Blair e di Schroeder, con il socialismo liberale di Rosselli. Va detto oggettivamente che se uno mette a confronto i due testi si rende conto che nel socialismo liberale di Rosselli sono contenute molte delle cose che sono contenute nel libro di Giddens sulla terza via; oserei dire che Rosselli le scrive meglio, comunque sentiremo anche il parere degli altri. Il punto cruciale è che Rosselli liquida l'aspetto economicista deterministico del socialismo, allora dove si recupera questa parola socialista rispetto a un generico democraticismo, a un liberalismo avanzato? Questo è il punto delicato da approfondire della nostra analisi, lui la recupera sul piano dei valori, dei principi, dell'etica; quello di Rosselli è un socialismo dei valori che poi porta allo schieramento con le classi lavoratrici dell'epoca, e quindi definire il socialismo come l'alfiere della classe oppressa. In questo senso c'è uno schieramento sociale diverso da quello del liberalsocialismo, capitiniano, di Calogero che invece si situa con un'evoluzione di classi intellettuali nel nostro Paese. A questo punto sorge la domanda: è sufficiente dire che il socialismo è tale perché si riferisce a certi valori o diventa in qualche modo un liberalismo filantropico o umanistico, come si potrà vedere poi di Silone o di altri? Questo secondo me è un grosso punto che va discusso, e vale anche per l'attualità, anche perché, come dicevo prima e come ha detto giustamente Bobbio, il socialismo liberale e democratico ha vinto sul socialismo autoritario, però ha di fronte a sé un nemico diverso, che è il liberal-liberismo, che anzi per un certo ciclo della vita del nostro globo - Reagan, Thatcher e cos" via - a un certo punto è sembrato prevalere. Ma il nemico di oggi certamente è socialismo liberale o liberal-liberismo; in questo senso credo che effettivamente valga la pena di approfondire questo punto. Io penso che quando si parla di socialismo dei valori, dei principi e si parla di questo schieramento sociale si faccia un'operazione politicamente significativa; cioè non credo che il socialismo liberale in quanto socialismo dei valori e dell'etica possa essere liquidato come non socialismo, io penso che ci sia su questo un elemento su cui ci si può appoggiare e su cui si può lavorare. Credo che rispetto a chi vuol partire dalla terza via per liquidare la matrice socialista liberale e per ridurre a un democraticismo tout court, credo si possa rivendicare questo dato del tipo di socialismo che Rosselli prefigura, perché da questo tipo di socialismo scaturiscono delle conseguenze di schieramento politico e sociale che sono molto importanti e che sono importanti anche dal punto di vista della condotta nel mondo di oggi, dove certamente del socialismo liberale io darei almeno tre elementi di attualità. Il primo elemento è questo che dicevo prima di socialismo dei valori e dei principi; noi come sinistra italiana abbiamo troppe volte in questi anni abbandonato il campo su questo terreno, per cui a un certo punto è sembrato che tutto sommato in mancanza di meglio i valori li andavamo a mutuare dal cattolicesimo italiano, il che non era francamente l'impostazione della sinistra, l'impostazione di Rosselli. Non perché non ci si debba incrociare con i valori del cattolicesimo o non si debba effettuare sul piano dei valori delle convergenze, ma l'idea che caduto il muro di Berlino la sinistra non avesse più morale, non avesse più etica e che quindi in qualche modo questa morale fosse o da mutuare o da adattarsi a un nuovo rilancio del cattolicesimo italiano, credo che questo sia stato in questi anni e sia tutt'ora uno degli elementi di debolezza della sinistra. Da questo punto di vista Rosselli è attuale, la sinistra deve avere un'etica. Certo un'etica che si ferma fino a un certo punto, perché sull'ideologia ci siamo divisi, sui valori ci si unisce e ci può unire da varie provenienze, ma l'idea di avere una sinistra che in qualche modo non aveva una sua etica, credo che sia stato un elemento di grande debolezza. Per il partito socialista il discorso è davanti a tutti, però quando si vede qualche degenerazione della seconda repubblica in prima repubblica, quando si vedono per esempio elementi della classe dirigente attuale, per fortuna solo elementi, che non sentono il problema di un controllo sociale sui loro comportamenti, e chiunque credo abbia qualche esempio di fronte a se, credo che ci si rende conto che mai la sinistra deve lasciare il piede dall'acceleratore di valori, di principi e di etica. In questo senso noi ci ispirammo come circolo cambio cass. ... a parlare di cose certamente rispettabili ma del tutto ininfluenti sulla politica, invece purtroppo erano cose influenti e molto sulla politica; fossero state ritenute influenti forse le cose sarebbero andate in un modo davvero diverso. Quindi questo tema dell'etica, che è un tema poi che viene da lontano, che viene dal Risorgimento, che viene dalle influenze mazziniane, gobettiane, di un'etica laica che non significa etica contro, mi sembra un tema di grossa attualità; assolutamente Rosselli su questo va ripensato. Secondo aspetto, di attualità. Il socialismo liberale, proprio perché si occupa della libertà, è sensibile al tema delle istituzioni, Calamandrei alla Costituente fu presidenzialista, perfino Lombardi ebbe un'eresia presidenzialista, poi se la rimangiò. Se leggete la motivazione con cui Calamandrei è presidenzialista, ci trovate degli aspetti molto moderni di critica alla possibile involuzione del partito di massa. Da questo punto di vista l'attenzione alle istituzioni che sono il vaso, la volontà politica possiamo descriverla come una specie di metallo in fusione, che prende l'uno o l'altro aspetto a seconda del vaso in cui viene incanalato, ed è il sistema politico istituzionale. Il socialismo liberale, su questo - ricordiamoci poi il dibattito aperto da Bobbio sul mondo operaio negli anni Settanta e Ottanta - è di estrema attualità. Anche qui io potrei citare l'incontro dell'altro giorno coi francesi, i quali ci dissero: attenzione, noi non siamo morti, unicamente perché avevamo la legge elettorale a doppio turno, che sia noi che la sinistra è costretta a ricoagulare, altrimenti con tutti i guai che abbiamo avuto ci saremmo trovati probabilmente in una condizione di gravissima difficoltà. E' evidente che il contenente della volontà politica, e quindi anche la critica dell'involuzione del partito di massa, che viene fatto da Giustizia e Libertà; certo sulla base di altre impostazioni, Roberto Michels, però anche questo è un punto, vi devono essere istituzioni, regole e norme che impediscono uno stravolgimento. Il terzo elemento di attualità lo lascerò a Visco, che è un grande economista. Giustizia e Libertà a suo modo affrontò il tema del rapporto pubblico-privato nell'economia, che è il tema del momento. Come lo affrontò? Con l'economia a due settori, che era, per il tempo, un'elaborazione avanzata, e credo che i Quaderni di GL valga la pena di rileggerli. Noi oggi dovremmo affrontarli col tema di un pubblico non più impiccione nell'economia, ma capace davvero di garantire regole e trasparenza al mercato, contro una fuoriuscita dal limite di accettabilità delle disuguaglianze, ma di garantire una funzione dello Stato che possa affermare le finalità anche di interesse comune del mercato di riuscire a contrastare le distorsioni - un tempo si diceva monopolistiche, la nazionalizzazione, Ernesto Rossi le giustificava contro i monopoli, per assicurare la libertà del mercato contro i monopoli - del mercato stesso a fini privatistici, le scorribande a fini speculativi e l'utilizzazione scorretta degli stessi meccanismi di competizione e di affermazione sul mercato. Qui, effettivamente, ci sono delle tematiche di carattere nazionale, europeo, ma anche planetario; la globalizzazione comporta che o portiamo questo tema a livello internazionale, e già si comincia a vedere qualche capacità di cominciare a porre questo problema a livello internazionale, o altrimenti nemmeno il pubblico farà grande difficoltà a giocare questo ruolo di regolatore, di arbitro, di garante dell'interesse pubblico. Certo questo è di grandissimo rilievo anche nell'Italia di oggi, nell'Italia che deve fare le privatizzazioni, in cui forse è meglio qualche visita di meno in qualche palazzo e qualche capacità di più di garantire determinate regole e di non sognare l'arrivo di questi famosi nuovi capitalisti che speriamo ci siano, ma prima vanno un pochino verificati. In questo senso io opporrei veramente l'attualità del socialismo liberale, il problema dell'etica nella politica, il problema dell'etica nella sinistra, il problema dell'incidenza dell'aspetto istituzionale e delle regole istituzionali elettorali sulla democrazia e quindi sulla libertà, il problema del rapporto pubblico-privato nell'economia. Forse questo è il più bruciante, il più difficile da risolvere nel duemila, in un mondo che si avvia nei confronti della globalizzazione. Se condividete questi tre elementi di attualità politica, cioè queste esigenze di ricostruzione del socialismo liberale, ci sono grandi elementi per costruire un programma, per dare una risposta moderna a queste esigenze per un programma di grande attualità politica. Allora il socialismo liberale non è soltanto l'omaggio a dire 'grazie al cielo lui non è mai stato stalinista, possiamo trovare una purissima coerenza di Giustizia e Libertà, ma direi che probabilmente ci troviamo anche qualcosa che ci parla oggi. Io ho scelto soltanto tre temi ma ne potrei trovare altri, non parliamo dell'europeismo di Rosselli che poi si esprime con i suoi seguaci a Ventotene, che poi si esprime con quella grande carta dell'europeismo socialista che è l'astensione di Riccardo Lombardi sul Mec che fu una grande novità per la sinistra di allora. Io ci vedrei effettivamente questi tre elementi di grande novità a cui dobbiamo dare una risposta, allora vedete che sono partito dal rivendicare il valore dell'antifascismo e della resistenza nella storia nazionale italiana di cui non possiamo accettare a cuor leggero una sorta di perdita di riferimento e di spina dorsale, per arrivare ai problemi politici di un socialismo moderno nel nostro tempo e nella nostra epoca. A questo dobbiamo dare una risposta, Francois Olande ci ha detto una cosa, io posso anche accettare il manifesto Blair-Schroeder tranne una frase in cui si dice che l'obiettivo della sinistra è la flessibilità, perché la flessibilità può essere un mezzo ma non può essere un obiettivo. Io capisco che Veltroni scrive nella sua mozione noi siamo una nuova sinistra nata dopo il 1989, però care compagne e compagni, io non rinuncio a dire che forse noi siamo nati con Rosselli, non siamo nati nel 1989. Io plaudo a lui che dice questo, dal suo punto di vista fa bene a dirlo, però credo che anche un contributo alla sinistra di oggi è dire: non sei nata solo nel 1989, sei nata prima e puoi rivendicare integralmente questo pensiero e questo filone. Lo dico anche per evitare troppi comunisti che diventano liberali! Care compagne e cari compagni, fermiamoci un po' a mezza strada e troviamo in un socialismo moderno, democratico e liberale il punto di orientamento per la sinistra di oggi. Grazie.