Congresso 50° FIAP a Salice Terme

Pietro Amendola

Vincenzo Visco
Gaetano Arfè
Pietro Graglia
Ariane Landuyt
Mario Giovana
Valdo Spini

Cinzia Rognoni
Fotografie





 
Congresso di Salice Terme - Interventi al Convegno
Mario Giovana - Omaggio a Leo Valiani

(...) tenace e ferrea, addirittura morale e ideale. Valiani aveva una sorta di temperamento a lama di spada, c’era una dolcezza nascosta che era però fortemente caratterizzata da una grande intransigenza sulle cose di fondo della morale, della vita e delle scelte ideali. Valiani aveva una capacità di storico che teneva spesso celata dietro questo aspetto di tormentata problematicità del suo pensiero e del suo modo di essere rispetto alla politica; questo spiega anche perché a un certo punto non è più stato uomo politico ma è ridiventato uomo della pubblicistica, degli studi, ecc.. Io ricorderò soltanto tre libri, che a mio avviso costituiscono la parte centrale dell’opera di Valiani, uno in particolare, che credo sia un contributo di eccezionale importanza alla storiografia contemporanea, è “Il tramonto dell’Impero Austroungarico”. Tutti gli storici che hanno letto quel libro sanno che genere di contributo alla storiografia contemporanea c’è in quel volume. L’altro è “La storia del socialismo europeo”, il terzo, esemplare per chiarezza e abilità narrativa, è “Tutte le strade conducono a Roma”, che è la storia della sua esperienza nella vicenda resistenziale.

Io credo che questo spessore di vita di Leo richieda una riflessione molto attenta. Era uomo di una grande linearità morale, di una scabra tenacia che spesso aveva degli aspetti di angolosità, di asprezza. Erano il prodotto di questa sua esigenza di essere sempre fermamente presente ai doveri della sua coscienza morale che si era imposta.

Dentro la storia personale di uomini come Leo Valiani - e poi troviamo le similarità come Parri, Ginzburg, Foe e tutta la storia dei padri fondatori di giustizia e libertà - c’è questa preminenza della lotta politica, della militanza come dovere morale. Questo è l’aspetto centrale della devozione che Valiani portò al suo compito di militante. Su questo aspetto credo ci siano ancora molte cose da dare e che questo sia stato un contributo fondamentale di quella singolare ... intellettuale e cospirativa che sono stati gli uomini di GL, soprattutto nella parte centrale dell’esperienza giellista in Italia tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta.

Se dobbiamo illuminare nella nostra memoria la figura di Leo Valiani, io credo che i riflettori debbano essere puntati su questa figura: Valiani era un uomo dai commenti secchi e anche dai pochi abbandoni sentimentali, ma aveva questa enorme capacità di comprensione umana.

Se me lo consentite io vado a un ricordo personale. Nel 1958 Emilio Lussu e Sandro Pertini, che avevano un altissimo quoziente di litigiosità interpersonale, ma che quando c’erano certe scadenze riuscivano a mettersi d’accordo, mi chiesero di andare in Spagna a portar via, perché era già stato in carcere e si prevedeva che lo avrebbero nuovamente imprigionato, l’ex Rettore dell’Università di Salamanca, grande storico del barocco, Enrique Tierno Galvan, che fu poi il primo sindaco socialista di Madrid dopo la caduta del franchismo. Era molto malato, in pessime condizioni fisiche, Lussu e Pertini avevano preparato una trafila che nei suoi aspetti fondamentali ricordava un po’ quella messa in piedi da Parri e dallo stesso Pertini per portare via anni prima Filippo Turati e metterlo in salvo dalle squadracce fasciste in Francia. Io andai a Madrid, Galvan era veramente in condizioni fisiche pessime, cercai insistentemente di convincerlo che lo portavamo in salvo, si rifiutò dicendomi: “Se va via la gente come me, i compagni hanno il diritto di desistere dalla lotta. Noi non possiamo dare questi cattivi esempi”. Quando tornai in Italia mi capitò poco dopo di incontrare Valiani, forse a un convegno storico, e gli raccontai quest’episodio, gli dissi che molto freddamente la mia valutazione era che le ragioni morali che Enrique Galvan erano senz’altro nobili, ma molto freddamente la necessità che venisse via prima di essere nuovamente portato in galera, con la prospettiva di lasciarci la pelle.., e Valiani mi disse una cosa, anche lì quando diventava dura aveva una sorta di pronuncia sibilante, disse: “No, si fa così. Vogliono metterlo dentro perché vogliono esorcizzare le idee”.

Mi è rimasta sempre in mente questa frase, questo commento secco fatto come faceva lui i commenti a queste cose; mi è tornata in mente quando ho appreso dai giornali che di fronte alla sua salma non hanno avuto accesso i compagni partigiani e c’è stato un sbavamento, non so quale mezzobusto di protocollo municipale o d’altro abbia deciso questo, ma in quell’episodio io ho risentito quella volontà di esorcizzare le idee, di esorcizzare la memoria che è tipica dei mezzobusti, delle figure miserabili di una società. Leo Valiani forse si sarà rivoltato nella cassa, ma certamente se avesse potuto fare un commento a quell’episodio sarebbe stato di una durezza estrema.

L’uomo era questo, era intransigente, non era l’uomo della mediazione politica. Io sono sempre stato convinto che Leo Valiani avesse una sorta di inibizione fisiologica a essere il politico corrente, perché gli mancava la virtù della mediazione. Quello che riteneva che fosse da dire e da fare era quello e non si mediava, era un po’ la contrifigura per certi aspetti di Pertini; erano uomini che avevano questa secchezza che era la loro forza, era quello che gli aveva permesso di affrontare la galera, il confino, ecc., in nome di una intransigenza antifascista che niente avrebbe potuto vincere. Penso che il modo migliore di ricordare brevemente la figura del compagno Leo Valiani sia proprio di averlo nella memoria con questo risalto di altezza e di nobiltà morale e di tenacia nel perseguire quell’idea di civiltà. Perché l’antifascismo era ed è un’idea di civiltà, che non si può conciliare neppure coi te deum in chiesa, con il suo contrario. Non esiste un problema storicamente di conciliabilità degli opposti, la storia non è una notte in cui tutti i gatti sono bigi, esiste umanamente il problema di riconoscere la buona fede degli avversari e rispettare i morti del campo avverso, e questo è giusto e doveroso chiederlo. Ma non esiste la conciliabilità tra le cose inconciliabili; la storia è differenza, la storia segna degli spartiacque e noi abbiamo avuto la buona ventura di essere dalla parte di quello spartiacque in cui c’erano le verità di Valiani.

Io credo che sia un grande onore, per la vita di tutti noi, mantenere fede a quel messaggio. Grazie.

Aldo Aniasi

Ieri abbiamo ricevuto come molti sanno numerosissimi messaggi, non tutti abbiamo potuto leggerli, anche di rappresentanti dei combattenti di altri paesi stranieri, di associazioni, di enti, abbiamo ricevuto il messaggio del Presidente della Repubblica, cui abbiamo risposto con un ringraziamento caloroso, anche per il contenuto di quel messaggio che era assai confortante, e abbiamo dato lettura di un messaggio del Presidente del Consiglio, che non era formale ma esprimeva sentimenti che sono i nostri; un messaggio che abbiamo accolto veramente con entusiasmo, io vorrei solo leggervi una frase che dà il senso delle sue, che sono le nostre, preoccupazioni: “So anche che il vostro pensiero e le vostre preoccupazioni sono rivolte alle nuove generazioni”. Più avanti aggiunge: “Io ho fiducia che l’impegno per sconfiggere la cultura dell’oblìo avrà successo e la testimonianza e l’esperienza della vostra generazione finirà per avvicinare e rendere più sensibili a queste idee le nuove generazioni, anche più di quanto sia possibile ora a noi”.

Poi, nella conclusione, dice: “Purtroppo in Italia c’è il rischio che possa avanzare una svalutazione del significato dell’antifascismo, nella ricostituzione di una vita democratica del nostro Paese. Il vostro Congresso è la dimostrazione che si può ostacolare una cultura dell’oblìo, il processo che tende ad archiviare piuttosto che a studiare il nostro passato. Lo sapete, per la mia storia personale e per le mie idee sono con voi”.

Allora noi abbiamo elaborato una risposta, vorrei sottoporla anche alla vostra approvazione, che credo avverrà con acclamazione. “Il Congresso Nazionale della F.I.A.P. e i delegati delle associazioni aderenti, riuniti per celebrare il cinquantesimo della Fondazione all’insegna dell’unità della resistenza, e per ricordare il primo presidente, Ferruccio Parri, e il presidente onorario Leo Valiani, La ringrazia per il messaggio che ci ha inviato che ci conforta nel nostro impegno. L’esigenza di salvaguardare il significato dell’antifascismo e della resistenza, elementi portanti della Repubblica e della sua Costituzione, sono il nostro principale obiettivo, in particolare oggi, quando, come anche Lei sottolinea, vi è il rischio che l’archiviazione storica e malintesi propositi di pacificazione tendano a cancellare le differenze tra chi ha combattuto per la libertà e per la giustizia e chi per le barbarie. La difesa degli ideali della resistenza non è una orgogliosa rivendicazione del nostro passato di combattenti, ma è la difesa del nostro Stato repubblicano. La F.I.A.P., che si rifà agli ideali del Movimento di Giustizia e Libertà, oggi patrimonio comune di molta parte del Paese, ma per molti anni forse minoritari, guarda con preoccupazione all’emergere in molte parti d’Europa e anche in Italia di forze politiche e culturali che si ispirano a modelli reazionari quando non dichiaratamente antisemiti, razzisti e neofascisti. In questo senso la nostra vigilanza e il nostro impegno saranno costanti, nel ricordo di tutti coloro, a cominciare dai fratelli Rosselli, di cui oggi discutiamo in Convegno, che per primi seppero coniugare antifascismo e costruzione dell’Europa unita. Tuttavia, forse ancora più pericoloso è il lento ma costante procedere di una svalutazione del significato dell’antifascismo, lo strisciante procedere dell’oblìo, il subdolo progredire di un revisionismo storico, culturale che mette in discussione, come egli stesso afferma, le forme della memoria politica fissatesi all’indomani della seconda guerra mondiale.

Il nostro non è un Congresso di testimonianza, non a caso si conclude con una riflessione su Giustizia e Libertà e il socialismo liberale; è un congresso di lotta in difesa degli ideali imperituri della resistenza.

Consapevoli di poterLa annoverare fra i sostenitori delle nostre idee, Le rivolgiamo un appello perché maggiore sia l’impegno della scuola e delle istituzioni nel diffondere nelle nuova generazioni questo patrimonio di idee, perché è proprio tra le nuove generazioni che maggiore è il rischio dell’oblìo, dell’archiviazione e della rimozione. Per questo lavoro Le assicuriamo che potrà sempre contare sulla F.I.A.P. e sulle associazioni ad essa associate”.

Ringraziamo nuovamente il Presidente del Consiglio, siamo confortati ed incoraggiati.

Entriamo nel vivo dei nostri lavori dando la parola alla professoressa Arianne Landuyt, studiosa del socialismo liberale e di Rosselli, nostra carissima amica che interviene sempre nei nostri convegni.