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Intervento del 25 aprile 2020 della FIAP

Giornata della Liberazione

“Povera Italia venduta ed oppressa, il tuo gran nome il fascismo sporcò”, cantavano i partigiani fiorentini nei giorni della Liberazione. Quella “povera Italia”, nel 1946, tentava di rinascere, di rialzarsi, di ripartire.

“Era tornata la libertà, le città erano insorte, i partigiani erano scesi dalle montagne ed erano arrivati gli alleati. Il nazismo fascismo era stato sconfitto e il Giappone si era arreso dopo due bombe atomiche. La lunga lotta antifascista, costellata da tante morti e da secoli di galera, pareva conclusa. L’Europa intera, ora, faceva i conti con il dolore, la tragedia, le distruzioni immani, la fame. Erano stati scoperti i campi di sterminio e, da noi, l’elenco angoscioso delle stragi naziste continuava ad allungarsi: le Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema. Marzabotto, Padule di Fucecchio, Cefalonia, la Risiera di San Sabba. E poi la scoperta dei fucilati, dei massacrati, dei torturati di via Tasso, quelli della pensione Jaccarino a Roma, quelli massacrati dalla banda Koch a Villa Triste a Firenze e a Milano. “

(ho colto parte di questo brano da Wladimiro Settimelli, giornalista, già direttore di Patria Indipendente perché in questa breve sintesi rende l’immagine dei fatti della storia.)

“Così Il 25 aprile del 1945 l’Italia scende in piazza e festeggia … ma la data del 1946, di 74 anni fa, è un salto nel futuro,  è una data fondante per il nostro cuore e per la nostra intelligenza, perché in quell’anno nacque la Repubblica e le donne – che avevano tenuto in piedi il Paese sotto le bombe, in montagna e nei lunghi mesi della tragedia senza avere accanto i loro uomini – votarono per la prima volta: non era mai accaduto prima nell’Italia unita.

Pareva che il mondo, il nostro piccolo mondo di povera gente, stesse davvero cambiando nel profondo, avviandosi verso una nuova rinascita”.

Quanta attinenza, nella dovuta diversità, ci richiama al contesto storico della seconda guerra mondiale all’attuale situazione ed emergenza sanitaria che ci vede oggi prigionieri della nostra libertà e nella, seppur necessaria, sospensione del diritto a manifestare ed a ritrovarci nei luoghi che ci sono cari e sono cari alla memoria democratica del Paese.

Oggi giorno queste parole e queste azioni assumono un nuovo significato e per questo vogliamo ricordare le parole di Daniele Bianchessi:

“Ad uno ad uno, se ne stanno andando i partigiani che 75 anni fa avevano combattuto contro la dittatura fascista e l'occupazione nazista. Muoiono in silenzio, senza funerali pubblici, senza bandiere, come tutti gli altri anziani, nei mesi della più grande emergenza sanitaria dei tempi moderni. Ci lasciano così, senza troppe celebrazioni, come persone normali, umili e semplici, protagonisti della grande stagione delle scelte, e lasciano un vuoto che è impossibile colmare. E con loro svanisce la generazione che ha visto gli orrori della guerra e che ha compiuto il grande miracolo della ricostruzione”.

Oggi è il tempo in cui la collettività si stringe insieme, nel superamento dell’emergenza. E soprattutto è il tempo in cui è indispensabile riprogrammare il futuro, come fu nel 1946, dando a questo futuro un maggior significato e una sana energia per il bene comune, per sconfiggere gli egoismi e il malcontento che spesso hanno oscurato il nostro sentire e le nostre azioni.

Una liberazione come ricordo, come memoria storica, ma anche una liberazione dai vincoli egocentrici che spesso non ci hanno consentito di creare una reale unità per il bene comune.

E una liberazione prossima a venire che non ci faccia dimenticare quello che la storia ha segnato come punti di non ritorno per pensare il presente e il futuro in una nuova chiave di collaborazione e di dedizione a favore di quelli che sono i principi repubblicani e costituzionali.

Per questo riteniamo che esporre il tricolore e cantare le nostre canzoni siano un modo forte e deciso per esprimere l'unità, la speranza e la solidarietà dell'Italia antifascista.

E nel ricordo illuminante di Vittorio Foa, ricordiamo:
“ Invitare la gente a pensare è l’unica cosa che valga la pena di fare“.

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