Congresso 50° FIAP a Salice Terme

Pietro Amendola

Vincenzo Visco
Gaetano Arfè
Pietro Graglia
Ariane Landuyt
Mario Giovana
Valdo Spini
Cinzia Rognoni

Fotografie





 
Congresso di Salice Terme - Interventi al Convegno -
Ariane Landuyt - Titolare della Cattedra di Storia Contemporanea Università di Siena

Prima di iniziare volevo ringraziare l'on. Aniasi e la F.I.A.P. per l'onore che mi hanno fatto chiedendomi di partecipare in questa occasione per aprire la sessione di oggi. Come studiosa di questi argomenti è per me una platea nuova, che mi emoziona molto, è qualcosa di più e di più importante di una platea di accademici.
L'argomento che volevo affrontare in questa mia relazione è un tema a cui ho già dedicato vari studi, ed è quello di Rosselli, dell'Europa e della Terza via. Può sembrare un argomento di attualità, eppure sono studi che io vado perseguendo da oltre dieci anni, che trovano in questo momento una realtà anche politica di grande attualità.
Dopo anni di silenzio e di rimozione la storiografia e la cultura politica attuale stanno rivolgendo una grande attenzione al socialismo liberale nelle sue formulazioni teoriche, così come nelle linee programmatiche e alla vicenda storica complessiva del movimento di Giustizia e Libertà. Una nuova stagione dunque sembra essersi dischiusa per un'area e una cultura politica a lungo confinate ai margini del dibattito, sia sul piano degli studi che su quello dell'interesse politico. Un interesse, quest'ultimo, che inevitabilmente accompagna e spesso, purtroppo, orienta con le sue alterne vicende, con le sue luci e con le sue ombre, oggetti di indagine e tagli interpretativi adottati dagli studiosi.
E' a tutti nota la vivace polemica sull'uso politico della storia che ha animato in tempi abbastanza recenti le riviste specializzate, ma soprattutto le pagine culturali della grande stampa di opinione. Un tipo di polemica, questo, che a mio avviso, pur nella fondatezza delle sue motivazioni, ha i suoi momenti di massimo splendore nei periodi di transizione, per scivolare poi rapidamente nell'oblio al momento del consolidamento di un nuovo assetto sociopolitico che si basa su nuove inclusioni ed esclusioni anche sotto il profilo storiografico.
E' indubbio che i profondi sconvolgimenti verificatisi sul piano interno ed internazionale tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 hanno comportato mutamenti radicali anche nel campo della cultura politica e dei suoi referenti ideologici. La messa in discussione di impianti filosofici come l'idealismo e il marxismo, che per decenni avevano dominato la scena politico-culturale italiana (ma ovviamente per quanto riguarda il marxismo la prospettiva è anche internazionale) ha dunque aperto spazi di dibattito nuovi all'interno dei quali ha trovato pieno riconoscimento una teoria politica come quella del socialismo liberale e programmi e posizioni come quelle messe a punto da Carlo Rosselli e dal gruppo politico intellettuale che insieme a lui aveva dato vita a Giustizia e Libertà.
D'altra parte va anche sottolineato come il dibattito politico attuale, nel quale largo spazio viene dato alle posizioni che vengono definite propriamente o impropriamente di terza via, così come la relativa corsa ad attribuirsene politicamente l'identità e l'eredità, fanno di Carlo Rosselli un padre nobile assai appetibile, e di Giustizia e Libertà un riferimento insostituibile per varie componenti della sinistra laica e democratica.
Non va tuttavia dimenticato né sottovalutato come la corsa ad occupare culturalmente e dunque ideologicamente posizioni di terza via sia presente anche in alcuni settori della destra, che ne vorrebbero individuare le radici storiche in alcuni aspetti del corporativismo a tal fine recentemente rivalutato, che cercano di accreditare pericolose assonanze con l'interesse rivolto a Rosselli, nel corso della sua riflessione politica a tale realtà organizzativa.
Ho già avuto occasione di sottolineare, durante un precedente convegno, i pericolosi equivoci che possono nascere da questa interpretazione ed a tal fine ritengo opportuno ribadire l'importanza del rigore metodologico nell'affrontare un argomento di studio così complesso come quello della terza via.
Torniamo alle attuali fortune storiografiche di Giustizia e Libertà, del socialismo liberale di Carlo Rosselli. Convegni nazionali ed internazionali sono stati dedicati negli ultimi anni alla sua figura ed a quella di Nello, i suoi scritti sono stati riproposti con apparati critici di grande rigore filologico, volti ad evidenziare la fase della formazione del pensiero. La sua vita è stata ricostruita non solo sotto il profilo politico, ma a tutto tondo, tenendo conto del complesso e articolato mondo familiare che lo circondava. Purtuttavia, nonostante questa attenzione e le numerose indagini ormai effettuate, su di lui ancora molto può essere detto, soprattutto sul piano di quella ricca rete di rapporti che lo inserisce a pieno titolo, così come il movimento da lui creato, nel più ampio dibattito politico e culturale europeo; un dibattito che non è solo legato alle vicende drammatiche degli anni Trenta e delle dittature dilaganti in Europa, ma pone le sue radici a partire da fine Ottocento, per snodarsi nel corso di tutto il Novecento fino ad oggi.
Data la relativa brevità del tempo a mia disposizione, mi limiterò tuttavia ad esaminare solo alcuni aspetti, a mio avviso particolarmente significativi, relativi alla figura di Carlo Rosselli ed al suo messaggio politico.
Desidero anzitutto tornare a sottolineare, anche se ho già avuto l'opportunità di farlo, la sua appartenenza ad un'area di terza via europea, un'area interna e trasversale alla cultura socialista, ma che interagisce e si incrocia con altre culture politiche; un'area assai complessa, la cui vicenda prende le mosse a fine Ottocento, della quale, se volessimo dare una definizione di estrema sintesi, potremmo dire che ha una visione del socialismo caratterizzata dai valori dell'umanesimo integrale, dove l'aspetto etico cammina di pari passo con l'aspetto economico.
La figura di Carlo Rosselli assume in questo senso carattere emblematico, poiché in essa troviamo un punto di sintesi di alcuni importanti componenti del progetto di Terza via europeo. E' attraverso l'analisi della sua formazione culturale e dei suoi rapporti intellettuali con personalità in vista dell'intellighenzia italiana ed europea, le cui posizioni in campo filosofico, economico, politico e giuridico sono riconducibili all'ambito della Terza via, che si individua quella suggestiva trama di rapporti politico-culturali che hanno contribuito a fare di Rosselli un personaggio di una potenziale nuova classe dirigente europea. E' interessante, infatti, vedere come ai valori della democrazia risorgimentale ed alle istanze etiche di matrice mazziniana mutuate dall'ambiente familiare si mescolino, nella formazione di Carlo, principi etici ed altri elementi caratteristici del filone di terza via, e cito per tutti il tema dell'europeismo.
Vorrei qui adesso ricordare ad esempio il suo incontro con l'ambiente filosofico neo-kantiano, al quale lo introdusse il filosofo del diritto Alessandro Levi, che anche sotto altri aspetti ebbe su di lui grande influenza. Un ambiente che Rosselli ebbe l'occasione di frequentare soprattutto durante il suo soggiorno all'Università di Genova e che ebbe un'importanza rilevante nella sua formazione intellettuale. Penso a Giuseppe Renzi, il filosofo socialista e riformista, collaboratore di "Critica Sociale" e della rivista pacifista "Cenovium"; penso al filosofo Alfredo Poggi, collaboratore della rivista protestante "Conscientia"; penso al filosofo Adelchi Baraton, a cui nel giugno del '32 i "Quaderni di GL" dedicheranno una significativa memoria in mortem.
Tutti questi personaggi erano impegnati in un'opera teorica di revisione del marxismo, attraverso l'avvicinamento del marxismo al kantismo ed il contestuale superamento del positivismo e dell'idealismo. Questa loro riflessione filosofica, che trovò ampio spazio nella rivista "Quarto Stato" di Rosselli, tendeva infatti, con varie articolazioni, a dare una definizione del socialismo come umanesimo integrale, nel quale l'aspetto etico assumeva un ruolo centrale.
Altrettanta importanza ebbe il suo incontro con Rodolfo Mondolfo, i cui contatti con il filone neo-kantiano mitteleuropeo e con l'austro-marxismo sono testimoniati dai rapporti intrattenuti con Max Adler, con Vorlander e con l'Archiv di Grunvelg. Ricordo a questo proposito come un personaggio di spicco dell'austro-marxismo quale Otto Bauer avesse avuto legami con i neo-kantiani durante la prima decade del Novecento: è del 1905 lo scritto di Bauer su Marxismus und Etik, pubblicato sulla "Die neue Zeit".
In questo senso mi sembra utile aprire una parentesi e sottolineare come il filone filosofico neo-kantiano corrisponda, sotto il profilo filosofico, alla ricerca di terza via compiuta anche su altri piani, politico-istituzionale, economico e giuridico, e come sia stato anch'esso rimosso, schiacciato, sia dalle posizioni idealiste nella loro doppia articolazione crociana e gentiliana, sia dalla filosofia di ispirazione marxista. Recentemente questo filone ha finalmente ottenuto visibilità, come dimostra la recente pubblicazione, su sollecitazione di Norberto Bobbio, della biografia del filosofo piemontese Piero Martinetti, che ridà luce alla sua metafisica civile e al suo ruolo occulto all'interno della "Rivista di filosofia" diretta ufficialmente da Luigi Fossati, che raccoglieva intorno a sé durante gli anni Trenta l'intellighenzia milanese di ispirazione liberal-socialista. Su Martinetti desidero ricordare l'interesse pionieristico di uno studioso come Guido Bersellini, il cui impegno militante è stato legato durante la guerra alle formazioni di Giustizia e Libertà.
Sempre sul piano della formazione culturale di Rosselli, il filo rosso dell'etica contribuisce a far capire l'attenzione di Rosselli stesso verso l'esperienza del guildismo inglese, con cui entrò in contatto durante i suoi soggiorni a Londra nell'estate del 1923-'24. Occorre ricordare in questa prospettiva la pubblicazione del testo teorico fondamentale del guildismo; alle teorie e all'attuazione del guildismo inglese, una delle grandi passioni intellettuali di Carlo Rosselli, erano del resto sensibili molti degli esponenti della terza via europea, impegnati nella revisione della dottrina marxista; basti pensare a Rudolph Hilferding, agli indipendenti tedeschi, ad André Philippe, socialista francese di ispirazione cristiano-umanitaria, che dedicò al guildismo e al trade-unionismo britannico la sua tesi di dottorato nel 1923, negli stessi anni in cui anche Carlo si occupava di questi argomenti.
Vi sono anche altre ragioni che spiegano la sensibilità di Rosselli verso il guildismo, in primo luogo la concezione funzionale della democrazia, elaborata in particolare da Cole, intesa come somma delle associazioni che la costituivano, in cui veniva assegnato un ruolo privilegiato ai sindacati. Veniva così a profilarsi una società decentrata, che richiamava alla mente il federalismo infra-nazionale di ispirazione proudhoniana, e che a sua volta introduce al tema dell'europeismo rosselliano sul quale tornerò più avanti. Un'altra ragione è individuabile nell'insegnamento pluralista e democratico, nella contestazione al determinismo economico e nella correlativa rivendicazione di un nuovo metodo di produzione, nel quale sia i sindacati che i produttori avrebbero dovuto avere un ruolo centrale.
Del resto, che il socialismo dovesse rivolgersi non soltanto al proletariato ma anche ai ceti medi, era un'esigenza avvertita da molti intellettuali dell'area di terza via; penso a Rodolfo Mondolfo, al già citato André Philippe, al socialista belga Henri De Man, che con il suo Au délà du marxisme, stampato nel 1926, aveva introdotto anche l'argomento.
Rosselli aveva letto a Lipari il libro di De Man, da cui, come ricorda anche Aldo Garosci nella sua biografia di Rosselli, trarrà varie suggestioni, in particolare l'idea dei due settori in economia: uno socializzato e statizzato, l'altro libero, che gli era sempre più apparso non come un espediente riformistico, ma come condizione del funzionamento di una società socialista.
L'interesse di Rosselli nei confronti di De Man, tuttavia, va inquadrato nell'attenzione da lui dimostrata verso due grandi socialdemocrazie europee, collocabili a pieno titolo nell'alveo della terza via, sia sotto il profilo teorico sia sotto quello del modello organizzativo di partito, e cioè le socialdemocrazie austriaca e belga. La visione articolata della società e delle sue esigenze, che non circoscriveva al solo proletariato il problema della rappresentanza, si rifletteva infatti nell'organizzazione interna di questi due grandi partiti, caratterizzati da una struttura federativa, espressione della pluralità e dell'autonomia del movimento dei lavoratori.
Questa formazione intellettuale cosmopolita ha un chiaro riflesso in quella che sarà poi l'azione politica concreta di Rosselli: "Quarto Stato", i "Quaderni di GL", Giustizia e Libertà rappresentano una palestra del dibattito teorico che si sviluppa a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, collegando personalità che appartengono in vario modo alla sinistra non ortodossa di tutta Europa.
In questa prospettiva, sullo sfondo del vivace mondo culturale parigino così ben descritto da Franco Venturi, si deve ricordare la partecipazione di Rosselli ai seminari estivi presso l'abbazia di Pontigny in cui si mescolava il radicalismo della terza repubblica, il socialismo riformista, l'esperienza del movimento cattolico modernista e i richiami etici di Kant, Pascal e Montaigne. In queste occasioni si incontrava l'intellettualità cosmopolita e anticonformista presente nella capitale francese.
A Parigi Rosselli ebbe costantemente contatti anche con il mondo dei rifugiati politici mitteleuropei, mi limito a citare Kaminsky, un giornalista tedesco esiliato in Francia e appartenente al gruppo della Weltbune, profondo conoscitore dell'Italia e già collaboratore di "Rivoluzione Liberale", e Bela Menzer, ungherese, anch'esso esiliato a Parigi e membro del gruppo socialista fuoriuscito Vila Gossag.
I Quaderni, d'altra parte, per la varietà degli argomenti trattati e l'ottica internazionale costantemente adottata, dimostrano una volta di più l'apertura intellettuale di Rosselli, la sua capacità di coinvolgere uomini portatori di esperienze, sensibilità e culture diverse, perfino talvolta lontane. Tutto ciò è ben visibile anche nella scelta dei suoi collaboratori, basti pensare a un intellettuale cosmopolita come Andrea Caffi, cui Rosselli aveva affidato i commenti degli avvenimenti internazionali; oppure ancora alla collaborazione prestata ai Quaderni da Luis Rosenstock Frank, giovane ingegnere alsaziano, vicino al gruppo cattolico di Esprit, esperto sui temi del corporativismo, a quella del filosofo e giurista George Gurvich sui temi del diritto sociale, al leader austro-marxista Otto Bauer ed anche a personaggi così controversi come Marcel Déat, figura di spicco e di quella componente del socialismo francese definita dei néo che si ispirava alle idee di De Man e che era attenta ai problemi dei ceti medi e della pianificazione, e la cui collaborazione alla rivista GL venne duramente contestata da Lussu.
L'elenco dei collaboratori prestigiosi è, come tutti sanno, nutrita. Se poi passiamo dai collaboratori agli argomenti affrontati, possiamo registrare la stessa ampiezza e varietà, talvolta perfino sorprendente, volta a dare un'informazione non solo politica ma anche economica e giuridica.
Nel 1932 i Quaderni di Giustizia e Libertà pubblicano il testo della costituzione della Repubblica spagnola istaurata l'anno precedente, che Rosselli, insieme ai più illustri nomi dell'emigrazione politica italiana, era subito accorso a festeggiare a Barcellona. La Spagna, del resto, occuperà uno spazio importante nel percorso politico e umano di Carlo con la vicenda della guerra civile.
Oltre a quella spagnola, negli anni '35-'36 Rosselli farà pubblicare da Giustizia e Libertà il testo della Costituzione sovietica ed il progetto di costituzione per la Federazione pan-indiana, discusso in quel momento alla Camera dei Comuni di Londra. Questa scelta ci introduce ad un altro argomento utile alla collocazione di Rosselli nell'ambito della terza via europea: uno dei tratti caratteristici di quest'area politico-intellettuale è infatti l'attenzione nei confronti dell'europeismo, della prospettiva, cioè, degli Stati Uniti d'Europa. L'europeismo di Rosselli trova una forma manifesta, come è a tutti noto, dopo l'ascesa di Hitler al potere nella famosa intuizione della 'guerra che torna', pur avendo tuttavia le proprie radici in una riflessione maturata da parte sua a partire dall'immediato primo dopoguerra.
Particolare influenza su Rosselli avevano avuto infatti le posizioni di Alessandro Levi, socialista riformista vicino a "Critica Sociale", personaggio che abbiamo già citato precedentemente; rivista sulle cui pagine, grazie all'impegno di Claudio Treves, erano stati affrontati, subito dopo la grande guerra, i temi del federalismo e degli Stati Uniti d'Europa. Levi, d'altro canto, studioso di diritto internazionale, era un estimatore di Carlo Cattaneo, di cui aveva trattato a fondo le posizioni ed il pensiero su "Quarto Stato".
Sempre negli anni dell'immediato dopoguerra l'impegno di Rosselli all'interno del circolo di cultura a Firenze, di cui era tra i promotori, lo aveva portato a contatto con un altro personaggio che avrà influenza nella sua maturazione europeista: si tratta di Ernesto Rossi, che più tardi, al confino di Ventotene, insieme ad Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, scrisse quel manifesto che nel secondo dopoguerra avrebbe rappresentato il documento fondante del movimento federalista europeo.
Come è noto i fermenti europeistici dell'immediato dopoguerra si sostanziavano della critica alla Società delle nazioni, la cui sterilità venne a piena luce con la crisi etiopica della metà degli anni Trenta. Sarà in tale occasione che Rosselli proporrà una formidabile idea forza, "fino a quel momento abbandonata ai diplomatici ...", e cioè la convocazione di un'assemblea europea di delegati eletti dai popoli per elaborare la prima Costituzione federale europea, nominare il primo governo europeo, abbattere frontiere e dogane ed organizzare una forza al servizio del nuovo diritto europeo.
In realtà, fin dal 1933, Rosselli aveva prospettato al movimento di GL l'opportunità di far proprio il mito europeista, sollecitandolo a porsi in Italia alla testa di un movimento pan-europeo; beninteso, e sono parole di Rosselli, "non per una Paneuropa qualunque, ma per un'Europa socialista e liberale, unita moralmente e politicamente prima ancora di esserlo economicamente". Una visione, dunque, a tutto tondo, che unisce la consapevolezza della pluralità degli aspetti sostanziali da affrontare, giuridico-istituzionali, politici, economici e sociali.
La storiografia più recente ha dimostrato come la concezione rosselliana degli Stati Uniti d'Europa si collochi lungo una linea di ispirazione prudhoniana; ciò che del resto lo stesso Rosselli rivendica in occasione della sua polemica antistatalista. Una concezione che lo avvicina sotto il profilo teorico al federalismo integrale, unendo specularmente all'aspetto sovranazionale quello infranazionale, cui del resto sia programma che dibattito giellista erano particolarmente attenti, ed intrecciandovi anche la dimensione sociale.
Concludendo, appare chiaro come all'individuazione degli Stati Uniti d'Europa come obiettivo da perseguire Rosselli giunga attraverso un percorso che si va maturando fin dalla prima giovinezza, toccando la piena consapevolezza nel clima carico di aggressività nel quale si fronteggiano gli Stati europei alla metà degli anni Trenta, sotto la minaccia incombente del nazifascismo. E' una posizione a cui è sotteso un ordito intellettuale, dove il tema dell'Europa unita si intreccia al dibattito sullo Stato, sulla sua struttura e sulla sua collocazione internazionale, ma anche al confronto sul piano economico tra liberalismo e planismo, abbattimento di barriere doganali, programmazione sul piano europeo e dimensione sociale.
E' abbastanza chiaro che la complessità di questo disegno non ha trovato una rispondenza e un'attuazione nella realtà dei fatti; lo sviluppo della storia quale ci è dato di conoscere, anche nelle sue proiezioni più recenti e relative al processo di unificazione europea, ha mostrato un'attenzione prevalente verso gli aspetti istituzionali e giuridici. Questa constatazione ci allontana dal problema delle modalità con cui si è costruito il comune edificio europeo e ci riporta al problema di ciò che si è voluto evidenziare nelle posizioni teoriche e nelle vicende di Rosselli e del movimento di Giustizia e Libertà. E cioè, specialmente in tempi recenti, quando le abituali pressioni ed esigenze della politica contingente hanno fatto sentire tutto il loro peso, è stato evidenziato più il contributo che essi potevano dare a un dibattito che spesso sembra confondere il liberismo e il liberalismo con la libertà tout court, e lasciando invece in ombra e irrisolto il problema della giustizia sociale, che Rosselli auspicava allorquando rivendicava un'Europa socialista e liberale. E' forse questo uno dei temi della riflessione rosselliana che dobbiamo prefiggerci di sviluppare nel futuro. Grazie.