Bersellini,
in apertura, riprende il discorso del senatore Contestabile
nella parte dedicata alla conciliazione auspicabile per
sottolineare: per noi è già fatta. Tutti
coloro che accettano la Costituzione – dice –
sono eguali a noi. Chi dichiara fedeltà alla “Carta”
nata dalla Resistenza, condividendone le ragioni profonde
non può essere considerato un nemico. La resistenza
è un movimento che nasce dalla coscienza, dalla
ragione e dal bisogno di libertà. Chi sceglie la
montagna, ha motivazioni precise, ma lo spontaneismo,
nelle scontri d’arme, può essere un grave
rischio se viene a mancare l’organizzazione. Da
qui la necessità, da parte dei capi partigiani,
di dar luogo a formazioni che, pur premiando l’adesione
spontanea alla lotta di liberazione, devono tener conto
del fatto che 33 di fronte hanno un nemico armato e organizzato
contro il quale non si può combattere senza la
necessaria preparazione militare. A giudicare da come
sono andate le cose, l’operazione di far coesistere
spontaneismo e organizzazione, è pienamente riuscita
e di questo va dato atto a tutti coloro che hanno guidato
la lotta partigiana.