Il
Senatore Luigi Manfredi, Generale di Corpo d'armata, ha
svolto la relazione
su "Il generale Raffaele Cadorna Comandante militare
del CVL"
Il
Generale Raffaele Cadorna Comandante militare del CVL”.
Cadorna – ha sostenuto Manfredi - è una figura
centrale nella guerra di liberazione. Uomo d’arme
e con una solida tradizione militare di famiglia, non ha
mai nascosto la sua avversione al fascismo. A tal proposito
val la pena ricordare che rifiutò di accogliere in
caserma un federale fascista e di mantenere rapporti con
i gerarchi del regime. Soleva dire: in caserma libertà
a tutti. Era tra quelli che si dicevano convinti che soltanto
la Corona potesse salvare il Paese dal regime, ma quando
a un suo messaggio (“siamo pronti a seguirla a un
suo cenno”) la Casa reale rispose che sarebbero intervenuti
al momento opportuno, Cadorna commentò: il re potrà
salvare la monarchia, non il Paese. Cadorna fu sempre coerente
e il 25 luglio lamentò l’ambiguità badogliana
della “guerra continua”. Dopo l’8 settembre
volle continuare la lotta collegandosi con le organizzazioni
antifasciste. Ricercato dalle polizie fascista e nazista,
prese contatto con il Comitato Alta Italia, mettendosi a
disposizione della lotta partigiana. Nel ’46 divenne
il “generale dei partigiani”, ma inizialmente
il suo lavoro non fu facile a causa della diffidenza manifestatasi
tra alcuni gruppi partigiani. A 57 anni si paracadutò
in Valcavalli. Cadorna fu impiegato come consulente militare
prima , ma in seguito prese il comando, con vice Parri e
Longo. Il generale s’impegnò a fondo nella
lotta di liberazione. Combattè contro le forze tedesche
nella difesa di Roma. Fu decorato di medaglia d’oro
al valore militare. Nel ‘48 fu eletto senatore della
Repubblica. Si spense a Pallanza il 20 dicembre 1973. Sulla
bara volle i fazzoletti delle brigate partigiane, la drappella
e la tromba del terzo squadrone Savoia Cavalleria, lo squadrone
che aveva comandato da capitano, e la tromba che aveva suonato
la carica nella campagna di Russia. Erano i simboli di quei
valori di patria e di libertà ai quali Raffaele Cadorna
si era sempre ispirato per servire nobilmente e disinteressatamente
l’Italia.