Congresso
di Salice Terme - Interventi al Convegno -
Ariane Landuyt - Titolare della Cattedra di Storia Contemporanea
Università di Siena
Prima
di iniziare volevo ringraziare l'on. Aniasi e la F.I.A.P.
per l'onore che mi hanno fatto chiedendomi di partecipare
in questa occasione per aprire la sessione di oggi. Come
studiosa di questi argomenti è per me una platea
nuova, che mi emoziona molto, è qualcosa di più
e di più importante di una platea di accademici.
L'argomento che volevo affrontare in questa mia relazione
è un tema a cui ho già dedicato vari studi,
ed è quello di Rosselli, dell'Europa e della Terza
via. Può sembrare un argomento di attualità,
eppure sono studi che io vado perseguendo da oltre dieci
anni, che trovano in questo momento una realtà anche
politica di grande attualità.
Dopo anni di silenzio e di rimozione la storiografia e la
cultura politica attuale stanno rivolgendo una grande attenzione
al socialismo liberale nelle sue formulazioni teoriche,
così come nelle linee programmatiche e alla vicenda
storica complessiva del movimento di Giustizia e Libertà.
Una nuova stagione dunque sembra essersi dischiusa per un'area
e una cultura politica a lungo confinate ai margini del
dibattito, sia sul piano degli studi che su quello dell'interesse
politico. Un interesse, quest'ultimo, che inevitabilmente
accompagna e spesso, purtroppo, orienta con le sue alterne
vicende, con le sue luci e con le sue ombre, oggetti di
indagine e tagli interpretativi adottati dagli studiosi.
E' a tutti nota la vivace polemica sull'uso politico della
storia che ha animato in tempi abbastanza recenti le riviste
specializzate, ma soprattutto le pagine culturali della
grande stampa di opinione. Un tipo di polemica, questo,
che a mio avviso, pur nella fondatezza delle sue motivazioni,
ha i suoi momenti di massimo splendore nei periodi di transizione,
per scivolare poi rapidamente nell'oblio al momento del
consolidamento di un nuovo assetto sociopolitico che si
basa su nuove inclusioni ed esclusioni anche sotto il profilo
storiografico.
E' indubbio che i profondi sconvolgimenti verificatisi sul
piano interno ed internazionale tra la fine degli anni '80
e l'inizio degli anni '90 hanno comportato mutamenti radicali
anche nel campo della cultura politica e dei suoi referenti
ideologici. La messa in discussione di impianti filosofici
come l'idealismo e il marxismo, che per decenni avevano
dominato la scena politico-culturale italiana (ma ovviamente
per quanto riguarda il marxismo la prospettiva è
anche internazionale) ha dunque aperto spazi di dibattito
nuovi all'interno dei quali ha trovato pieno riconoscimento
una teoria politica come quella del socialismo liberale
e programmi e posizioni come quelle messe a punto da Carlo
Rosselli e dal gruppo politico intellettuale che insieme
a lui aveva dato vita a Giustizia e Libertà.
D'altra parte va anche sottolineato come il dibattito politico
attuale, nel quale largo spazio viene dato alle posizioni
che vengono definite propriamente o impropriamente di terza
via, così come la relativa corsa ad attribuirsene
politicamente l'identità e l'eredità, fanno
di Carlo Rosselli un padre nobile assai appetibile, e di
Giustizia e Libertà un riferimento insostituibile
per varie componenti della sinistra laica e democratica.
Non va tuttavia dimenticato né sottovalutato come
la corsa ad occupare culturalmente e dunque ideologicamente
posizioni di terza via sia presente anche in alcuni settori
della destra, che ne vorrebbero individuare le radici storiche
in alcuni aspetti del corporativismo a tal fine recentemente
rivalutato, che cercano di accreditare pericolose assonanze
con l'interesse rivolto a Rosselli, nel corso della sua
riflessione politica a tale realtà organizzativa.
Ho già avuto occasione di sottolineare, durante un
precedente convegno, i pericolosi equivoci che possono nascere
da questa interpretazione ed a tal fine ritengo opportuno
ribadire l'importanza del rigore metodologico nell'affrontare
un argomento di studio così complesso come quello
della terza via.
Torniamo alle attuali fortune storiografiche di Giustizia
e Libertà, del socialismo liberale di Carlo Rosselli.
Convegni nazionali ed internazionali sono stati dedicati
negli ultimi anni alla sua figura ed a quella di Nello,
i suoi scritti sono stati riproposti con apparati critici
di grande rigore filologico, volti ad evidenziare la fase
della formazione del pensiero. La sua vita è stata
ricostruita non solo sotto il profilo politico, ma a tutto
tondo, tenendo conto del complesso e articolato mondo familiare
che lo circondava. Purtuttavia, nonostante questa attenzione
e le numerose indagini ormai effettuate, su di lui ancora
molto può essere detto, soprattutto sul piano di
quella ricca rete di rapporti che lo inserisce a pieno titolo,
così come il movimento da lui creato, nel più
ampio dibattito politico e culturale europeo; un dibattito
che non è solo legato alle vicende drammatiche degli
anni Trenta e delle dittature dilaganti in Europa, ma pone
le sue radici a partire da fine Ottocento, per snodarsi
nel corso di tutto il Novecento fino ad oggi.
Data la relativa brevità del tempo a mia disposizione,
mi limiterò tuttavia ad esaminare solo alcuni aspetti,
a mio avviso particolarmente significativi, relativi alla
figura di Carlo Rosselli ed al suo messaggio politico.
Desidero anzitutto tornare a sottolineare, anche se ho già
avuto l'opportunità di farlo, la sua appartenenza
ad un'area di terza via europea, un'area interna e trasversale
alla cultura socialista, ma che interagisce e si incrocia
con altre culture politiche; un'area assai complessa, la
cui vicenda prende le mosse a fine Ottocento, della quale,
se volessimo dare una definizione di estrema sintesi, potremmo
dire che ha una visione del socialismo caratterizzata dai
valori dell'umanesimo integrale, dove l'aspetto etico cammina
di pari passo con l'aspetto economico.
La figura di Carlo Rosselli assume in questo senso carattere
emblematico, poiché in essa troviamo un punto di
sintesi di alcuni importanti componenti del progetto di
Terza via europeo. E' attraverso l'analisi della sua formazione
culturale e dei suoi rapporti intellettuali con personalità
in vista dell'intellighenzia italiana ed europea, le cui
posizioni in campo filosofico, economico, politico e giuridico
sono riconducibili all'ambito della Terza via, che si individua
quella suggestiva trama di rapporti politico-culturali che
hanno contribuito a fare di Rosselli un personaggio di una
potenziale nuova classe dirigente europea. E' interessante,
infatti, vedere come ai valori della democrazia risorgimentale
ed alle istanze etiche di matrice mazziniana mutuate dall'ambiente
familiare si mescolino, nella formazione di Carlo, principi
etici ed altri elementi caratteristici del filone di terza
via, e cito per tutti il tema dell'europeismo.
Vorrei qui adesso ricordare ad esempio il suo incontro con
l'ambiente filosofico neo-kantiano, al quale lo introdusse
il filosofo del diritto Alessandro Levi, che anche sotto
altri aspetti ebbe su di lui grande influenza. Un ambiente
che Rosselli ebbe l'occasione di frequentare soprattutto
durante il suo soggiorno all'Università di Genova
e che ebbe un'importanza rilevante nella sua formazione
intellettuale. Penso a Giuseppe Renzi, il filosofo socialista
e riformista, collaboratore di "Critica Sociale"
e della rivista pacifista "Cenovium"; penso al
filosofo Alfredo Poggi, collaboratore della rivista protestante
"Conscientia"; penso al filosofo Adelchi Baraton,
a cui nel giugno del '32 i "Quaderni di GL" dedicheranno
una significativa memoria in mortem.
Tutti questi personaggi erano impegnati in un'opera teorica
di revisione del marxismo, attraverso l'avvicinamento del
marxismo al kantismo ed il contestuale superamento del positivismo
e dell'idealismo. Questa loro riflessione filosofica, che
trovò ampio spazio nella rivista "Quarto Stato"
di Rosselli, tendeva infatti, con varie articolazioni, a
dare una definizione del socialismo come umanesimo integrale,
nel quale l'aspetto etico assumeva un ruolo centrale.
Altrettanta importanza ebbe il suo incontro con Rodolfo
Mondolfo, i cui contatti con il filone neo-kantiano mitteleuropeo
e con l'austro-marxismo sono testimoniati dai rapporti intrattenuti
con Max Adler, con Vorlander e con l'Archiv di Grunvelg.
Ricordo a questo proposito come un personaggio di spicco
dell'austro-marxismo quale Otto Bauer avesse avuto legami
con i neo-kantiani durante la prima decade del Novecento:
è del 1905 lo scritto di Bauer su Marxismus und Etik,
pubblicato sulla "Die neue Zeit".
In questo senso mi sembra utile aprire una parentesi e sottolineare
come il filone filosofico neo-kantiano corrisponda, sotto
il profilo filosofico, alla ricerca di terza via compiuta
anche su altri piani, politico-istituzionale, economico
e giuridico, e come sia stato anch'esso rimosso, schiacciato,
sia dalle posizioni idealiste nella loro doppia articolazione
crociana e gentiliana, sia dalla filosofia di ispirazione
marxista. Recentemente questo filone ha finalmente ottenuto
visibilità, come dimostra la recente pubblicazione,
su sollecitazione di Norberto Bobbio, della biografia del
filosofo piemontese Piero Martinetti, che ridà luce
alla sua metafisica civile e al suo ruolo occulto all'interno
della "Rivista di filosofia" diretta ufficialmente
da Luigi Fossati, che raccoglieva intorno a sé durante
gli anni Trenta l'intellighenzia milanese di ispirazione
liberal-socialista. Su Martinetti desidero ricordare l'interesse
pionieristico di uno studioso come Guido Bersellini, il
cui impegno militante è stato legato durante la guerra
alle formazioni di Giustizia e Libertà.
Sempre sul piano della formazione culturale di Rosselli,
il filo rosso dell'etica contribuisce a far capire l'attenzione
di Rosselli stesso verso l'esperienza del guildismo inglese,
con cui entrò in contatto durante i suoi soggiorni
a Londra nell'estate del 1923-'24. Occorre ricordare in
questa prospettiva la pubblicazione del testo teorico fondamentale
del guildismo; alle teorie e all'attuazione del guildismo
inglese, una delle grandi passioni intellettuali di Carlo
Rosselli, erano del resto sensibili molti degli esponenti
della terza via europea, impegnati nella revisione della
dottrina marxista; basti pensare a Rudolph Hilferding, agli
indipendenti tedeschi, ad André Philippe, socialista
francese di ispirazione cristiano-umanitaria, che dedicò
al guildismo e al trade-unionismo britannico la sua tesi
di dottorato nel 1923, negli stessi anni in cui anche Carlo
si occupava di questi argomenti.
Vi sono anche altre ragioni che spiegano la sensibilità
di Rosselli verso il guildismo, in primo luogo la concezione
funzionale della democrazia, elaborata in particolare da
Cole, intesa come somma delle associazioni che la costituivano,
in cui veniva assegnato un ruolo privilegiato ai sindacati.
Veniva così a profilarsi una società decentrata,
che richiamava alla mente il federalismo infra-nazionale
di ispirazione proudhoniana, e che a sua volta introduce
al tema dell'europeismo rosselliano sul quale tornerò
più avanti. Un'altra ragione è individuabile
nell'insegnamento pluralista e democratico, nella contestazione
al determinismo economico e nella correlativa rivendicazione
di un nuovo metodo di produzione, nel quale sia i sindacati
che i produttori avrebbero dovuto avere un ruolo centrale.
Del resto, che il socialismo dovesse rivolgersi non soltanto
al proletariato ma anche ai ceti medi, era un'esigenza avvertita
da molti intellettuali dell'area di terza via; penso a Rodolfo
Mondolfo, al già citato André Philippe, al
socialista belga Henri De Man, che con il suo Au délà
du marxisme, stampato nel 1926, aveva introdotto anche l'argomento.
Rosselli aveva letto a Lipari il libro di De Man, da cui,
come ricorda anche Aldo Garosci nella sua biografia di Rosselli,
trarrà varie suggestioni, in particolare l'idea dei
due settori in economia: uno socializzato e statizzato,
l'altro libero, che gli era sempre più apparso non
come un espediente riformistico, ma come condizione del
funzionamento di una società socialista.
L'interesse di Rosselli nei confronti di De Man, tuttavia,
va inquadrato nell'attenzione da lui dimostrata verso due
grandi socialdemocrazie europee, collocabili a pieno titolo
nell'alveo della terza via, sia sotto il profilo teorico
sia sotto quello del modello organizzativo di partito, e
cioè le socialdemocrazie austriaca e belga. La visione
articolata della società e delle sue esigenze, che
non circoscriveva al solo proletariato il problema della
rappresentanza, si rifletteva infatti nell'organizzazione
interna di questi due grandi partiti, caratterizzati da
una struttura federativa, espressione della pluralità
e dell'autonomia del movimento dei lavoratori.
Questa formazione intellettuale cosmopolita ha un chiaro
riflesso in quella che sarà poi l'azione politica
concreta di Rosselli: "Quarto Stato", i "Quaderni
di GL", Giustizia e Libertà rappresentano una
palestra del dibattito teorico che si sviluppa a cavallo
tra gli anni Venti e Trenta, collegando personalità
che appartengono in vario modo alla sinistra non ortodossa
di tutta Europa.
In questa prospettiva, sullo sfondo del vivace mondo culturale
parigino così ben descritto da Franco Venturi, si
deve ricordare la partecipazione di Rosselli ai seminari
estivi presso l'abbazia di Pontigny in cui si mescolava
il radicalismo della terza repubblica, il socialismo riformista,
l'esperienza del movimento cattolico modernista e i richiami
etici di Kant, Pascal e Montaigne. In queste occasioni si
incontrava l'intellettualità cosmopolita e anticonformista
presente nella capitale francese.
A Parigi Rosselli ebbe costantemente contatti anche con
il mondo dei rifugiati politici mitteleuropei, mi limito
a citare Kaminsky, un giornalista tedesco esiliato in Francia
e appartenente al gruppo della Weltbune, profondo conoscitore
dell'Italia e già collaboratore di "Rivoluzione
Liberale", e Bela Menzer, ungherese, anch'esso esiliato
a Parigi e membro del gruppo socialista fuoriuscito Vila
Gossag.
I Quaderni, d'altra parte, per la varietà degli argomenti
trattati e l'ottica internazionale costantemente adottata,
dimostrano una volta di più l'apertura intellettuale
di Rosselli, la sua capacità di coinvolgere uomini
portatori di esperienze, sensibilità e culture diverse,
perfino talvolta lontane. Tutto ciò è ben
visibile anche nella scelta dei suoi collaboratori, basti
pensare a un intellettuale cosmopolita come Andrea Caffi,
cui Rosselli aveva affidato i commenti degli avvenimenti
internazionali; oppure ancora alla collaborazione prestata
ai Quaderni da Luis Rosenstock Frank, giovane ingegnere
alsaziano, vicino al gruppo cattolico di Esprit, esperto
sui temi del corporativismo, a quella del filosofo e giurista
George Gurvich sui temi del diritto sociale, al leader austro-marxista
Otto Bauer ed anche a personaggi così controversi
come Marcel Déat, figura di spicco e di quella componente
del socialismo francese definita dei néo che si ispirava
alle idee di De Man e che era attenta ai problemi dei ceti
medi e della pianificazione, e la cui collaborazione alla
rivista GL venne duramente contestata da Lussu.
L'elenco dei collaboratori prestigiosi è, come tutti
sanno, nutrita. Se poi passiamo dai collaboratori agli argomenti
affrontati, possiamo registrare la stessa ampiezza e varietà,
talvolta perfino sorprendente, volta a dare un'informazione
non solo politica ma anche economica e giuridica.
Nel 1932 i Quaderni di Giustizia e Libertà pubblicano
il testo della costituzione della Repubblica spagnola istaurata
l'anno precedente, che Rosselli, insieme ai più illustri
nomi dell'emigrazione politica italiana, era subito accorso
a festeggiare a Barcellona. La Spagna, del resto, occuperà
uno spazio importante nel percorso politico e umano di Carlo
con la vicenda della guerra civile.
Oltre a quella spagnola, negli anni '35-'36 Rosselli farà
pubblicare da Giustizia e Libertà il testo della
Costituzione sovietica ed il progetto di costituzione per
la Federazione pan-indiana, discusso in quel momento alla
Camera dei Comuni di Londra. Questa scelta ci introduce
ad un altro argomento utile alla collocazione di Rosselli
nell'ambito della terza via europea: uno dei tratti caratteristici
di quest'area politico-intellettuale è infatti l'attenzione
nei confronti dell'europeismo, della prospettiva, cioè,
degli Stati Uniti d'Europa. L'europeismo di Rosselli trova
una forma manifesta, come è a tutti noto, dopo l'ascesa
di Hitler al potere nella famosa intuizione della 'guerra
che torna', pur avendo tuttavia le proprie radici in una
riflessione maturata da parte sua a partire dall'immediato
primo dopoguerra.
Particolare influenza su Rosselli avevano avuto infatti
le posizioni di Alessandro Levi, socialista riformista vicino
a "Critica Sociale", personaggio che abbiamo già
citato precedentemente; rivista sulle cui pagine, grazie
all'impegno di Claudio Treves, erano stati affrontati, subito
dopo la grande guerra, i temi del federalismo e degli Stati
Uniti d'Europa. Levi, d'altro canto, studioso di diritto
internazionale, era un estimatore di Carlo Cattaneo, di
cui aveva trattato a fondo le posizioni ed il pensiero su
"Quarto Stato".
Sempre negli anni dell'immediato dopoguerra l'impegno di
Rosselli all'interno del circolo di cultura a Firenze, di
cui era tra i promotori, lo aveva portato a contatto con
un altro personaggio che avrà influenza nella sua
maturazione europeista: si tratta di Ernesto Rossi, che
più tardi, al confino di Ventotene, insieme ad Altiero
Spinelli ed Eugenio Colorni, scrisse quel manifesto che
nel secondo dopoguerra avrebbe rappresentato il documento
fondante del movimento federalista europeo.
Come è noto i fermenti europeistici dell'immediato
dopoguerra si sostanziavano della critica alla Società
delle nazioni, la cui sterilità venne a piena luce
con la crisi etiopica della metà degli anni Trenta.
Sarà in tale occasione che Rosselli proporrà
una formidabile idea forza, "fino a quel momento abbandonata
ai diplomatici ...", e cioè la convocazione
di un'assemblea europea di delegati eletti dai popoli per
elaborare la prima Costituzione federale europea, nominare
il primo governo europeo, abbattere frontiere e dogane ed
organizzare una forza al servizio del nuovo diritto europeo.
In realtà, fin dal 1933, Rosselli aveva prospettato
al movimento di GL l'opportunità di far proprio il
mito europeista, sollecitandolo a porsi in Italia alla testa
di un movimento pan-europeo; beninteso, e sono parole di
Rosselli, "non per una Paneuropa qualunque, ma per
un'Europa socialista e liberale, unita moralmente e politicamente
prima ancora di esserlo economicamente". Una visione,
dunque, a tutto tondo, che unisce la consapevolezza della
pluralità degli aspetti sostanziali da affrontare,
giuridico-istituzionali, politici, economici e sociali.
La storiografia più recente ha dimostrato come la
concezione rosselliana degli Stati Uniti d'Europa si collochi
lungo una linea di ispirazione prudhoniana; ciò che
del resto lo stesso Rosselli rivendica in occasione della
sua polemica antistatalista. Una concezione che lo avvicina
sotto il profilo teorico al federalismo integrale, unendo
specularmente all'aspetto sovranazionale quello infranazionale,
cui del resto sia programma che dibattito giellista erano
particolarmente attenti, ed intrecciandovi anche la dimensione
sociale.
Concludendo, appare chiaro come all'individuazione degli
Stati Uniti d'Europa come obiettivo da perseguire Rosselli
giunga attraverso un percorso che si va maturando fin dalla
prima giovinezza, toccando la piena consapevolezza nel clima
carico di aggressività nel quale si fronteggiano
gli Stati europei alla metà degli anni Trenta, sotto
la minaccia incombente del nazifascismo. E' una posizione
a cui è sotteso un ordito intellettuale, dove il
tema dell'Europa unita si intreccia al dibattito sullo Stato,
sulla sua struttura e sulla sua collocazione internazionale,
ma anche al confronto sul piano economico tra liberalismo
e planismo, abbattimento di barriere doganali, programmazione
sul piano europeo e dimensione sociale.
E' abbastanza chiaro che la complessità di questo
disegno non ha trovato una rispondenza e un'attuazione nella
realtà dei fatti; lo sviluppo della storia quale
ci è dato di conoscere, anche nelle sue proiezioni
più recenti e relative al processo di unificazione
europea, ha mostrato un'attenzione prevalente verso gli
aspetti istituzionali e giuridici. Questa constatazione
ci allontana dal problema delle modalità con cui
si è costruito il comune edificio europeo e ci riporta
al problema di ciò che si è voluto evidenziare
nelle posizioni teoriche e nelle vicende di Rosselli e del
movimento di Giustizia e Libertà. E cioè,
specialmente in tempi recenti, quando le abituali pressioni
ed esigenze della politica contingente hanno fatto sentire
tutto il loro peso, è stato evidenziato più
il contributo che essi potevano dare a un dibattito che
spesso sembra confondere il liberismo e il liberalismo con
la libertà tout court, e lasciando invece in ombra
e irrisolto il problema della giustizia sociale, che Rosselli
auspicava allorquando rivendicava un'Europa socialista e
liberale. E' forse questo uno dei temi della riflessione
rosselliana che dobbiamo prefiggerci di sviluppare nel futuro.
Grazie.