Convegno CVL a Fondotoce

Introduzione
Aldo Aniasi
Giorgio Rochat
Domenico Contestabile
Arturo Colombo
Raimondo Ricci
Guido Bersellini
Mario Giovana
Luigi Manfredi
Francesco Zorini 
Vittorio Beltrami

 
   
 

Il professor Mario Giovana, infine, ha trattato un tema particolarmente impegnativo: “La percezione dei comandi fra partigiani .

Il professor Rochat, nella sua relazione introduttiva, ha rimarcato che alla base della lotta di resistenza c’era l’autonomia. Chi si era reso conto della disgregazione dei valori, dello sfascio dello Stato e dell’esercito, aveva capito che bisognava muoversi, fare qualcosa per smuovere le acque. Il paesaggio partigiano è molto variegato e, senza autonomia, difficilmente potrebbe conseguire risultati apprezzabili. Il partigiano della montagna costruisce la propria identità nel contesto in cui agisce. I comandi centrali costituiscono un problema di lontananza siderale dalla periferia partigiana. Giovana ricorda un episodio che dimostra l’assunto. Nell’aprile del ’44 in montagna arriva una staffetta da Torino che comunica illustrati i meriti, ma lì, a 1800 metri di altitudine, nessuno dei partigiani di montagna conosceva le vittime e ciò che rappresentavano. A un certo punto qualcuno intona l’inno di Mameli e questo fu l’elemento unificante e ideale tra i partigiani combattenti e i martiri caduti per mano dei nazi-fascisti. L'assenza di un referente del comando che tenesse i collegamenti con la periferia – conclude Giovana – permase quasi fino alla fine della guerra partigiana.